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31 agosto 2026 - Aggiornato alle 20:30
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la storia

L'insegnante che ha respinto uno squalo bianco difendendosi a pugni

L'australiana Leah Stewart racconta i drammatici particolari dello scontro a Coogee Beach e la scelta estrema di sacrificare un arto pur di restare viva

31 Agosto 2026, 20:10

20:20

L'insegnante che respinto lo squalo bianco difendendosi a pugni

La mattina del 13 giugno 2026, a Coogee Beach, una delle spiagge più frequentate della costa orientale di Sydney, si è trasformata in pochi istanti da ordinaria giornata invernale a tragedia sfiorata. Poco prima delle 11.15, Leah Stewart, insegnante del posto, è stata aggredita e trascinata sott’acqua da un predatore lungo circa quattro metri, ritenuto un grande squalo bianco.

Il racconto pubblico della donna, diffuso il 31 agosto 2026 nella sua prima intervista televisiva, restituisce la concitazione di quegli attimi e la lucidità disperata che le ha consentito di restare in vita.

Con il muso dell’animale a pochi centimetri dal volto, Stewart ha scelto di reagire: lo ha colpito ripetutamente con i pugni, una risposta istintiva con cui, pur mettendo in conto di sacrificare la parte sinistra del proprio corpo, è riuscita a sottrarsi alla morsa del predatore.

Determinante è stato quindi l’intervento di Charlie Verco, atleta di surf lifesaving e volontario fuori servizio, che si stava allenando poco distante su un paddleboard. Valutata la gravità della scena, Verco ha mantenuto il sangue freddo, ha raggiunto la nuotatrice sulla tavola e l’ha trascinata fino a riva, compiendo un salvataggio risolutivo in condizioni di estremo pericolo.

Sulla sabbia si è attivata immediatamente una catena di soccorso coordinata. Bagnanti, lifeguard e un medico fuori servizio hanno avviato le prime manovre di rianimazione, mentre Stewart alternava momenti di coscienza a fasi di perdita dei sensi.

Il fattore tempo si è rivelato decisivo. Fondamentale la presenza di agenti della polizia del New South Wales, schierati nell’area orientale di Sydney per un potenziamento dei controlli seguito al recente attentato di Bondi Junction. Gli agenti avevano con sé sei lacci emostatici di emergenza, applicati subito per contenere un’emorragia definita dai testimoni “gravissima”.

Poco dopo, i paramedici di NSW Ambulance hanno somministrato emoderivati direttamente sulla spiaggia, stabilizzando la paziente prima del trasferimento d’urgenza allo St Vincent’s Hospital.

Le condizioni di Leah Stewart sono rimaste critiche per giorni. Ricoverata in terapia intensiva, è stata mantenuta in coma farmacologico per oltre una settimana, così da consentire gli interventi chirurgici necessari. Il 25 giugno 2026, dodici giorni dopo l’aggressione, la famiglia ha annunciato il suo risveglio e il ricongiungimento con la figlia. Fuori pericolo di vita, la donna ha tuttavia subito l’amputazione parziale del braccio sinistro e riportato gravi lesioni a una gamba.