La crociata
La Madonna della discordia a Gela tra fede e norme ambientali, ironia a abuso
Italia nostra, a tutela del paesaggio protetto, reclama la rimozione dell'istallazione clandestina
La Madonna dello scoglio che divide. Da mesi quella piccola statua, comparsa all’improvviso sullo sperone di roccia principale di Manfria, è diventata un simbolo ambiguo: per alcuni un gesto di devozione spontanea, per altri un intervento arbitrario in un’area sottoposta a vincoli stringenti. L’immagine della Vergine, fissata alla roccia e accompagnata da un piccolo pannello solare che ne illumina il volto al tramonto, ha attirato curiosi, fedeli, turisti, ma anche polemiche crescenti. La vicenda ha preso una piega ancora più surreale quando qualcuno, nei giorni scorsi, ha pensato di aggiungere una parrucca rosa (subito rimossa), trasformando la statua in un bersaglio di discussioni online e di video virali.
Ora però la questione esce dal folklore e approda nel campo della tutela del paesaggio. Italia Nostra Sicilia interviene con una posizione netta: quella statua va rimossa. A dirlo è il vicepresidente regionale Leandro Janni, che parla di un fatto «alquanto incredibile», ricordando che lo scoglio di Manfria non è un luogo qualsiasi ma un tratto di costa sottoposto a vincoli paesaggistici, ambientali e comunitari. «A quanto pare – spiega – la collocazione della statua sarebbe avvenuta in assenza delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti: il Demanio Marittimo, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali e persino l’Assessorato al Territorio e Ambiente». Un’assenza di permessi che, in un’area riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale, non può essere considerata una leggerezza.
Janni ricorda anche il percorso che nel 2005 portò all’estensione del vincolo paesaggistico tra Falconara e Manfria, una decisione maturata proprio per proteggere un tratto di costa minacciato dalla pressione antropica e ancora caratterizzato da elementi naturali di pregio, come le dune di Desusino e i tre torrenti che attraversano la zona. «È chiaro che in assenza delle necessarie autorizzazioni siamo di fronte a un abuso. Con tutto il rispetto per il valore simbolico della statua e la devozione verso la Madonna», afferma.
Il punto, per Italia Nostra, non è contestare la fede ma difendere un bene collettivo: il paesaggio. La statua, collocata senza alcuna verifica tecnica, altera la naturalità del luogo, introduce un elemento artificiale in un contesto protetto e, secondo Janni, rappresenta persino «un pericolo per l’incolumità pubblica». In attesa che le autorità competenti chiariscano responsabilità e procedure, l’associazione ribadisce la sua posizione: la Madonna dello scoglio deve essere rimossa.

La vicenda, nata come gesto anonimo e forse ingenuo, si è trasformata in un caso emblematico di come la tutela del territorio e la sensibilità religiosa possano entrare in collisione. A Manfria, oggi, quella piccola statua non è più solo un oggetto di devozione: è il punto in cui si incontrano – e si scontrano – identità, regole, simboli e paesaggio