Attualità
Modica e la chiusura della Latteria: "Il centro storico sta cambiando, in peggio"
La riflessione del fotografo Giurdanella dopo che il cuore della città ha perso un altro tassello
La chiusura della storica Latteria di Corso Umberto non è soltanto la fine di un’attività commerciale: è un colpo al cuore della Modica che molti ricordano, quella fatta di luoghi che non erano semplici negozi, ma punti di identità, di incontro, di quotidianità condivisa. Nini Giurdanella, attraversando il tratto che da Piazza Corrado Rizzone conduce a Piazza Monumento, si è fermato davanti a una serranda abbassata che pesa come un simbolo: un altro tassello che si stacca dal mosaico del centro storico.
La sua riflessione è amara e lucida: la desertificazione del cuore della città continua, e ogni chiusura è una ferita che si somma alle precedenti. La gente commenta, propone idee, ricorda i tempi in cui il Corso era vivo, pieno, vibrante. Ma la verità, scrive Giurdanella, è che questo processo sembra ormai irreversibile. Le famiglie si spostano alla Sorda, dove la vita è più comoda, più moderna, più vicina ai servizi. E quando la gente si sposta, si sposta anche la clientela, e con essa gli esercizi commerciali.
Modica perde così un pezzo dopo l’altro della sua “Città Giardino”, quella che un tempo era splendida, animata, attraversata da un flusso continuo di persone che passeggiavano, si fermavano ai tavolini, prendevano un caffè, un gelato, scambiavano due parole. Oggi resiste solo il tratto che va da Piazza Monumento alla scalinata di San Pietro, ma anche lì si avverte un’aria di crisi, di attesa, di sospensione.
Cosa è successo? Giurdanella non offre risposte semplici, perché semplici non sono. I negozianti parlano di un calo dei turisti, anno dopo anno. Forse è mancata una programmazione, forse si sono fatte scelte sbagliate, forse è mancata una visione. O forse, più semplicemente, il mondo cambia più velocemente di noi, e Modica non è riuscita a tenere il passo.
Il risultato è un circolo vizioso: meno gente, meno attività; meno attività, meno gente. «Il cane si muzzica a cura», scrive Giurdanella, e l’immagine è perfetta per descrivere una crisi che si autoalimenta, che divora ciò che resta.
E così, mentre un’insegna storica si spegne, si spegne anche un altro frammento della Modica che abbiamo amato. Un frammento che non tornerà più, e che ci obbliga a guardare in faccia una realtà che non possiamo più ignorare: il centro storico sta cambiando, e lo sta facendo nel modo più doloroso possibile, per sottrazione.