Cronaca
Il motoscafo che trasportava 700mila euro e la rete criminale che unisce Santa Croce, Comiso e Vittoria
La nuova puntata dell'inchiesta del giornalista Giuseppe Bascietto mette in evidenza una serie di interrogativi che non possono essere lasciati senza risposta
Le informazioni contenute nella nuova puntata dell’inchiesta di Giuseppe Bascietto, che da mesi sta ricostruendo la geografia criminale della fascia sud della provincia di Ragusa, parlano di una geografia che non è fatta solo di luoghi, ma di movimenti, relazioni, presenze che si ripetono. Una geografia che non è più possibile fingere di non vedere.
Il documento investigativo racconta con precisione chirurgica come Santa Croce Camerina sia diventata il punto in cui il mare incontra le campagne, il luogo dove «un carico arrivato dalla costa può essere sottratto rapidamente alla vista e confuso fra serre, magazzini, furgoni e strade secondarie». È qui che la provincia diventa un filtro, un nascondiglio, un punto di ingresso per ciò che arriva dal mare.
Da Santa Croce, la rotta criminale si sposta verso Comiso, che — come emerge dall’inchiesta — «custodisce, sposta e rimette in circolazione». Non servono depositi, non servono bunker: serve la normalità. Serve un territorio che non guarda, che non domanda, che non vede.
La rete albanese: case, auto, protezione, latitanze
L’inchiesta di Bascietto documenta la presenza di reti albanesi radicate nel territorio, capaci di offrire protezione, alloggi, mezzi e relazioni a uomini legati alla criminalità organizzata. Non è un’ipotesi: è ciò che emerge dalle ricostruzioni della Procura di Ragusa.
Una rete che non si limita a muovere droga o denaro, ma offre logistica, la risorsa più preziosa per chi deve nascondersi o muoversi senza essere visto. È dentro questa rete che si inserisce la latitanza di Gianfranco Stracquadaini, agevolata — secondo gli investigatori — da soggetti riconducibili a questi ambienti.
Questa non è una coincidenza.
È un sistema.
Daiu Lorenc, i Matriali, il Puorcu: nomi che ritornano, territori che si saldano
L’inchiesta mette in fila nomi che compaiono in indagini diverse e territori che sembrano lontani ma che in realtà sono parte dello stesso disegno: Daiu Lorenc a Comiso, i Matriali e il Puorcu verso Vittoria, Luzim Ndreu e Denny Lalollari lungo la stessa direttrice.
Non è una lista casuale.
È una mappa criminale che si ripete, che ritorna, che si conferma.
La Panda bianca: la scena che smaschera la rete
Tre giorni dopo l’avaria del motoscafo a Casuzze, tre giorni dopo i borsoni gettati in mare, tre giorni dopo i 700mila euro restituiti dall’acqua, accade qualcosa che non può essere ignorato.
Una Panda bianca arriva da Santa Croce.
Alla guida, secondo l’inchiesta di Bascietto, c’è Daiu Lorenc.
Ad attenderlo, un componente dei Matriali.
Le auto si avvicinano, Lorenc scende, l’altra auto cambia mano.
Nessun dialogo, nessuna sosta.
Una scena che dura pochi secondi.
Il documento lo dice chiaramente: «un uomo arrivato da Santa Croce, un componente dei Matriali e una Panda bianca che passa da una parte all’altra».
Tre giorni dopo Casuzze.
Tre giorni dopo il denaro.
Tre giorni dopo la rotta del mare.
Non è una prova.
Ma è una coincidenza troppo precisa per essere ignorata.
La frana della riviera Kamarina: quando una strada diventa un punto cieco criminale
Lo scambio avviene in un luogo che non è casuale: la riviera Kamarina, oggi interrotta da una frana che ha trasformato una strada di attraversamento in un punto cieco, buio, isolato. Un luogo perfetto per incontri lontani dagli sguardi.
L’inchiesta di Bascietto è durissima: «Quel tratto è uno degli spazi dello spaccio e della distribuzione degli stupefacenti».
Gruppi albanesi, uomini dei Matriali, uomini del Puorcu.
Una strada che non porta più da nessuna parte, ma che porta esattamente dove serve.
Daiu Lorenc: la villa di campagna, le discoteche, i parcheggi
Lorenc vive — secondo l’inchiesta — in una villa di campagna, «fra capre, galline e altri animali». Una normalità rurale che garantisce isolamento, discrezione, invisibilità.
Ma il suo nome ricompare anche nelle notti della provincia, nei locali, nelle discoteche, nei parcheggi dove si controllano ingressi, movimenti, automobili. È qui che, secondo le fonti, operano uomini già comparsi in indagini sullo spaccio.
La domanda è inevitabile:
chi controlla davvero ciò che accade fuori dalle discoteche?
Una provincia che non può più fingere
Questa nuova puntata dell’inchiesta di Giuseppe Bascietto non racconta solo una storia: denuncia un sistema.
Un sistema che parte dal mare, attraversa Santa Croce, si nasconde a Comiso, si muove nella notte, e arriva sempre allo stesso punto: Vittoria.
Una provincia che non può più fingere di non vedere.
Una provincia che deve decidere se continuare a ignorare o cominciare a guardare.