il caso
Razionamenti di acqua, posta bloccata e tentativi di suicidio: che sta succedendo a bordo della portaerei Usa Lincoln?
La nave inviata contro l'Iran batte il record pandemico di giorni in mare mentre l'equipaggio crolla
Nel ventre della USS Abraham Lincoln, colosso a propulsione nucleare della classe Nimitz di base a San Diego, la tensione operativa si è trasformata in una silenziosa crisi umana. Quella che era partita come una missione di routine nell’Indo-Pacifico, nel novembre 2025, si è tramutata in un’odissea interminabile nel Mar Arabico, mettendo a dura prova la tenuta psicofisica di oltre 5.000 marinai e marines. Oggi la nave è al centro di un aspro confronto politico che scuote Washington.
Il primato che pesa sull'equipaggio
La USS Abraham Lincoln ha infranto il primato di permanenza continuativa in mare senza scali. Secondo Stars and Stripes, il 9 luglio l’unità aveva superato i 207 giorni consecutivi di navigazione, oltrepassando anche i record fissati durante la pandemia di COVID-19 e avvicinandosi alla soglia dei sette mesi ininterrotti.
In condizioni standard, la Marina statunitense prevede soste in porto ogni 30 o 45 giorni per rifornimenti, manutenzione e, soprattutto, il recupero psicofisico del personale. Ma con l’inasprimento delle tensioni con l'Iran nel gennaio 2026, l’ordine di schieramento è stato modificato in corsa, lasciando l’equipaggio sospeso in una zona d’incertezza tanto strategica quanto personale.
L’allarme è rimbalzato a terra attraverso i messaggi inviati dai militari ai propri cari. "La nostra salute mentale e fisica è in pericolo. Abbiamo bisogno di aiuto", scriveva a luglio un marinaio. Nelle settimane successive, il quadro si è fatto più cupo.
Annabelle Loma ha raccontato al Navy Times che il marito ha tentato di gettarsi in mare, sfinito da turni estenuanti e dallo stress accumulato. Un’altra testimonianza, riferita da Maria Rodriguez, parla dell’intervento del marito per impedire a un commilitone di compiere lo stesso gesto. Alle sofferenze psicologiche e ai tentativi di suicidio si sommano denunce sulle dure condizioni quotidiane a bordo: razionamenti, problemi ricorrenti con la potabilità dell’acqua, aumento degli incidenti non legati al combattimento e pesanti ritardi nella consegna della posta, unico filo affettivo stabile con la terraferma.
Le rivelazioni hanno aperto una profonda crepa politica a Washington. Il senatore democratico Richard Blumenthal, membro della Commissione Forze Armate del Senato, ha inviato una lettera formale al Segretario alla Difesa Pete Hegseth chiedendo risposte immediate e dettagliate sulle condizioni a bordo: come la Marina stia monitorando gli indicatori di salute mentale e quali correttivi siano stati adottati per un equipaggio sottoposto a fatica sistemica. Alla richiesta si sono uniti altri parlamentari. Ruben Gallego ha proposto l’invio di una delegazione bipartisan del Congresso direttamente sulla nave per un’ispezione sul campo. Il senatore Mark Kelly, ex ufficiale della Marina Usa ed ex astronauta, ha definito "preoccupanti" le notizie sui tentativi di suicidio, sottolineando che l’assenza di una data certa per il rientro amplifica il logoramento psicologico dei militari.
Il Dipartimento della Difesa prova a contenere la bufera. Durante una visita a Panama il 13 agosto 2026, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha respinto l’ipotesi di un collasso delle condizioni a bordo, sostenendo che le notizie emerse sono state "completamente travisate". Pur riconoscendo l’eccezionalità di alcuni dispiegamenti prolungati, Hegseth ha assicurato che i comandi forniscono ogni supporto possibile. La Marina, dal canto suo, afferma di effettuare valutazioni continue sulla prontezza e sul benessere mentale del personale imbarcato.
Al di là del caso della Lincoln, la vicenda mette a nudo una fragilità più profonda nella postura globale degli Stati Uniti. Le portaerei restano lo strumento cardine della deterrenza, ma il costo della costante proiezione di forza grava sulle persone. L’inchiesta parlamentare dovrà stabilire se la USS Abraham Lincoln rappresenti una dolorosa eccezione o se la Marina americana stia stressando le proprie risorse umane oltre la soglia minima di sicurezza organizzativa. Nel frattempo, oltre 5.000 americani continuano a solcare il Mar Arabico, sospesi tra le esigenze della geopolitica e il rischio del proprio crollo personale.