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Attualità

Boom di part-time e lavoro precario in provincia di Ragusa

Roccuzzo (Cgil): "Quasi 4 assunzioni su 10 con orario ridotto"

17 Luglio 2026, 11:52

12:00

Giuseppe Roccuzzo

Il segretario generale Cgil Ragusa Giuseppe Roccuzzo

In provincia di Ragusa il lavoro non manca, ma sempre più spesso non assicura un salario adeguato. È quanto emerge dalla relazione dell’Osservatorio della CGIL Ragusa sul part-time nel 2025, che esamina qualità, distribuzione e caratteristiche delle assunzioni a orario ridotto nei principali comparti produttivi del territorio.

Escludendo l’agricoltura, che da sola assorbe oltre la metà dei nuovi ingressi, nel 2025 si contano 51.203 assunzioni negli altri settori economici. Di queste, 20.135 sono avvenute con contratti part-time, pari al 39,32% del totale: in sostanza, quasi quattro rapporti su dieci prevedono un monte ore inferiore al tempo pieno.

Il ricorso al part-time è particolarmente marcato nei Servizi alle imprese, che da soli concentrano oltre la metà dei contratti a orario ridotto (10.192, pari al 50,62%). Seguono Alberghi e Ristorazione (21,62%), Commercio (14,78%), Industria (9,72%) e Trasporti e Comunicazione (3,3%).

L’analisi segnala inoltre che, nella maggior parte dei comparti, oltre il 60% dei rapporti part-time non supera le 20 ore settimanali. Desta allarme il cosiddetto “part-time ridotto”, tra una e dieci ore a settimana, molto diffuso nei Servizi alle imprese, dove riguarda quasi un’assunzione su quattro.

Ancor più preoccupante è il fenomeno dei mini part-time, pari o inferiori a un’ora al giorno: nel 2025 ne sono stati registrati 1.881, il 9,34% di tutti i contratti part-time provinciali. Secondo lo studio, questa tipologia alimenta precarietà e frammentazione del lavoro, con retribuzioni nette spesso inferiori ai 600 euro mensili, insufficienti persino a coprire i costi della mobilità in un territorio caratterizzato da un’offerta di trasporto pubblico limitata.

Sul versante della qualità contrattuale, sebbene la maggioranza delle assunzioni avvenga con Contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative, resta una quota significativa di intese “pirata”, pari a circa il 7%, cui si aggiunge un ulteriore 5% di rapporti con contratto non specificato. La situazione è particolarmente critica nel commercio, dove oltre un part-time su dieci rientra nella categoria dei contratti pirata.

Secondo la CGIL, a pagare il prezzo più alto sono soprattutto donne e giovani, vittime di una doppia penalizzazione: da un lato l’applicazione di contratti meno tutelanti, dall’altro forme di part-time involontario che comprimono redditi, diritti e prospettive pensionistiche.

Per questo il sindacato propone di introdurre strumenti normativi in grado di garantire una soglia minima di retribuzione e un monte ore settimanale minimo per tutti i lavoratori a tempo parziale, indipendentemente dal settore; oltre a un minimale contributivo che assicuri una pensione dignitosa. Obiettivo: contrastare il lavoro povero e il part-time non scelto.

“I numeri dimostrano che il problema non è soltanto creare occupazione, ma creare occupazione di qualità”, sottolinea il segretario provinciale della Cgil Ragusa, Giuseppe Roccuzzo. “Dietro molti contratti part-time si nasconde un fenomeno di precarizzazione che produce lavoratori poveri, persone che pur avendo un impiego non riescono a raggiungere un reddito sufficiente per vivere dignitosamente. È una questione sociale che richiede risposte legislative e contrattuali efficaci per restituire dignità al lavoro e garantire tutele adeguate a migliaia di lavoratrici e lavoratori del nostro territorio”.