televisione
L'ombra di Lavitola sulla tv pubblica: la Rai accelera sul cambio a Report
Nessuna accusa penale per Ranucci, ma l'azienda valuta l'impatto reputazionale e lavora alla transizione entro l'8 novembre
La decisione non è ancora stata formalizzata, ma attorno a Sigfrido Ranucci e a Report si profila ormai una separazione studiata in ogni dettaglio.
I vertici Rai stanno lavorando a uno dei passaggi più delicati della storia recente del servizio pubblico: allontanare il conduttore di lungo corso preservando l’impianto editoriale e il valore di uno dei marchi più riconoscibili dell’azienda.
Il nodo Lavitola e l’istruttoria del Comitato etico
All’origine della svolta ci sono gli sviluppi delle ultime settimane, con Ranucci finito al centro dell’attenzione per i suoi rapporti con l’imprenditore Valter Lavitola. La vicenda corre su due binari distinti. Sul versante giudiziario, l’inchiesta riguarda l’attentato subìto dal giornalista e il ruolo di Lavitola, arrestato di recente. In questo quadro, il giudice per le indagini preliminari ha escluso elementi che possano far ipotizzare un accordo tra il conduttore e l’imprenditore nella preparazione dell’agguato.
Sul piano aziendale ed editoriale, invece, la Rai ha attivato una verifica interna sull’opportunità della permanenza di Ranucci alla guida di Report: il Comitato etico sta esaminando contatti, conversazioni emerse e ricadute reputazionali per il servizio pubblico. Pur avendo Ranucci respinto con fermezza l’idea che Lavitola abbia influito sul lavoro del programma, l’azienda ha già adottato una misura prudenziale sospendendo la messa in onda delle repliche estive.
Vertice a tre e lo scudo legale contro il demansionamento
La rimozione non è stata ancora annunciata ufficialmente, ma viene considerata sostanzialmente definita in attesa dell’ultimo passaggio. L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha convocato un vertice con il responsabile degli affari legali, Francesco Spadafora, e il direttore delle risorse umane, Felice Ventura. Obiettivo: esaminare la relazione finale del Comitato etico e, soprattutto, mettere al riparo la delibera sul piano giuridico per scongiurare il rischio di un contenzioso per demansionamento. A Ranucci verranno prospettate tre mansioni equivalenti per contenuto professionale. Tra le ipotesi allo studio figurano incarichi apicali in una testata giornalistica, ruoli da inviato o corrispondente, posizioni in strutture corporate e, tra le soluzioni ritenute più solide, la guida della scuola di giornalismo Rai di Perugia.
La successione: continuità senza “scelte marziane”
La posta per il servizio pubblico è altissima. Report, giunto alla 29ª stagione, è un caposaldo dell’approfondimento televisivo. Sostituire Ranucci, subentrato dopo l’addio di Milena Gabanelli, significa intervenire su un asset strategico nei rapporti con il pubblico e con il sistema politico. Per rassicurare redazione e spettatori, il direttore della Direzione Approfondimento, Paolo Corsini, ha garantito che non verranno fatte “scelte marziane” né si produrranno “strappi sul piano editoriale”. L’intento è puntare su una figura di continuità, interna al programma o comunque vicina al suo metodo d’inchiesta, in grado di proseguire il format attenuando al contempo il logorio mediatico e reputazionale legato al caso Ranucci.
La presentazione dei palinsesti 2026/2027 ha fissato il ritorno in prima serata di Report per l’8 novembre 2026. Una data che offre ai vertici il tempo necessario per perfezionare la transizione e presentare il nuovo corso senza scosse a ridosso della messa in onda.
Il paradosso di Viale Mazzini
L’operazione si confronta con la posizione pubblica assunta dallo stesso AD Rossi che, solo a maggio, aveva rivendicato la tutela del giornalismo d’inchiesta come “pilastro della democrazia”, smentendo qualsiasi volontà di colpire programmi o conduttori. Oggi Viale Mazzini è chiamata a gestire una contraddizione complessa: difendere la credibilità del genere investigativo e, al tempo stesso, procedere alla rimozione del suo volto più esposto per proteggere il marchio dallo stillicidio delle polemiche.
La soluzione delineata mira a separare il destino del programma da quello del suo timoniere negli ultimi anni, scommettendo sulla capacità di Report di sopravvivere al cambio di guida, così come avvenne dopo l’era Gabanelli.