l'emergenza
Trapani insorge per l'acqua: 1.150 firme e una lunga diffida al comune
Da giorni la mobilitazione, le accuse del comitato "L'acqua è un diritto di tutti"
Oltre 1.150 firme raccolte in soli tre giorni, tra banchetti dislocati in vari punti della città e adesioni online, hanno trasformato la protesta sulla qualità dell’acqua in una mobilitazione che Trapani non vedeva da tempo. È un dato importante, che racconta un malessere diffuso e che segna l’avvio di una fase nuova della vertenza: la cittadinanza non solo denuncia, ma pretende risposte. E lo fa mentre la città vive da settimane in uno stato di ansia collettiva, sospesa tra rubinetti inutilizzabili, serbatoi vuoti e un servizio sostitutivo che è insufficiente, disorganizzato e incapace di garantire continuità.
La frattura con l’amministrazione comunale sembra insanabile. Il Comune aveva annunciato per questa settimana nuove analisi affermando che c’era la sensazione positiva che il calo dell'indice inquinante, registrato a metà agosto, sarebbe stato confermato e avrebbero potuto portare alla sospensione dell’ordinanza di divieto di uso potabile dell'acqua. Ma ad oggi non ci sono segnali in questa direzione. E nemmeno comunicazioni. Ci sono famiglie che da mesi non possono utilizzare l’acqua di rete, costrette a ricorrere a soluzioni tampone, c'è un Comune accusato di comunicazioni tardive, interventi non risolutivi e di non aver predisposto un sistema alternativo adeguato. Il risultato è un clima di sfiducia crescente, alimentato dall’assenza di informazioni chiare sulle cause dell’inquinamento e sui tempi necessari per riportare la situazione alla normalità.
In questo contesto, il comitato “L’acqua è un diritto di tutti” ha assunto un ruolo centrale. Le firme raccolte rappresentano un segnale politico forte, che chiama in causa direttamente le istituzioni. Oggi il comitato ha inviato la diffida alle autorità competenti, chiedendo che l’emergenza venga affrontata con la massima attenzione e che ai cittadini siano finalmente fornite risposte trasparenti e verificabili. Una prima risposta del prefetto Daniela Lupo è arrivata due giorni fa, con il coinvolgimento degli altri Comuni della provincia per un'attività di sostegno del servizio autobotti. Ma non basta. Oggi il comitato non si limita a denunciare la situazione, ma introduce anche un elemento critico che sta alimentando discussioni e tensioni interne alla comunità. I promotori segnalano infatti che alcuni residenti, invece di unirsi alla mobilitazione, avrebbero preferito lasciare i contatori aperti per evitare di pagare l’acqua. Una scelta che, secondo il comitato, rischia di indebolire la battaglia collettiva: «Il problema va denunciato, documentato e affrontato insieme. Non partecipare significa lasciare che la situazione resti irrisolta». È un passaggio che evidenzia come l’emergenza abbia generato non solo disagio, ma anche divisioni tra cittadini, tra chi chiede trasparenza e chi sceglie scorciatoie che non risolvono il nodo centrale. La protesta, però, resta compatta nel suo obiettivo principale: ottenere chiarezza. Il comitato invita i cittadini a non rassegnarsi, a continuare a segnalare disagi, a sostenere ogni iniziativa utile a ottenere una soluzione definitiva. «Questa situazione – dice il portavoce Salvo Titoni - non può più essere lasciata in sospeso».