Il racconto
Gela, chemioterapia stretti come sardine e sulle sedie nella città ad alto rischio ambientale
Chiuse dai Nas altre due stanze di degenza nel reparto dell'ospedale Vittorio Emanuele
Era una brutta situazione prima quando i pazienti malati di tumore venivano accolti per la chemioterapia in stanze piene di muffa per le infiltrazioni di acqua dal tetto e lo è anche oggi che due stanze di degenza interessate da carenze igieniche sono state chiuse dai Nas qualche giorno prima di Ferragosto. Mentre sindaco ed alleati protestavano ( e lo fanno ancor oggi) con un gazebo davanti l'ospedale i Nas procedevano a far chiudere quei locali inidonei. Una vicenda che è saltata fuori proprio al gazebo dove da 21 giorni arrivano, dalla voce diretta dei pazienti, tutti i punti deboli del servizio sanitario. Chi entra o esce dal Vittorio Emanuele si ferma a raccontare, a sfogare rabbia e delusione, allungando poi la lista delle firme (già oltre 7000) per una sanità migliore.
Una donna ieri mattina ha testimoniato ciò che avviene da qualche giorno al reparto di Oncologia. Racconta di un familiare che si sottopone a chemioterapia seduto su una sedia e di tanti pazienti come lui, concentrati tutti in tre stanze. Ed è così che è venuto fuori che delle sette stanze assegnate al reparto di Oncologia del Vittorio Emanuele si è arrivati a tre. Due erano state chiuse alcuni anni fa per stacco di calcinacci e da allora non sono mai state riaperte, e altre due sono state chiuse nei giorni scorsi, nel cuore delle ferie ferragostane, dopo l' intervento dei Nas. Motivazione identica alle precedenti: condizioni igienico sanitarie e di sicurezza non idonee.
Il reparto, come è noto, è sito al quarto ed ultimo piano dell’ospedale ed è facile che ci siano infiltrazioni dal tetto e situazioni che diventano più critiche se non si fanno le dovute manutenzioni alla copertura. E non si sono fatte se è stato necessario chiudere altre due stanze. Fatto sta che il disagio ora si ripercuote su soggetti fragili sotto il profilo fisico ed emotivo, che lottano per la vita e si sottopongono a sedute delicate.
Non è purtroppo un reparto in cui il numero dei pazienti da trattare scende. Avviene il contrario. I numeri crescono insieme alle patologie tumorali e c’è la fila di pazienti ogni giorno da visitare e che devono essere sottoposti a trattamento. In una terra dichiarata ad alto rischio ambientale e con un'altissima percentuale di incidenza di patologie tumorali, invece che avere maggiore attenzione e servizi adeguati all'incidenza di patologie tumorali succede dunque che i pazienti devono fare la chemioterapia stretti come le sardine in tre stanze, seduti sulle sedie. Il sindaco Terenziano Di Stefano è andato su tutte le furie per questa vicenda incresciosa e in un video in cui richiama la vicenda raccontata nell'edizione cartacea di stamattina del nostro quotidiano ha chiamato in causa il direttore sanitario Alfonso Cirrone Cipolla accusandolo di non fare il suo dovere. Anche il vice presidente dell'Ars Nuccio Di Paola in un video ha definito scandalosa la situazione creatasi all'Oncologia con tre sole stanze per decine e decine di pazienti.
Ben nota la situazione della carenza di medici ed infermieri. Qualche tempo fa l’Asp rese nota l’assunzione di due medici destinati a potenziare l’Oncologia del Vittorio Emanuele. Ma quei due medici in ospedale non sono mai arrivati, pare per rinuncia, in quanto avrebbero scelto il contratto presso altre strutture. Nulla si sa di un eventuale scorrimento della graduatoria dei medici di Oncologia. E questa è la realtà amara con cui devono fare i conti i pazienti della città ad alto rischio ambientale. L'etichetta Il riconoscimento di un inquinamento che ha devastato l'ambiente c'è, i servizi sanitari correlati no.
