Attualità
Quando vedere l'Odissea diventa un'Odissea
La lettera di alcuni spettatori del cinema Italia di Scicli racconta di una esperienza critica mentre i gestori rimandano alle responsabilità del Comune
La serata al Cinema Italia di Scicli, per molti spettatori accorsi ieri sera a vedere L’Odissea, si è trasformata in un’esperienza tutt’altro che piacevole. A raccontarlo è un gruppo di utenti che ha scritto alla redazione denunciando una serie di disservizi che, messi insieme, hanno reso impossibile godersi il film e hanno sollevato dubbi sulla gestione della struttura.
Secondo quanto riferito, già all’ingresso la situazione è apparsa critica. Nonostante l’arrivo alle 19:15 per uno spettacolo programmato alle 19:30, gli spettatori si sono trovati davanti una lunga fila. A gestire biglietteria e punto ristoro c’era un solo giovane dipendente, incaricato contemporaneamente di staccare i biglietti e servire acqua, bevande e snack. Un’organizzazione giudicata insufficiente, che ha rallentato l’afflusso fino a far entrare alcuni utenti con il biglietto in mano alle 19:45, quando la proiezione era già iniziata da un quarto d’ora.
Superato il botteghino, la sorpresa più amara: all’interno della sala, gremita quasi al limite della capienza, l’aria condizionata era completamente spenta. Tre ore di film si sono trasformate in un vero supplizio, tra caldo soffocante e momenti di malessere accusati da diversi presenti. Nessuno, al momento dell’acquisto del biglietto, era stato informato del guasto all’impianto di climatizzazione.
La situazione è degenerata all’uscita, quando alcuni spettatori hanno chiesto spiegazioni. Le risposte ricevute dal personale sono state giudicate “inaccettabili”: secondo la testimonianza, sarebbe stato sostenuto che i clienti avrebbero dovuto “presentarsi due ore prima” per evitare la fila. La direzione avrebbe inoltre dichiarato di aver avvisato il Comune del guasto, ritenendo però “inopportuno” informare gli utenti paganti.
Alle lamentele di chi annunciava recensioni negative, il personale avrebbe reagito alzando la voce e mostrando indifferenza, nonostante l’incasso della serata fosse stato definito “ottimo” dagli stessi operatori.
La lettera si chiude con un richiamo al ruolo dei servizi culturali: un cinema non può ridursi a un esercizio di cassa, scrivono gli spettatori, e la trasparenza verso il pubblico dovrebbe essere la base di qualsiasi offerta culturale. Una serata di svago non dovrebbe trasformarsi in un percorso a ostacoli, soprattutto quando i disservizi sono noti alla gestione e non comunicati agli utenti.