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l'allarme

L'estate più calda dal 1950 infuoca la Sicilia: il conto salatissimo (da almeno tre miliardi) del clima impazzito

Mentre l'agricoltura nazionale perde oltre 3 miliardi, l'isola soffre la siccità cronica e la scarsa raccolta piovana. Il Cnr certifica temperature medie mai viste e il 79% del mare circostante subisce ondate di calore estreme

07 Settembre 2026, 18:42

18:51

L'estate più calda dal 1950 infuoca la Sicilia: il conto salatissimo (da almeno tre miliardi) del clima impazzito

Un’estate senza precedenti, capace di riscrivere ogni primato dal 1950 a oggi, sta ridisegnando la mappa climatica, sociale ed economica dell’Italia. In questo scenario, la Sicilia emerge come uno degli epicentri più esposti. Circondata da un mar Mediterraneo sempre più caldo – che a luglio ha toccato una temperatura media superficiale di 27°C, con il 79% del bacino interessato da ondate di calore marine classificate da intense a estreme – l’isola sperimenta sulla propria pelle gli effetti di un riscaldamento anomalo e persistente.

Secondo i dati del sistema di sorveglianza nazionale il periodo 25 maggio–30 giugno 2026, il bilancio è allarmante. Il caldo eccezionale colpisce soprattutto le persone più vulnerabili, in particolare gli over 65. A Catania si registra un incremento della mortalità del 17% rispetto ai valori attesi; a Palermo l’eccesso raggiunge l’11%. Indicatori che confermano un’elevatissima fragilità urbana, aggravata dall’effetto “isola di calore” e da una cementificazione che trattiene la calura anche nelle ore notturne.

L’energia accumulata dalle acque circostanti agisce da potente amplificatore. L’estate 2026 si è chiusa con una temperatura media nazionale di 24,3°C, il valore più elevato dell’intera serie storica dal 1950. A trainare il record è stato un agosto rovente, con anomalie termiche di +5,2°C rispetto alla media 1951–1980 e di +3,5°C sul periodo 1991–2020. Questo surplus di calore, continuo di giorno e di notte, ha impedito ai centri urbani siciliani di raffrescarsi, mettendo in difficoltà la sanità pubblica e i servizi locali.

Mentre le città soffocano, le campagne affrontano una crisi che minaccia la sopravvivenza del settore primario. Coldiretti stima a livello nazionale danni superiori ai 3 miliardi di euro causati da eventi estremi – siccità, incendi, grandinate e ondate di calore. L’emergenza idrica mette in luce un deficit strutturale: l’Italia trattiene appena l’11% dell’acqua piovana, ben al di sotto del fabbisogno per garantire irrigazioni d’emergenza in stagioni sempre più aride. Uno studio del CREA rileva, a giugno, picchi di deficit pluviometrico del -73,5% in Puglia e del -71,7% in Campania; lo stress idrico, unito a una forte evaporazione, sta piegando l’intera agricoltura del Mezzogiorno.

Il caldo estremo incide anche sulla sicurezza e sulla produttività di chi opera all’aperto. Inail stima una media annua di 4.272 infortuni correlati alle alte temperature e una perdita di produttività del 6,5% per ogni grado oltre la soglia di allerta durante attività fisicamente gravose. Se in alcune regioni del Centro-Nord sono stati introdotti divieti di lavoro sotto il sole nelle fasce 12:30–16:00, nel Sud la convivenza quotidiana con temperature elevate diventa sempre più onerosa.

Anche il turismo, motore fondamentale per la Sicilia, mostra i primi segnali di riallocazione geografica e stagionale dettata dal clima. I viaggi non si fermano – Federalberghi stima 36,2 milioni di italiani in movimento nell’estate 2026 – ma cambiano le destinazioni: crescono la montagna (+2,3%) e i laghi (+1,6%) in cerca di refrigerio, mentre le città d’arte rallentano (+0,3%), penalizzate dall’afa che scoraggia le visite nelle ore centrali. Per la Sicilia si profila una destagionalizzazione quasi obbligata, con flussi concentrati a giugno e settembre, mentre luglio e agosto si trasformano in mesi di resistenza climatica.