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L'intervista

Il tempio della giustizia minorile: al Regina Elena 23 milioni di euro

L’educandato di via Cifali a Catania è stato acquistato dall’Agenzia del Demanio. Il direttore Arcamone: «Rispondere alle esigenze della Pa creando appartenenza con le comunità territoriali»

12 Agosto 2026, 06:23

06:30

Il tempio della giustizia minorile: al Regina Elena 23 milioni di euro

Nella città diventata punto di riferimento per le best practise nel contrasto alle devianze giovanili con il progetto “Liberi di Scegliere”, ormai diventato legge nazionale e regionale, sta per nascere un tempio della giustizia minorile che vuole integrare burocrazia e sociale. Nello splendido palazzo dell’ex Educandato Regina Elena sorgerà il nuovo Tribunale per i Minorenni. Il mese scorso è avvenuta la consegna dell’immobile al Demanio dello Stato: il battesimo di un lungo iter finanziario e progettuale che durerà alcuni anni.

Silvano Arcamone, direttore Regionale dell’Agenzia del Demanio, ci rivela tempi e stanziamenti.

Questa città conquista un importante presidio di legalità. Quali sono stati e quali saranno i prossimi step?

«Si è appena concluso il percorso di acquisto che, apparentemente, può sembrare una cosa semplice, ma considerata la burocrazia prevista in questi casi non lo è affatto. È un percorso che ha visto coinvolti il Comune, la Regione Siciliana, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia e l’Agenzia del Demanio. È un percorso che ha un obiettivo e una visione».

Cosa intende per obiettivo e visione?

«L’obiettivo è quello di dare degli uffici funzionali alla pubblica amministrazione, in questo caso al tribunale e alla procura per i minori. Dall’altro lato facilitare la possibilità di mettere in campo azioni di sostegno ai fruitori di questi uffici, secondo una logica di integrazione e di educazione del minore. Inoltre questo è un immobile che ha particolari pregi storico-architettonici e quindi, in qualche modo, accresce il valore dello Stato all'interno della città di Catania. Anche con la presenza di un parco che viene vissuto in maniera condivisa con la comunità catanese».

Possiamo stilare un cronoprogramma?

«Il cronoprogramma può essere al momento solo teorico, perché sappiamo che possono accadere degli imprevisti. I prossimi passi sono questi: costituzione del tavolo tecnico tra Ministero della Giustizia e Agenzia del Demanio; attivazione del servizio di indagini per la vulnerabilità sismica, rilievo Bim - Building Information Model - e audit energetico. Successivamente attivazione della progettazione e poi inizio dei lavori. Il programma prevede si avviare il cantiere alla fine del 2027».

Alla cerimonia dell’acquisizione dell’immobile sono state annunciate le somme dell’investimento. Sono numeri importanti?

«Abbiamo cercato di dare consequenzialità all’atto di acquisto, che non sempre è seguito da un finanziamento per adeguamenti e rifunzionalizzazione. In questo caso, grazie anche all’interessamento del direttore Alessandra dal Verme, sono stati stanziati 23 milioni e mezzo con il decreto ministeriale del 18 giugno 2026. Quindi abbiamo la provvista idonea per poter affrontare non solo la fase iniziale di progettazione, ma anche la fase di esecuzione dei lavori. In tutto ciò, il Ministero della Giustizia sta facendo una propria verifica per poter dare un contributo in quota parte. Noi però abbiamo la provvista per poter iniziare. Possiamo aumentare, ma sicuramente non scendere sotto questa soglia. La reale esigenza economica comunque ce la dirà il progetto esecutivo. Oggi c’è una stima di massima che ha condotto a questi numeri».

C’è stato uno studio per arrivare a questa stima?

«Sì, uno studio preliminare che abbiamo condotto. L’immobile è tutto da riprendere. La parte impiantistica va rifatta da capo, la parte strutturale, statica e sismica va indagata e rispetto agli esiti faremo i dovuti accorgimenti».

Fra gli obiettivi del progetto, c’è anche quello della salvaguardia del patrimonio storico-artistico?

«È un immobile vincolato, quindi sarà rispettato in tutte le sue peculiarità morfologiche e tipologiche, architettoniche e storiche. Tutto quello che sarà realizzato sarà compatibile con la preesistenza storica dell’edificio. Naturalmente, gli aspetti impiantistici e strutturali vanno integralmente eseguiti. Saranno eseguiti anche degli interventi di consolidamento, ma quali azioni intraprendere ce lo dirà l’indagine sulla vulnerabilità sismica. Ci sono una serie di aspetti e caratteristiche architettoniche che vanno salvaguardate e valorizzate».

Nel corso della presentazione ha detto che questo “è un progetto che rende orgogliosa l’Agenzia del Demanio. Cosa intende?

«Che è un progetto che ci rende orgogliosi perché risponde a quella che oggi è la visione dei nostri interventi sul territorio, cioè interventi non finalizzati esclusivamente a rispondere a delle esigenze funzionali ed economiche che ci sono, ma anche a creare un senso di appartenenza con le comunità. Quindi immobili pubblici che rispondono a funzioni pubbliche ma che si aprono alla città. Questo immobile sarà la sede del tribunale per i minori, ma sarà anche un parco dove il cittadino può andare a prendere del fresco e sappiamo quanto sia importante per il territorio. È fondamentale, soprattutto in una zona come quella del Cibali che, come abbiamo visto, non ha tanta presenza di verde. Lo Stato intende condividere la propria ombra con i cittadini della zona: è un passo simbolico e significativo molto importante».

Come unirete le esigenze di un ufficio pubblico con quelle di un’area di verde pubblico?

«La progettazione terrà conto di tutti quelli che sono i principi di benessere per gli uffici, così come terrà conto dei principi di biofilia e quindi con l’integrazione di verde all’interno e all’esterno degli uffici».

Quando le hanno proposto questo progetto, cosa ha pensato?

«Ho pensato che fosse un’ottima occasione per dotare lo Stato di un ulteriore immobile importante nella città di Catania. Io penso che l’acquisto di un immobile del genere da parte dello Stato in qualsiasi città è un valore aggiunto. Questo diventerà sicuramente uno dei palazzi di giustizia più prestigiosi del nostro Paese».

Unire bellezze architettoniche a funzionalità pubbliche è uno degli obiettivi dell’agenzia?

«Assolutamente uno degli obiettivi dell'agenzia. Il termine giusto è cura del patrimonio. Nel passato, forse, si pensava in qualche modo a creare dei contenitori per allocare degli uffici, quindi rispondere funzionalmente ed economicamente a un obiettivo. Oggi invece la componente architettonica è un elemento assolutamente fondamentale per i nostri progetti».

Un modo anche per non creare altro cemento.

«I nostri progetti mirano a fare azioni di depowering, cioè depavimentare i nostri beni per poter dare più suolo permeabile al nostro Paese. C'è di più: noi abbiamo codificato i nostri principi che sono: ambiente, social e governance. Sono degli indicatori che ci aiutano a governare gli obiettivi di progetto, a prevederli e a misurarli».