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il caso

Vaccini in Sicilia, crollo oltre la pandemia: la trappola delle fake news e della sfiducia

La morte di una bambina di quattro anni per difterite riaccende i riflettori sulle coperture vaccinali nell'isola, precipitate all'85% per l'esavalente. Tra le cause: la stanchezza del post-Covid, la carenza cronica di pediatri e l'insidioso fenomeno dell'adesione selettiva alimentato dalle fake news

24 Agosto 2026, 23:57

25 Agosto 2026, 00:00

Vaccini in Sicilia, crollo oltre la pandemia: la trappola delle fake news e della sfiducia

La morte di una bambina di quattro anni a Palermo per difterite ha riportato con urgenza l’attenzione su un allarme che medici e igienisti segnalano da tempo: in Sicilia le coperture vaccinali dell’infanzia sono troppo basse per garantire l’immunità di comunità.

Per patologie come difterite, poliomielite, pertosse e morbillo, le autorità sanitarie internazionali e il Ministero della Salute indicano una soglia minima stabile del 95%. L’Isola, però, si colloca pericolosamente al di sotto di questo livello di sicurezza.

La Regione Siciliana ha istituito d’urgenza una task force, su impulso dell’assessore alla Salute Marcello Caruso, incaricata di vigilare su eventuali altri casi e di proporre interventi straordinari di recupero. Nelle stesse ore l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato la positività dei campioni biologici al Corynebacterium diphtheriae, con rilevazione del gene della tossina responsabile della forma respiratoria della malattia.

La mappa del declino: i numeri della crisi

Il calo delle vaccinazioni in Sicilia non può essere liquidato come un effetto temporaneo della fase acuta del Covid. I dati ufficiali del Ministero della Salute descrivono un trend di riduzione costante e strutturale che precede la pandemia e si protrae negli anni successivi. Prendendo come riferimento la copertura a 24 mesi per la poliomielite, da sempre proxy dell’esavalente (difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B, Haemophilus influenzae tipo B), la traiettoria è netta:

2019 (pre-pandemia): 91,9%

2020 (primo anno Covid): 89,19%

2021 (parziale recupero): 91,03%

2022: 90,35%

2023: 89,44% (media nazionale 94,76%)

2024: 85,13%

In cinque anni la copertura dell’esavalente è scesa di quasi sette punti percentuali, lasciando migliaia di minori senza protezione completa.

Andamento analogo per la prima dose contro il morbillo: 91,1% nel 2019, 93,14% nel 2021, poi 90,14% nel 2022, 90,79% nel 2023 e un brusco calo all’87,98% nel 2024. Questi dati smentiscono l’idea di un semplice “buco temporaneo” e segnalano una persistente incapacità del sistema sanitario regionale di colmare i ritardi.

Logistica in affanno: una rete pediatrica fragile

Le cause del declino sono in gran parte organizzative. L’ISS, in linea con OMS, UNICEF e Gavi, ricorda che dalla primavera 2020 i servizi vaccinali di routine hanno subito pesanti ostacoli: limitazioni alla mobilità, timori dei genitori di contagiarsi nei centri sanitari, carenza di dispositivi di protezione, ritardi logistici e massiccio impiego di personale sull’emergenza Covid. Il virus ha drenato tempo, risorse e professionisti dalla prevenzione ordinaria.

Mentre altre regioni hanno stabilizzato e recuperato tra il 2021 e il 2023, la Sicilia ha reagito con maggiore difficoltà, anche perché partiva già sotto i target nazionali. Pesa la sofferenza della pediatria di famiglia. Domenico Cipolla, presidente regionale della Società Italiana di Pediatria, ha evidenziato su “Repubblica Palermo” gli effetti di anni di programmazione insufficiente: la carenza cronica di pediatri di libera scelta e la presenza di numerose “zone carenti” hanno messo in difficoltà il presidio territoriale. Senza un pediatra di riferimento, o con medici sovraccarichi, viene meno il primo baluardo della prevenzione: intercettare i ritardi, contattare attivamente le famiglie e ricostruire il calendario vaccinale.

La frammentazione del territorio amplifica le criticità: le “zone carenti” non riguardano solo aree interne e isole minori, ma anche quartieri urbani complessi, dove agganciare le famiglie ai servizi è un’impresa quotidiana. Già nel 2025 la Regione ha siglato un accordo straordinario per coinvolgere direttamente i pediatri nel recupero dei LEA, segno che i canali ordinari non bastavano più.

La barriera invisibile: adesione selettiva e percezione del rischio

Oltre agli ostacoli logistici, pesano fattori culturali. Ridurre il calo all’antivaccinismo ideologico sarebbe fuorviante. L’indagine 2025 della sorveglianza “Bambine e Bambini 0-2 anni” dell’ISS indica che in Sicilia solo il 63,6% delle madri intende somministrare ai figli tutte le vaccinazioni del calendario, mentre il 29,2% si limiterebbe a quelle obbligatorie. È la fotografia di una “adesione selettiva” o “esitazione vaccinale”, frutto di una percezione distorta del rischio: malattie come difterite e morbillo, ritenute lontane, inducono a rinviare i richiami.

Il rinvio, nato spesso nei mesi convulsi della pandemia, diventa abitudine all’evitamento, alimentata da una diffidenza latente. In quartieri ad alta vulnerabilità sociale, come lo ZEN di Palermo, i medici descrivono un contesto in cui convincere le famiglie è sempre più arduo, tra disinformazione e progressivo allontanamento dalle istituzioni.

La coda tossica delle fake news

La sovraesposizione mediatica dei vaccini durante la pandemia non ha rafforzato la fiducia verso le immunizzazioni pediatriche tradizionali; al contrario, ha politicizzato il tema e ampliato la platea esposta a notizie infondate. Le paure legate ai vaccini anti-Covid sono state impropriamente trasferite su quelli dell’infanzia, riesumando vecchi miti complottisti. Claudio Costantino, presidente siciliano della Società Italiana di Igiene, ha denunciato il peso della disinformazione, in particolare la persistenza delle bufale sul presunto legame tra vaccini e autismo, originate da studi fraudolenti del passato.

Come sottolinea l’ISS, la risposta non può limitarsi ad aprire più sedute ambulatoriali: serve un presidio costante della comunicazione pubblica e la ricostruzione di fiducia attraverso informazioni chiare, trasparenti e veicolate da figure autorevoli vicine alle famiglie — pediatri, neonatologi, consultori e scuola.

Come ripartire: le strategie per invertire la rotta

1) Recupero attivo dei non vaccinati: incrociare le anagrafi vaccinali digitali e attivare sistemi di chiamata e richiamo nominativi per ogni bambino in ritardo, senza attendere l’iniziativa spontanea dei genitori.

2) Valorizzazione dei pediatri di famiglia: utilizzare l’accordo del 2025 per renderli motore della campagna straordinaria di recupero, sfruttandone capillarità e rapporto fiduciario.

3) Prevenzione di prossimità: portare i vaccini dove la domanda è più debole, potenziando consultori, organizzando open day in periferie e piccoli comuni, e offrendo le prime indicazioni vaccinali già alla dimissione dai punti nascita.

4) Comunicazione empatica e mirata: campagne permanenti rivolte ai genitori esitanti, che spieghino con rigore il rapporto tra benefici e rarissimi rischi dei vaccini pediatrici, evitando lo scontro sterile con la minoranza ideologicamente contraria.

La Sicilia dispone già degli strumenti normativi per cambiare rotta — dal recepimento del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025 all’anagrafe vaccinale centralizzata. La task force nata dopo la tragedia di Palermo dovrà tradurre rapidamente queste linee guida in azioni concrete, omogenee e immediate sull’intero territorio.

Il post-Covid ha lasciato un sistema territoriale più fragile e genitori più diffidenti. La prevenzione non può più essere un adempimento burocratico: deve tornare a essere sanità pubblica attiva, casa per casa, quartiere per quartiere. Perché, come dimostra il dramma di Palermo, il tempo per restare sotto la soglia di sicurezza è tragicamente scaduto.