Attualità
Parco degli iblei, i circoli di Legambiente della provincia di Ragusa a muso duro contro la presidente del Libero consorzio
"Il Tar ha già deciso quello che bisogna fare, ulteriori convocazioni sono solo una perdita di tempo"
Il documento firmato dai circoli ambientalisti degli Iblei arriva come una presa di posizione netta, che non lascia spazio a interpretazioni. Dopo diciotto anni di rinvii, tavoli tecnici, verifiche e consultazioni, la vicenda del Parco Nazionale degli Iblei – sostengono – non è più materia di confronto politico, ma una questione già definita nelle sedi giudiziarie. La convocazione di un nuovo incontro da parte della presidente del Libero Consorzio, Maria Rita Schembari, viene letta come un passaggio ormai privo di efficacia, perché la decisione finale è stata già scritta dal TAR di Catania, che ha imposto la conclusione del procedimento e l’istituzione del Parco.
I circoli ricordano che la legge istitutiva risale al 2007 e che, nel frattempo, il percorso amministrativo è stato completato: esiste un’intesa tra Stato e Regione, uno schema di decreto già predisposto e trasmesso, e ora una sentenza che obbliga a procedere. Per questo, ogni ulteriore tavolo di confronto viene considerato superato dagli eventi. Non si tratta più di scegliere se istituire o meno il Parco, ma di dare esecuzione a un obbligo giuridico che nessuna riunione può rimettere in discussione.
Nel documento si sottolinea come il Parco degli Iblei sia nato dal territorio, con l’obiettivo di tutelare un’area di straordinario valore naturalistico e paesaggistico, ricca di biodiversità e comprendente sedici siti SIC e ZSC. Non introduce nuovi vincoli oltre quelli già previsti dal piano paesaggistico, salvo il divieto di fitofarmaci con le deroghe previste dal PAN, e preclude solo le attività più impattanti come escavazioni, ricerche petrolifere e caccia. Per gli ambientalisti, si tratta di uno strumento di sviluppo e di contrasto all’abbandono delle aree interne, non di un ostacolo alle attività economiche.
Il giudizio sulla politica regionale è severo: in diciotto anni si sono succeduti governi, assessorati e dipartimenti, ma nessuno è riuscito a portare a termine il percorso. Una lunga stagione di non-decisione che ha lasciato il territorio privo di una tutela codificata e esposto a pressioni speculative, dai permessi di ricerca di idrocarburi alle attività estrattive. Per questo, l’ipotesi – emersa durante l’ultimo confronto – di chiedere al Parlamento l’abolizione della legge istitutiva viene definita “gravissima”, un salto indietro di vent’anni che cancellerebbe un’occasione irripetibile di tutela e sviluppo, oltre a dare un’immagine devastante della Sicilia come terra incapace di proteggere i propri beni naturali.
La sentenza del TAR, sostengono i circoli, ha chiuso definitivamente questa fase. Da qui in avanti, non è più possibile tornare indietro. Il Parco si farà, e i benefici ricadranno su tutto il territorio, anche su chi oggi si oppone alla sua istituzione. La legalità – scrivono – è la bussola che guiderà il percorso, e nessuna sede politica o consultiva potrà contraddirla.
Il documento è firmato da Angelo Rinollo (Il Carrubo – Ragusa), Alessia Gambuzza (Kiafura – Scicli), Anna Alì (Sikelion – Ispica) e Giorgio Cavallo (Melograno – Modica), che ribadiscono la loro volontà di continuare a vigilare affinché il Parco degli Iblei diventi finalmente realtà.