Il caso
L'impianto si guasta e i rifiuti di 7 Comuni viaggiano per le strade della Sicilia
Il decreto regionale sulla discarica di Gela che tocca tre province
Ridotti i conferimenti di rifiuti alla discarica gelese di Timpazzo per sette Comuni di tre province siciliane. La Regione li dirotta su Catania. Da mesi l'impianto di trattamento meccanico-biologico della discarica di Timpazzo procede a ritmo irregolare, segnato da ripetuti interventi tecnici che ne hanno ridotto l'affidabilità. La fase più critica è coincisa con l'inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti, che ha portato alla rimozione dei vertice di Impianti Srr. Da allora le verifiche tecniche non si sono mai interrotte e la società che gestisce il sito ha continuato a segnalare al dipartimento regionale acqua e rifiuti un quadro impiantistico in evidente sofferenza.
Le comunicazioni ufficiali hanno indotto la Regione a rivedere ancora una volta la mappa dei conferimenti. Fino al 15 settembre, una parte dei rifiuti indifferenziati non pericolosi provenienti da tre province sarà dirottata nell'impianto catanese di Sicula Trasporti: Randazzo (2 tonnellate al giorno), Palagonia (4), Scordia (4) e Caltagirone (6,5) per l'area etnea; San Cataldo (6 tonnellate) per il versante nisseno; Licata (15) e Palma di Montechiaro (18) per l'Agrigentino.
In una nota indirizzata agli uffici regionali, Impianti Srr ha descritto un sistema di trattamento che richiede "interventi continui e ripetuti di micro-manutenzione", con fermi parziali frequenti e una disponibilità operativa ridotta. La gestione commissariale affidata a Grazia Cosentino, con la supervisione di Marco Valenza, ha indicato una capacità massima non superiore alle 150 tonnellate giornaliere: un limite che ha convinto il dipartimento a spostare temporaneamente i flussi di sette comuni verso Sicula Trasporti.
La geografia dei conferimenti a Timpazzo, già complessa, continua così a mostrare fragilità strutturali. I comuni dell'ambito territoriale – Gela in testa – hanno più volte chiesto alla Regione di contenere al minimo gli arrivi da aree esterne alla Srr4, rivendicando una priorità per i centri del proprio bacino e denunciando una pressione che, in queste condizioni tecniche, il sito non è più in grado di sostenere.