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Attualità

Scoglitti saluta la maestra che ha fatto danzare più generazioni

Oggi pomeriggio i funerali della 52enne Nuccia Quattrocchi

24 Agosto 2026, 18:40

18:41

Scoglitti saluta la maestra che ha fatto danzare più generazione

L'ultimo saluto alla maestra di danza

La chiesa di Santa Maria di Portosalvo oggi non è riuscita a contenere tutto l’affetto che Scoglitti e Vittoria hanno voluto tributare a Nuccia Quattrocchi, la maestra di danza scomparsa a 52 anni dopo il tragico incidente stradale che l’aveva coinvolta. Ogni spazio, ogni angolo, ogni gradino è stato occupato da chi, in un modo o nell’altro, aveva incrociato la sua strada: familiari, amici, colleghi, allievi ed ex allievi. Una comunità intera, raccolta per un ultimo saluto che ha assunto il valore di un abbraccio collettivo.

La celebrazione, presieduta da don Robert Dynerowicz, si è svolta mentre il Comune osservava il lutto cittadino, proclamato proprio in concomitanza con le esequie. A rappresentare l’Amministrazione c’erano gli assessori Cesare Campailla e Salvatore Avola, presenti in segno di vicinanza alla famiglia e alla scuola di danza che Nuccia aveva guidato per anni con passione e dedizione.

Tra i presenti spiccavano i volti dei suoi allievi, molti dei quali indossavano una maglietta bianca con una frase che sintetizzava il legame con la loro maestra: «Nuccia, hai insegnato a tanti cuori a danzare. Ora danza per sempre tra le stelle». Poco sotto, un’altra dedica: «Il tuo amore, la tua passione e i tuoi insegnamenti vivranno per sempre dentro di noi». Parole semplici, ma capaci di raccontare più di qualsiasi discorso il segno che aveva lasciato nella vita di tanti ragazzi.

Durante l’omelia, don Robert ha scelto di parlare direttamente al dolore dei presenti, senza filtri. Ha definito la morte «un terremoto», qualcosa che entra senza chiedere permesso e sconvolge ogni equilibrio. Ma ha invitato a guardare oltre, a leggere la perdita attraverso la lente della fede, ricordando l’esempio di Santa Teresa di Gesù Bambino e il suo modo di interpretare il tempo di Dio: «L’orologio di Dio suona sempre l’ora giusta».

Uno dei passaggi più intensi è stato rivolto ai familiari e agli amici più stretti: «Quando vi svegliate la mattina, dovete solo dire: ‘Nuccia, che dobbiamo fare oggi?’ Camminerete così alla sua presenza durante la giornata». Un invito a trasformare l’assenza in una presenza diversa, quotidiana, silenziosa ma costante.

Il sacerdote ha poi offerto una chiave di lettura che ha commosso l’intera assemblea: «Nuccia è sparita dagli occhi, ma non dalla vita. È più vicina di prima». Ha paragonato la morte a una medaglia con due facce: da un lato chi resta e piange, dall’altro chi se ne va e può finalmente dire «Sto bene». E ha affidato simbolicamente all’altare i 52 anni della sua vita, chiedendo che la speranza dell’incontro dopo la morte possa accompagnare chi oggi soffre: «Non le diciamo addio. Le diciamo arrivederci».

All’esterno della chiesa, il commiato si è trasformato in un gesto collettivo di luce e movimento. Palloncini bianchi sono stati liberati verso il cielo, mentre gli allievi di tutte le età si sono riuniti per una coreografia dedicata alla loro maestra, un ultimo omaggio affidato proprio alla danza, il linguaggio che Nuccia aveva insegnato loro e attraverso il quale aveva costruito legami profondi.

Un saluto che non chiude una storia, ma la consegna alla memoria di una comunità che oggi ha capito, più che mai, quanto la danza possa essere un ponte tra le persone. E quanto una maestra possa diventare, per tanti, un punto di riferimento che continua a vivere nei gesti, nei passi, nei ricordi.