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Rifiuti

La discarica gelese di Timpazzo bomba atomica dell'emergenza siciliana in piena estate

Guerra più aspra tra Comuni per l'accesso alla piattaforma : la posizione dei proprietari, e quella dei vicini di casa

16 Luglio 2026, 11:50

12:19

La discarica  gelese di Timpazzo bomba atomica dell'emergenza siciliana  in piena estate

L'interno della discarica di Timpazzo

In Sicilia la gestione dei rifiuti si complica giorno dopo giorno e il quadro che emerge attorno alla discarica di Timpazzo, nel territorio gelese, è ormai quello di una corsa contro il tempo. L’impianto, che ricade nella Srr4, rischia di esaurirsi già a ottobre, forse anche prima, perché da anni accoglie i rifiuti di altri quaranta Comuni provenienti da tutta la regione. Una pressione fuori scala che ha trasformato Timpazzo in un imbuto, mentre la Regione scarica la responsabilità sulla Srr4, accusata di avere aperto i cancelli a conferimenti fuori ambito.

Il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, da appena un mese nel cda della Srr, non sembra intenzionato a restare a guardare. Sta valutando di fermare i conferimenti dei Comuni esterni anche con una propria ordinanza, una scelta drastica che rivendica come tutela del territorio: "la città che ospita la discarica non può ritrovarsi nella paradossale condizione di dover spedire i propri rifiuti all’estero con costi triplicati" - dice senza mezzi termini. Da Palermo, però, si tenta di frenare per evitare l’ennesima emergenza regionale, mentre la tensione cresce attorno a una patata bollente che nessuno, al momento, riesce a raffreddare. Di Stefano conferma che la Regione ha dato disponibilità a dirottare parte dei rifiuti verso altre piattaforme, ma la situazione resta in bilico. Anzi scoppia un caso provinciale, tutto nisseno, con le rivendicazioni dei Comuni del Nord della provincia che fanno parte di un'altra Srr e reclamano priorità su Timpazzo rispetto a chi è fuori provincia.

I quindici sindaci della Srr3 Caltanissetta Provincia Nord sono tornati sul piede di guerra. Hanno inviato al Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti una nota formale per denunciare le conseguenze della continua rimodulazione delle quantità di indifferenziato autorizzate al conferimento nel Tmb di Timpazzo. Una gestione a singhiozzo che sta producendo effetti immediati: mezzi in fila per ore, respingimenti delle quantità eccedenti, accumuli difficili da smaltire e costi in crescita per trasporti, conferimenti in impianti alternativi e lavoro straordinario del personale. Con l’estate alle porte, il quadro rischia di peggiorare ulteriormente: temperature elevate, rischio di incendi e aumento della popolazione rendono più complessa la gestione dei rifiuti che restano sui mezzi anche per giorni.

Il presidente della Srr3, Renzo Bufalino, parla di un paradosso evidente. "L’ambito viaggia da anni con percentuali di raccolta differenziata superiori al 65 per cento previsto dalla legge, con Comuni stabilmente oltre il 75 per cento e punte del 90. Risultati che rischiano di essere vanificati da una carenza impiantistica che non dipende dai territori virtuosi. Il timore, concreto, è quello di vedere i centri del Nisseno invasi dai rifiuti proprio nelle settimane delle festività estive" - sottolinea.

Nella nota alla Regione, i sindaci chiedono tre interventi immediati: garantire ai Comuni del Libero Consorzio di Caltanissetta la priorità nel conferimento dell’indifferenziato al Tmb di Gela nel rispetto del principio di prossimità; riconoscere e valorizzare i risultati raggiunti nella differenziata assicurando continuità nei conferimenti; riconoscere gli extra costi già sostenuti e quelli che si prospettano nelle prossime settimane. "Una richiesta di buon senso che - sottolinea Bufalino - arriva da un territorio che ha fatto fino in fondo la propria parte e che oggi chiede soltanto di poter continuare a lavorare con efficacia". Ma il sindaco di Gela dal canto suo chiede il rispetto di un territorio che ha gli impianti e non può pagare costi salati per la mancata programmazione di impiantistica in altri territori. "In questa guerra assurda - conclude Di Stefano - chi pagherà per un verso o per un altro sono i Comuni."