Attualità
Clamoroso a Modica, chiude la Latteria
E' uno dei caffè storici della città. Crisi del centro sempre più irreversibile
La chiusura della Latteria, uno dei caffè storici del centro di Ragusa, non è soltanto la fine di un’attività commerciale: è un segnale che colpisce al cuore la tenuta sociale ed economica del quartiere. Lo dice con amarezza una componente del comitato sul centro storico, che da mesi partecipa ai tavoli tecnici e alle riunioni convocate per affrontare la crisi del commercio nel cuore della città. «Mi viene da piangere, un’altra chiusura di una gravità inaudita», confida, trasformando la sua frustrazione in un appello pubblico.
La Latteria era un presidio, un punto di riferimento, un luogo che teneva accesa una luce in un centro storico che da tempo vive una lenta erosione. La sua chiusura arriva dopo mesi di incontri, verbali, aggiornamenti, richieste di chiarimenti, rinvii. E proprio su questo la componente del comitato non nasconde la sua amarezza: «Durante il consiglio comunale aperto di cinque mesi fa, e durante ogni singola riunione al tavolo tecnico, ho sempre mostrato fastidio per le lungaggini, per i punti all’ordine del giorno, per il rileggere i verbali, le pec, i “dobbiamo vedere”. Ricordavo sempre che bisognava fare delle cose subito, piccole ma importanti.»
Un richiamo alla concretezza che, racconta, non sempre è stato accolto: «Addirittura venivo rimproverata di creare agitazione, che non facevo parlare, che con me non era possibile fare le cose con metodo… solo perché ricordavo che ogni mese che passava qualche attività arrivava al limite.» E mentre si discuteva, si verbalizzava, si rinviava, «tutti avevamo collaboratori e affitti da pagare, e notti insonni».
La chiusura della Latteria diventa così il simbolo di un malessere più profondo, di una sfiducia che serpeggia tra commercianti e residenti: «Molti hanno scritto e continuano a scrivere: “Ve lo avevamo detto, non vengo perché tanto non serve a niente”. Bene, e quindi accettiamo tutto questo?» La domanda è retorica, ma il senso è chiaro: arrendersi significherebbe lasciare che il centro storico scivoli verso un destino già scritto.
Per questo arriva un appello, semplice e diretto: «Chiunque crede ancora che occorre fare qualcosa, vi aspetto in libreria. Parliamo, capiamo cosa possiamo fare, perché anche nella desolazione assoluta si può ancora fare. Non rassegniamoci, dobbiamo solo collaborare.»
Un invito a ritrovarsi, a non lasciare che la chiusura di un locale storico diventi l’ennesimo capitolo di una storia di abbandono. Perché il centro storico, dice la componente del comitato, può ancora essere salvato: ma serve volontà, presenza, e soprattutto una comunità che non si arrende.