Attualità
"Ero parà nella Folgore, oggi sono un sacerdote"
Il cammino di vita del nuovo amministratore parrocchiale della chiesa di San Francesco di Paola a Vittoria
Dalla Brigata paracadutisti “Folgore” all’abito talare: è il cammino di don Vincenzo Guastella, nominato nuovo amministratore parrocchiale delle comunità di San Francesco di Paola e Santa Maria Maddalena, a Vittoria.
Prima della chiamata al sacerdozio, Guastella ha indossato il basco amaranto come militare volontario nella “Folgore”, in forza all'8° guastatori paracadutisti a Legnago.
La morte di alcuni commilitoni in Afghanistan, uccisi dall’esplosione di una bomba nelle vicinanze di un mezzo operativo, ha segnato in profondità la sua vita spirituale e personale.
«I sentimenti – racconta don Vincenzo in una intervista di qualche anno fa – che hanno pervaso il mio cuore sono stato svariati: sapere che alcuni miei fratelli erano morti lì ed io comodamente stirato in un letto era inaccettabile per me. Così la mia ribellione verso Dio era cresciuta ancora di più, ma più cresceva questa ribellione, più sentivo dentro di me un qualcosa che mi attirava verso Dio; io capivo cos’era ma in tutti i modi cercavo di allontanarla, dicevo fermamente: “nella vita posso fare tutto… ma il prete mai!”. Fu così che continuai la mia vita, nonostante dentro portavo tutto questo mix di sensazioni e sentimenti, fino al giorno in cui non riuscii più a trattenermi e sentii la necessità di parlare del mio stato d’animo con qualcuno».
Ordinato presbitero l’8 settembre 2020, il sacerdote ha poi svolto il ministero come vicario parrocchiale a San Nicolò di Bari, ad Acate, e ha conseguito la licenza in teologia morale presso lo Studio “San Paolo” di Catania. Attualmente è anche responsabile del Servizio diocesano per la pastorale giovanile. Inoltre, può contare anche su un master in bioetica e sessuologia presso l'istituto San Tommaso di Messina.
Il presbitero ha condiviso una riflessione intensa che accosta l’adrenalina del lancio con il paracadute alla maturazione della vocazione: «Spiegare a parole cosa si prova quando ci si lancia è difficile come descrivere il primo innamoramento. In quei pochi istanti si sperimenta una miriade di emozioni, le stesse della vita quotidiana, ma vissute a una potenza superiore. Quando ti lanci, superi la paura di affidarti all’Infinito. Cambi prospettiva, impari a guardare le cose dall’alto e trovi una pace e un silenzio introvabili sulla terra. In quel momento tutte le false sicurezze e le impalcature della personalità crollano: resti solo tu, nella tua bellissima pochezza e verità, ad assaporare la libertà e la bellezza del creato. Credo che Dio non ci abbia dato le ali per evitare che passassimo la vita a fluttuare nell’aria, dimenticandoci del valore della terra; ci ha concesso però questi brevi istanti per farci assaporare un pezzetto di paradiso. Chi fa esperienza del volo, non guarderà mai più il cielo con gli stessi occhi».