Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
25 agosto 2026 - Aggiornato alle 18:45
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Attualità

Modica, la denuncia di un lettore: "Al pronto soccorso serve più umanità"

"Non possiamo abituarci all'indifferenza in un settore così delicato"

25 Agosto 2026, 12:41

12:50

Modica e l'interruzione di energia elettrica all'ospedale Maggiore, l'Asp chiarisce

L'ospedale Maggiore di Modica

Una lettera che nasce dalla necessità di rompere un silenzio e di raccontare ciò che, secondo un lettore, non può più essere ignorato. È la testimonianza di quanto vissuto all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore “Nino Baglieri” di Modica, un racconto che non punta il dito contro singoli operatori, ma che vuole portare all’attenzione della comunità e delle istituzioni una situazione ritenuta grave e non più rimandabile. Chi entra in un pronto soccorso lo fa in un momento di fragilità, scrive il lettore, e ciò che dovrebbe accoglierlo è cura, ascolto, rispetto. Troppo spesso, invece, ciò che ha visto è stata indifferenza.

Nelle sue parole emerge un clima di trascuratezza diffusa: pazienti lasciati soli per tempi prolungati, bisogni essenziali ignorati, ritardi nell’assistenza che avrebbero avuto conseguenze concrete sulle condizioni di salute delle persone coinvolte. A questo si aggiungerebbe un atteggiamento percepito come sgarbato e insofferente da parte di alcuni operatori nei confronti di pazienti e familiari già provati dall’attesa e dalla preoccupazione, persone che cercavano semplicemente informazioni o un minimo di rassicurazione. In diversi casi, racconta, l’attesa si sarebbe protratta per ore senza che venissero fornite indicazioni chiare sul percorso di cura, lasciando tutti nell’incertezza più totale su esami, risultati e prospettive.

Il lettore sottolinea che non si tratta di episodi isolati né di eccessiva sensibilità, ma di situazioni che minano la dignità di chi soffre e che gravano pesantemente anche sui familiari, costretti a supplire a un’assistenza che dovrebbe essere garantita dalla struttura. Il diritto alla cura, scrive, non può ridursi al solo trattamento clinico: comprende anche l’attenzione, l’informazione, il rispetto dei tempi e dei bisogni fisici e psicologici di chi si trova in un momento di vulnerabilità.

Nella sua lettera riconosce le difficoltà strutturali che affliggono molti pronto soccorso italiani: carenza di personale, sovraffollamento, turni massacranti. Problemi reali, che richiedono risposte a livello di sistema sanitario e politiche di investimento nella sanità pubblica. Ma, aggiunge, tutto questo non può diventare una giustificazione per la mancanza di empatia, per l’abbandono dei pazienti o per la sciatteria nella gestione di terapie e controlli essenziali. È necessario tornare a considerare l’ascolto e il rispetto della persona come parte integrante della cura, non come un elemento accessorio.

Il lettore ribadisce di non voler colpire chi lavora ogni giorno in condizioni difficili, spesso con dedizione autentica. Il suo intento è che chi si ammala e chi accompagna un proprio caro possa trovare, oltre alle cure mediche, anche l’umanità che ogni persona merita nel momento del bisogno. La lettera si chiude con un auspicio: che queste parole possano essere l’inizio di un confronto costruttivo e non l’ennesima denuncia destinata a cadere nel silenzio.