Attualità
"Ci sono morti che non fanno notizia, fanno solo cattivo odore"
La dura presa di posizione dell'Oipa Ragusa dopo quanto accaduto dinanzi al rifugio sanitario di Vittoria
Davanti al rifugio comunale di Vittoria, da più di cinque giorni, giace il corpo di un cane. Nessuno lo ha rimosso, nessuno gli ha restituito almeno l’ultimo gesto di rispetto. È morto dove qualcuno lo aveva abbandonato, forse quando era ormai vecchio, forse malato, forse semplicemente non più utile. Ha esalato l’ultimo respiro davanti a un luogo che avrebbe dovuto rappresentare la speranza, e quella speranza non è mai arrivata. Il suo corpo si sta decomponendo sotto gli occhi di tutti, mentre il tempo consuma ciò che resta della sua carne e della nostra coscienza. «Ci sono morti che non fanno notizia. Fanno solo cattivo odore», afferma l’Oipa Ragusa, denunciando una situazione che definisce «inaccettabile e indegna di un territorio civile».
Secondo l’associazione, il cane sarebbe rimasto lì per giorni nell’indifferenza dei gestori del rifugio e dell’amministrazione comunale. «È questo il valore che diamo a una vita quando non parla, non vota, non protesta?», si chiedono i volontari, sottolineando come per troppi un randagio sia solo un numero, un fastidio, un oggetto da eliminare quando diventa vecchio, malato o ingombrante. E quando muore, persino il suo corpo può aspettare. «Tanto non reclama giustizia», aggiunge l’Oipa, che parla di una «ferita morale» che riguarda l’intera comunità.
Per l’associazione, quel cane continua ad accusare anche da morto: accusa chi lo ha abbandonato come si abbandona un rifiuto, accusa chi ha voltato lo sguardo, accusa un sistema che troppo spesso si nasconde dietro procedure, competenze e silenzi, dimenticando che il primo dovere di una società civile è il rispetto della vita e della dignità, anche quando quella vita appartiene a chi non ha voce. «La civiltà non si misura da come trattiamo gli ultimi. E gli ultimi, troppo spesso, hanno quattro zampe», afferma l’Oipa Ragusa.
Il corpo che si decompone davanti al rifugio non è soltanto un cane dimenticato: è il ritratto di un’umanità che si sta decomponendo insieme a lui. «Il fetore più insopportabile non è quello della morte, ma quello dell’indifferenza», conclude l’associazione, chiedendo un intervento immediato, l’accertamento delle responsabilità e un cambio di passo nella gestione del randagismo e dei rifugi comunali.