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Cronaca

Abdel, l'uomo che vede poco. E la città che non vuole vedere

La storia raccontata a Vittoria dall'ambientalista Andrea Di Priolo

11 Agosto 2026, 01:19

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Abdel, l'uomo che vede poco. E la città che non vuole vedere

Piazza Manin intesa piazza Senia a Vittoria

Storia di dignità, invisibilità e contraddizioni nella Vittoria che cammina sul filo
Nelle periferie di Vittoria, dove le serre si alternano ai casolari abbandonati e i rifiuti diventano parte del paesaggio, c’è una realtà che spesso non entra nelle cronache, se non quando esplode in risse, titoli, generalizzazioni. È la realtà che l’ambientalista Andrea Di Priolo, da anni impegnato nella difesa dei diritti umani, conosce bene. È lì che ha incontrato Abdel, nome di fantasia, uomo di origine araba, bracciante quando trova lavoro, sopravvissuto sempre.

Il primo incontro avviene in un vecchio casolare, uno di quelli che Di Priolo e altri volontari monitorano alla ricerca di discariche abusive. Dentro, invece dei soli rifiuti, trovano vite. “Non è possibile che qui ci dorma qualcuno”, aveva detto uno dei volontari. E invece sì: lì dormivano delle persone. Tra loro, Abdel.

Era malato, febbricitante. Gli portarono medicine, cibo, beni di prima necessità. Qualche settimana dopo, a Pasqua, Di Priolo tornò con dei dolci. Un pomeriggio semplice, fatto di auguri e di una normalità che spesso a queste persone non è concessa.

Abdel e la città che non è fatta per chi vede poco
Abdel è robusto, indossa camicie dai colori accesi e occhiali dalle lenti spesse. Vede pochissimo. Così poco che camminare sul marciapiede diventa un rischio: pali, cartelli, gradini, ostacoli, bambini che giocano. Per questo spesso sceglie la carreggiata, dove almeno le automobili — più grandi, più riconoscibili — gli permettono di orientarsi.

E poi c’è quel sacco di stoffa che porta sempre con sé. Dentro ci sono pentole, piatti, le poche cose che gli servono per vivere. Abdel attraversa la città portandosi addosso tutto ciò che possiede. Una scena che sembra uscita da un film, ma è la quotidianità di Vittoria.

Il lavoro nei campi: quando la vista diventa un ostacolo e la dignità una resistenza
Abdel fa il bracciante quando può. Ma la sua vista è un problema anche per chi lo assume: non distingue il verde dal rosso, non può capire se un pomodoro è maturo o se un peperone è pronto per essere raccolto. Quando c’è da pulire le serre, sistemare le piante, fare manutenzione, lavora. Si adatta. Sempre.

“Quanta forza deve avere un uomo per adattarsi a tutto pur di portare il pane a casa?”, si chiede Di Priolo. Una domanda che pesa come un macigno su un territorio dove la manodopera invisibile sostiene una parte della ricchezza agricola, mentre resta ai margini di ogni tutela.

L’episodio in via Cavour: la paura di aver fatto male a un bambino
In queste ore Di Priolo lo ha incontrato in via Cavour. Abdel ha urtato accidentalmente una piccola bicicletta con le rotelle. Era vuota, ma lui non poteva saperlo. Appena ha sentito l’urto, si è fermato e ha cominciato a cercare per terra, convinto che ci fosse un bambino caduto.

“Stai tranquillo, Abdel. Non c’era nessun bambino”, gli ha detto Di Priolo.
Abdel ha sorriso. Forse lo ha riconosciuto dalla voce. Forse no. Gli ha stretto la mano. Poi ha ripreso la carreggiata, in mezzo alle auto. Ancora una volta mettendo la sicurezza degli altri davanti alla propria.

Piazza Senia: il luogo dove la città sceglie di non vedere
Questa è la realtà di Vittoria. Una realtà che conosciamo, che viviamo, che spesso scegliamo di ignorare. Piazza Senia è il simbolo di questa contraddizione: ogni giorno persone senza tutele aspettano qualcuno che offra loro una giornata di lavoro. Una piazza che tutti vedono, ma che nessuno guarda davvero.

Poi arrivano le risse, le cronache, le etichette: “maranza”, “extracomunitari”, “stranieri”.
Ma come ricorda Di Priolo, la nazionalità non è una colpa. Se una persona delinque, si parla di quella persona. Non di un intero popolo.

Abdel vede poco. Ma forse siamo noi a essere più ciechi
Di Priolo racconta Abdel per dargli visibilità. Per ricordare che dietro ogni cassetta di pomodori, dietro ogni prodotto che arriva sulle nostre tavole, ci sono storie come la sua. Storie di fatica, di adattamento, di sopravvivenza.

Abdel vede poco. Molto poco.
Eppure ha visto la paura di aver fatto male a un bambino. Ha visto la necessità di preoccuparsi dell’altro prima ancora che di sé stesso.

La contraddizione più grande è questa: Abdel vede poco, ma noi forse siamo più ciechi di lui.
Ciechi davanti ai casolari, davanti a chi aspetta una giornata di lavoro, davanti al sudore di chi produce ciò che ci nutre.

Forse il problema non è quanto vede Abdel.
Forse è quanto scegliamo di non vedere noi.