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Attualità

Vittoria, il randagio aspetta tre giorni. E poi va al funerale

Per anni erano stati una coppia discreta e inseparabile. Poi quando ha compreso che il suo "amico" non ci sarebbe più stato, si è recato in chiesa per l'ultimo saluto

07 Settembre 2026, 21:15

21:20

Vittoria, il randagio aspetta tre giorni. E poi va al funerale

Il cane randagio al funerale (foto Assenza)

Un cane dal pelo bianco, uno di quelli che la gente del quartiere impara a conoscere senza bisogno di nomi, ha vegliato per tre giorni davanti alla porta di casa di Salvatore Di Giacomo, 94 anni, nel quartiere Fiera Emaia di Vittoria. Non lo ha visto uscire, non ha sentito il rumore dei suoi passi, non ha ricevuto quel boccone che ogni mattina segnava l'inizio della loro piccola routine. Eppure è rimasto lì, immobile, come se quel silenzio improvviso non potesse essere vero.

Per anni, Salvatore e quel randagio erano stati una coppia discreta e inseparabile. Lui, anziano ma ancora energico, apriva il portone e trovava il cane già seduto, pulito, composto, pronto a seguirlo nella passeggiata verso Piazza del Popolo. Era un legame semplice, fatto di gesti quotidiani, di fiducia e di una presenza che non chiedeva nulla se non di esserci. Nel quartiere li conoscevano tutti: un uomo e un cane che camminavano insieme, senza fretta, come se il mondo potesse aspettare.

Poi, all'improvviso, quell'appuntamento non c'è stato più. Per tre giorni il cane ha continuato a presentarsi davanti alla porta, restando lì per ore, senza mai allontanarsi. Chi passava lo vedeva fermo, vigile, come se aspettasse un segnale che non arrivava. Non sapeva che Salvatore se n'era andato. Ma lo ha capito a modo suo.

Venerdì 4 settembre, quando il corteo funebre ha lasciato la casa per dirigersi verso la chiesa di Santa Maria Goretti, il cane si è mosso. Ha seguito il feretro lungo la strada, senza abbaiare, senza correre: camminava dietro, con la stessa calma con cui aveva accompagnato il suo amico ogni mattina. Arrivato al sagrato, si è fermato. Non è entrato in chiesa, non ha cercato nessuno. È rimasto lì, accucciato, in silenzio, come se quel luogo fosse l'unico posto possibile.

I residenti della Fiera Emaia lo hanno riconosciuto subito. Lo hanno visto aspettare, immobile, per tutta la durata della funzione. E quando le porte della chiesa si sono riaperte e la bara è uscita per l' ultimo saluto, il cane si è alzato, ha seguito con lo sguardo il passaggio del feretro e poi è tornato a sedersi, come se quel gesto fosse il modo più puro per dire addio.

Non servono parole per raccontare la fedeltà. A volte basta un cane che aspetta.