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Appello a Sergio Mattarella: comitato di Trapani denuncia un'emergenza idrica «indegna»

Un'altra estate di turni a intermittenza, infrastrutture colabrodo e perdite del 50%

24 Luglio 2026, 08:02

trapani acqua

«La situazione del servizio idrico nella città di Trapani continua a essere profondamente anomala e indegna di un Paese civile». Questo, in sintesi, il contenuto della nuova lettera aperta che il comitato cittadini spontaneo della città capoluogo ha inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un appello accorato, il secondo nel giro di dodici mesi, con la speranza di potere attirare l'attenzione della massima carica dello Stato.

Il contenuto della lettera contiene tutta una serie di segnalazioni che sono comuni a molte città del versante sud occidentale della Sicilia, dove il degrado delle infrastrutture idriche fa perdere in strada e in mare il 50 per cento dell'acqua erogata, con il risultato che l'approvvigionamento in alcune zone avviene, nella migliore delle ipotesi, a giorni alterni e per poche ore.

Nell’agosto del 2025 alcuni cittadini del centro storico di Trapani scrissero al capo dello Stato per denunciare una gravissima emergenza idrica che, per settimane, aveva lasciato centinaia di famiglie e attività senza acqua. Quella lettera rappresentava il grido di una comunità esasperata, costretta a vivere senza un servizio essenziale. Oggi, a distanza di quasi un anno, sono costretti a constatare che il problema non è stato realmente risolto. «La situazione appare meno drammatica rispetto all’estate scorsa – dicono quelli del comitato - ma continua a essere profondamente precaria. Ogni turno di distribuzione diventa un’incognita: bisogna sperare che l’acqua arrivi davvero, che la pressione sia sufficiente a raggiungere le abitazioni e che non sopraggiungano nuovi guasti o interruzioni».

A Mattarela viene esposto che questo stato di cose costringe le famiglie a organizzare ogni aspetto della propria vita in funzione dell’acqua, a rinunciare alla normalità e a convivere quotidianamente con l’incertezza. «La conseguenza più dolorosa – si legge - è il clima di tensione che si sta diffondendo tra gli stessi cittadini». E poi, le domande che molti siciliani vorrebbero fare al Presidente: «È normale che, nel 2026, dei cittadini italiani debbano ancora lottare ogni giorno per ottenere un bene primario come l’acqua? È normale vivere nell’incertezza di poter fare una doccia, cucinare, lavare i propri indumenti o garantire condizioni igieniche adeguate ai propri figli, ai propri anziani o agli ospiti delle strutture ricettive?». È un appello accorato, perfettamente condivisibile. Non sappiamo se il comitato avrà mai una risposta, ma la richiesta al Presidente della Repubblica è quella di farsi interprete della situazione presso le istituzioni.