L'EMERGENZA
Cenere dell’Etna e voli cancellati: cosa succede davvero quando chiude l’aeroporto di Catania
Chi ordina lo stop, quali controlli vengono fatti su pista e spazio aereo e perché la riapertura non coincide mai con la fine dell’eruzione
La pista sporca di cenere conta quanto la nube sopra il vulcano: quando Fontanarossa si ferma, la decisione non nasce da un allarme generico sull’Etna ma da una catena tecnica precisa, fatta di monitoraggi, verifiche a terra e provvedimenti aeronautici che mettono la sicurezza prima di tutto.
A Catania basta spesso uno sguardo verso l’Etna per capire che l’aeroporto può fermarsi in poche ore. Questa volta, però, non è solo una nube in quota a pesare sulle decisioni: secondo SAC, la cenere si è depositata anche sulla pista e su parte della città, trasformando un problema atmosferico in una questione di operatività a terra. È per questo che lo stop totale dei voli, annunciato fino alle ore 6 di domani lunedì 11 agosto, va letto soprattutto come una misura di sicurezza aeroportuale, non come un semplice effetto collaterale dell’eruzione.
Non decide "il vulcano": decide una catena tecnica e istituzionale
La prima cosa da chiarire è questa: non è l’Etna, da solo, a chiudere Fontanarossa. La chiusura arriva al termine di una catena di valutazioni che coinvolge osservazione vulcanologica, controllo del traffico aereo, gestione aeroportuale e autorità aeronautica.
Il punto di partenza è il monitoraggio dell’attività eruttiva. L’INGV – Osservatorio Etneo controlla il vulcano in tempo reale e, quando l’attività può avere un impatto sull’aviazione, emette i messaggi VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation), cioè avvisi sintetici destinati al sistema aeronautico. L’INGV spiega che proprio la sua Sala Operativa ha il compito di emettere la messaggistica VONA per notificare l’attività dell’Etna e il relativo possibile impatto sulla sicurezza aerea dovuto alla presenza di cenere in atmosfera.
Da lì, l’informazione entra nella macchina dell’aviazione civile. Un passaggio importante è verso il VAAC di Tolosa, il centro di competenza per gli avvisi sulla cenere vulcanica nell’area europea e mediterranea, che elabora advisory e scenari di dispersione. In un episodio recente legato all’Etna, il VAAC ha descritto una nube di cenere in movimento verso sud-sud-est, una direzione che coincide con quella indicata oggi da SAC per l’evento che ha bloccato Catania.
Ma la decisione operativa sullo scalo non nasce da un solo bollettino. La normativa ENAC sull’operatività degli aeroporti di Catania Fontanarossa, Comiso e Reggio Calabria in presenza di attività eruttiva dell’Etna prevede che, quando si verifica una significativa emissione di cenere nei settori interessati, la Direzione Aeroportuale di Catania convochi gli organismi tecnici competenti. La stessa circolare stabilisce che la Direzione Aeroportuale può deliberare la chiusura, la sospensione o la limitazione dell’operatività aeroportuale, dopo aver acquisito gli elementi tecnici necessari.
In altre parole: INGV osserva e segnala, ENAV gestisce i profili di traffico aereo e le misure nello spazio aereo, SAC verifica lo stato concreto delle infrastrutture e dell’area di movimento, ma il provvedimento che limita o ferma l’operatività fa capo all’ENAC, attraverso la Direzione Aeroportuale competente, dentro un meccanismo coordinato. È una distinzione fondamentale, perché spiega perché nei comunicati pubblici spesso si legga che “SAC comunica lo stop”, mentre la cornice decisionale è quella prevista dalle procedure ENAC.
Cosa scatta davvero quando arriva la cenere
Quando si parla di cenere vulcanica, il rischio non è solo quello, intuitivo, di "vedere poco". La cenere può danneggiare componenti fondamentali dell’aeromobile e compromettere le operazioni a terra. ENAC ricorda che le particelle di cenere possono superare i sistemi di filtraggio, penetrare negli impianti di condizionamento, nei comparti elettrici ed elettronici, contaminare apparati avionici, sistemi idraulici, sistemi di alimentazione del carburante e rilevatori di fumo di bordo. Tanto che oggi all’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini gli aeromobili in sosta hanno, per precauzione, installato dei rivestimenti che coprono i motori per evitare "contaminazioni".
Sul piano pratico, il primo livello di valutazione riguarda due scenari diversi ma spesso intrecciati: la cenere in aria e la cenere al suolo. Nel primo caso si ragiona sulla contaminazione dei settori di volo, sulla quota della nube e sulla sua traiettoria. Nel secondo si guarda alla condizione reale di pista, taxiway e piazzali. La procedura ENAC insiste proprio su questo secondo aspetto: l’analisi delle condizioni di agibilità e utilizzabilità delle infrastrutture aeroportuali e dell’area di movimento viene effettuata sulla base dei dati forniti dai soggetti responsabili dell’area stessa, con una valutazione che si concentra soprattutto sul grado di contaminazione da cenere vulcanica.
Questo spiega perché, nel caso di oggi, il deposito di cenere sulla pista pesa moltissimo. Se la cenere cade direttamente sulle superfici operative, non basta sapere che il plume in quota si sta spostando altrove: bisogna verificare se la pista è ancora utilizzabile, con quale margine di sicurezza, con quali limiti e dopo quali interventi di pulizia.
Il ruolo dell’Unità di crisi e del Nucleo operativo
Le procedure previste per l’Etna non sono generiche. ENAC ha costruito negli anni una struttura precisa, pensata proprio per il contesto siciliano orientale. Esistono infatti un’Unità di crisi e, per Catania Fontanarossa, un Nucleo di coordinamento operativo (NCO) che ha il compito di analizzare in modo tecnico tutte le informazioni utili allo scenario in atto. È il NCO, secondo la circolare, a svolgere l’analisi tecnico-operativa che serve a supportare l’adozione dei provvedimenti e, quando necessario, l’interdizione delle operazioni di volo nei settori interessati.
L’Unità di crisi, invece, serve a concentrare coordinamento e controllo. Non è un tavolo simbolico: è il luogo in cui confluiscono competenze diverse, dalla vigilanza aeroportuale alla gestione delle infrastrutture, fino alle informazioni meteorologiche e vulcanologiche. Già nel 2003, quando ENAC presentò la procedura operativa per la nube vulcanica, spiegò che lo scopo era definire in modo rigoroso funzioni, responsabilità e compiti di tutti i soggetti coinvolti, affinché agissero in modo coordinato per garantire la sicurezza delle operazioni di volo su Fontanarossa durante le eruzioni dell’Etna.
Dentro questa architettura, il gestore aeroportuale non è solo un megafono. La procedura attribuisce ai gestori aeroportuali la responsabilità dell’agibilità delle strutture aeroportuali. E prevede, tra l’altro, piani specifici per gli interventi di prevenzione e pulizia delle infrastrutture aeroportuali e dei mezzi, oltre a metodi per misurare il coefficiente di attrito della pista contaminata da materiale vulcanico.
Tradotto in termini semplici: SAC deve sapere non solo se c’è cenere, ma quanta, dove, con quali effetti sulle superfici operative, sui mezzi di piazzale e sull’assistenza agli aeromobili. È uno dei motivi per cui la riapertura non coincide mai automaticamente con la fine della fase più intensa dell’eruzione.
Perché non basta che l’eruzione rallenti
Nelle cronache l’attenzione si concentra quasi sempre sul momento in cui il vulcano smette di fare paura visivamente. Ma l’aviazione ragiona in modo diverso: quello che conta è il ritorno a condizioni operative accettabili, in aria e a terra.
Le procedure internazionali dell’ICAO ricordano che, in caso di contaminazione da cenere vulcanica, servono notifiche rapide sullo stato del vulcano, sulla contaminazione dello spazio aereo e anche sulla deposizione di cenere negli aeroporti, proprio per permettere la pianificazione strategica e l’esecuzione dei voli in sicurezza. Lo stesso piano europeo e nordatlantico sulla cenere vulcanica sottolinea che la gestione dell’evento richiede il coordinamento dell’intera comunità ATM, cioè traffico aereo, meteorologia, osservatori vulcanologici, centri NOTAM e autorità competenti.
Perciò, anche se il vulcano rallenta, possono restare tre problemi: la cenere residua in quota, la ricaduta al suolo già avvenuta e la variabilità del vento, che può riportare la nube verso lo scalo o verso specifici settori di volo. Come abbiamo già riportato, il passaggio decisivo non è solo l’attività esplosiva della Voragine, ma il fatto che i venti abbiano trasportato la cenere verso sud-sud-est e che questa si sia poi depositata sulla pista e su parte della città.
È esattamente il tipo di scenario per cui le procedure sono state pensate: non un pericolo teorico, ma un rischio che incrocia spazio aereo, movimento a terra e tempo di ripristino.
La riapertura: non un orario simbolico, ma una verifica continua
Anche l’orario annunciato per la fine dello stop va letto correttamente. Dire che i voli sono sospesi fino alle 6 dell’11 agosto non significa che alle 6:01 tutto riparta automaticamente. Significa, più realisticamente, che fino a quell’ora la sospensione resta il quadro operativo comunicato ai vettori e ai passeggeri; da lì in poi, la riapertura dipenderà dalle verifiche aggiornate.
La storia recente di Fontanarossa lo conferma. Negli aggiornamenti pubblicati da SAC a inizio luglio 2026, la ripresa delle operazioni era stata collegata al declassamento del livello di allerta vulcanica e alla riattivazione dei settori di spazio aereo, ma sempre con l’invito ai passeggeri a controllare il proprio volo con la compagnia prima di andare in aeroporto. È la prova che, anche quando lo scalo riapre, il ritorno alla normalità può essere graduale e non uniforme per tutti i voli.
Nella pratica, la riapertura passa da una sequenza molto concreta: verifica delle condizioni di pista e piazzali, eventuali interventi di pulizia, valutazione dell’attrito e dell’agibilità, controllo dello scenario meteorologico e vulcanologico, emissione o aggiornamento delle informazioni aeronautiche e solo dopo riprogrammazione operativa delle compagnie. È il motivo per cui i tabelloni possono restare pieni di cancellazioni o ritardi anche dopo la fine formale della chiusura.
E per i passeggeri? Cosa fare davvero
In questi casi il consiglio che torna in tutti i comunicati è anche il più utile: non andare in aeroporto senza aver verificato lo stato del volo con la compagnia. È quanto ha raccomandato anche SAC nel caso della sospensione fino all’alba dell’11 agosto.
Sul piano dei diritti, la chiusura per cenere vulcanica rientra normalmente tra le circostanze eccezionali che possono esonerare il vettore dal pagamento della compensazione pecuniaria standard. Ma questo non cancella gli altri diritti essenziali del passeggero: le regole europee continuano a prevedere rimborso o riprotezione, oltre all’assistenza, secondo le condizioni del caso. La Commissione europea e il portale ufficiale Your Europe ricordano infatti che, anche in presenza di circostanze eccezionali, il passeggero conserva il diritto all’informazione e alle tutele di base previste dalla normativa UE.
Per chi oggi è bloccato a Catania il punto, quindi, è distinguere due livelli: la sicurezza operativa, che viene prima di tutto e giustifica lo stop, e la gestione del viaggio, che resta in capo alle compagnie e ai canali ufficiali di assistenza.