Il confronto
Sanità a pezzi a Gela , la risposta dell'assessore Caruso dopo 25 giorni di sit in
E ora anche la vicina Niscemi, la città della frana, è pronta ad allestire il gazebo della protesta. Reclamato lo stato d'emergenza
Dopo venticinque giorni di presidio dell'amministrazione comunale davanti all' ospedale Vittorio Emanuele ridotto ai minimi termini, l'assessore regionale alla Salute Marcello Caruso è arrivato a Gela per incontrare il sindaco Terenziano Di Stefano, il management dell'Asp e i rappresentanti istituzionali del territorio.
All'ingresso un cittadino gli urla di entrare al pronto soccorso dove c'è l'inferno. L'assessore dall'arrivo alla fine della visita a Gela ha mantenuto toni pacati e concilianti.
«Sono venuto per questo - dice - per ascoltare i bisogni della comunità e cercare insieme le soluzioni». E dopo aver ascoltato ha preso l'impegno a tornare tra un mese per una verifica.
Il primo cittadino ha posto le richieste principali come segno di attenzione ad una città ad alto rischio ambientale: potenziamento dell’emodinamica, attivazione della terapia intensiva e più personale al pronto soccorso anche ricorrendo a trasferimenti temporanei da Caltanissetta. «Asp e Regione devono aprire i cordoni della borsa, la città se lo merita», ha detto Di Stefano.
Caruso ha assicurato che «siamo a Gela per dare risposte, le risorse siamo disponibili a garantirle e lo stiamo facendo anche con il nuovo ospedale, con sedici milioni di euro per la progettazione. La protesta civile è sempre utile».
Il direttore generale dell'Asp, Salvatore Ficarra, ha ricordato che «dagli incentivi ai concorsi, che spesso però non danno esito, stiamo mettendo in campo tutti gli strumenti possibili» e ha annunciato che neurologia «attende la formalizzazione di tre medici, due dei quali ancora specializzandi» e che «le procedure per i primari sono concluse, ne mancano solo due».
Il senatore Pietro Lorefice ha denunciato che «qui non si riesce più neanche a operare per assenza di strumentazione» e ha chiesto verifiche immediate, aggiungendo che «non è possibile che le stanze della chemioterapia in Oncologia siano state chiuse dai Nas per muffa nelle pareti».
Anche il deputato regionale Salvatore Scuvera ha parlato di una situazione emergenziale: «C'è una vera e propria emergenza per l'ospedale Vittorio Emanuele e già da tempo abbiamo iniziato a mettere in campo strumenti per incentivare l’arrivo dei medici in città».
Intanto, un chirurgo plastico gelese, già dirigente medico in un’altra Regione, ha dato disponibilità a rientrare, mentre dalla breast unit arrivano lamentele: «Non abbiamo un reparto ma un semplice corridoio» - ha detto la presidente dell'Ados Grazia Lo Bello.
A conclusione dell'incontro, Caruso si è impegnato a parlare con il prefetto di Caltanissetta dell'attivazione dello stato di emergenza per Gela per far arrivare nuovi medici. Tra un mese, il 25 settembre, sarà di nuovo a Gela per verificare cosa è stato fatto. «Non siamo qui per dividerci politicamente».
In sostanza Gela avrà la rete formativa per assumere specializzandi, concorsi dedicati, la ricerca di incentivi per i medici e qualche trasferimento di medici da Caltanissetta per il pronto soccorso, manutenzioni in somma urgenza per le due stanze di Oncologia.

Durante il dibattito, il dirigente regionale di Controcorrente, Miguel Donegani, ha consegnato all’assessore un documento che propone l’utilizzo di una parte dei fondi Fsc per rafforzare l’ospedale attuale.
Ma per una protesta, quella di Gela, che va rientrando c'è dietro l'angolo quella della vicina Niscemi. Da Niscemi è arrivato il sostegno del sindaco Massimiliano Conti: «Io sono con il presidio avviato dall’amministrazione comunale di Gela, diciamolo chiaramente: oggi l’assessore è a Gela per la protesta avviata da questa amministrazione. E se i risultati si ottengono così anche la mia città è pronta alla mobilitazione: Niscemi è pronta ad allestire i propri gazebo. Abbiamo una medicina chiusa, la lungodegenza non è garantita e la chirurgia non può operare. Serve subito un decreto per Niscemi che è una città franata e non possiamo ricoverare i nostri pazienti a Mazzarino».