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IL PROVVEDIMENTO

La Regione siciliana vara il decreto sul randagismo: regole chiare per recupero, affido e adozione dei cani

L’obiettivo è quello di garantire a tutti i livelli una gestione efficace del fenomeno, nel pieno rispetto del benessere degli animali

17 Luglio 2026, 14:40

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La Regione siciliana vara il decreto sul randagismo: regole chiare per recupero, affido e adozione dei cani

L’assessorato della Salute ha messo a punto uno schema di decreto che disciplina in modo dettagliato la gestione dei cani randagi in Sicilia in tutte le fasi: dal recupero all’affido, fino all’adozione o, nei casi previsti, alla reimmissione sul territorio. Il provvedimento è stato trasmesso all’Assemblea regionale siciliana per il parere obbligatorio della VI Commissione.

«Con questo provvedimento - dice l’assessore Marcello Caruso - completiamo il quadro attuativo della legge regionale sul randagismo, rafforzando un modello fondato sulla responsabilità condivisa e sulla cura. L’obiettivo è quello di garantire a tutti i livelli una gestione efficace del fenomeno, nel pieno rispetto del benessere degli animali, riconoscendoli come esseri senzienti e assicurando loro adeguate condizioni di tutela e qualità della vita, attraverso procedure chiare e un sistema di controlli puntuale».

Nel testo presentato all’Ars, l’affido viene configurato come misura temporanea, convertibile in adozione dopo novanta giorni. Sono previste la semplificazione delle procedure e l’aggiornamento puntuale della situazione anagrafica nelle banche dati. La reimmissione sul territorio è consentita esclusivamente a seguito di una valutazione sanitaria. Il decreto introduce inoltre un sistema coordinato di competenze tra Comuni, Asp, Città metropolitane, Liberi consorzi comunali, Corpo forestale, Garante dei diritti degli animali e associazioni animaliste, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione istituzionale.

Per assicurare trasparenza ed efficacia amministrativa, viene infine stabilito l’obbligo per i Comuni di trasmettere entro il 31 gennaio di ogni anno all’Asp competente e al Garante regionale una rendicontazione delle attività svolte, così da consentire un monitoraggio costante del fenomeno e l’adozione di eventuali interventi correttivi.