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In Sicilia boom di alunni stranieri: così le "seconde generazioni" riempiono le scuole dell'Isola
I dati del Ministero rivelano un aumento dell'8,1% nell'Isola, un fenomeno strutturale che richiede nuove politiche di inclusione e non più interventi d'emergenza
Tra l'anno scolastico 2020/2021 e il 2022/2023, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole della Sicilia sono passati da 26.593 a 28.738, con una crescita dell'8,1%.
Un andamento in netta controtendenza rispetto al quadro demografico complessivo: mentre la popolazione scolastica italiana complessiva diminuisce (quasi 103 mila iscritti in meno nell'ultima rilevazione), la componente con background migratorio continua ad aumentare.
A livello nazionale, nel 2022/2023, gli studenti senza cittadinanza italiana hanno raggiunto quota 914.860, pari al 11,2% del totale. L'incremento registrato nell'Isola conferma una dinamica che investe l'intero Mezzogiorno. Regioni storicamente meno interessate da flussi migratori stabili fanno segnare oggi le variazioni percentuali più marcate: oltre alla Sicilia, spiccano Campania (+18%), Basilicata (+15,6%) e Calabria (+9,1%). Segnali che attestano come il fenomeno non sia più circoscritto alle aree del Centro-Nord.
Nella maggior parte dei casi non si tratta di nuovi arrivi dall'estero. Secondo le statistiche del Ministero, il 65,4% degli alunni privi di cittadinanza italiana è nato nel nostro Paese: sono seconde generazioni. Un dato che impone alla scuola di passare da una logica di accoglienza emergenziale a un modello di inclusione strutturale.
Resta cruciale, soprattutto al Sud, il tema del rendimento e delle disuguaglianze educative. Su scala nazionale, il 26,4% degli studenti con cittadinanza non italiana risulta in ritardo scolastico, contro il 7,9% dei coetanei italiani. Il divario si amplia nella secondaria di secondo grado, dove il ritardo tocca il 48% tra gli stranieri a fronte del 16% tra gli italiani.
A queste criticità didattiche si intrecciano fattori socio-economici, dal reddito familiare alla qualità dei servizi territoriali. Le esigenze organizzative nel Meridione differiscono dunque da quelle delle aree settentrionali a maggiore concentrazione. Se in regioni come la Lombardia (oltre 231 mila studenti stranieri) la priorità è consolidare servizi già attivi, per i Comuni siciliani e del Sud l'urgenza è intervenire in anticipo, per non farsi sorprendere da un aumento rapido delle presenze.