il caso
Strappo in Anthropic, il ricercatore Coxon lascia e lancia l'allarme sulla corsa all'IA: «L'intelligenza artificiale rischia di ucciderci entro il 2030»
Il ricercatore si dimette e accusa i colossi della tecnologia di accelerare verso la superintelligenza ignorando i pericoli estremi sollevati dai loro stessi scienziati
Un addio che scuote alle fondamenta il settore dell’alta tecnologia e riapre il confronto sui limiti dell’intelligenza artificiale. Jacob Coxon, 27 anni, ricercatore con un passato in OpenAI e da tempo nelle fila di Anthropic, si è dimesso l’8 settembre 2026 lanciando un atto d’accusa: la competizione senza freni tra i principali laboratori globali starebbe spingendo verso una superintelligenza potenzialmente letale entro la fine del decennio. La sua non è una profezia apocalittica con data certa, ma un avvertimento sulla profonda distanza tra i timori espressi dietro le quinte della ricerca e la velocità con cui le stesse aziende continuano la corsa commerciale.
Il gesto di Coxon è particolarmente significativo per il peso dell’azienda coinvolta. Anthropic, fondata nel 2021 da ex dipendenti di OpenAI, ha costruito la propria immagine pubblica sulla sicurezza e sulla mitigazione dei rischi estremi. Pur avendo riconosciuto apertamente che modelli futuri potrebbero produrre conseguenze catastrofiche, la pressione competitiva non avrebbe, secondo Coxon, inciso in modo sostanziale sulla traiettoria di sviluppo. Nel suo messaggio d’addio, il ricercatore ha accusato tanto OpenAI quanto Anthropic di procedere in modo irresponsabile verso sistemi capaci di auto-migliorarsi e di contribuire autonomamente alla progettazione di modelli successivi. Varcare tale soglia, sostiene, equivale a una scommessa sistemica: valutazioni di questa portata non dovrebbero restare confinate alle discussioni private di società a scopo di lucro.
L’allarme lanciato da Coxon trova riscontri all’interno della stessa comunità scientifica di Anthropic. Evan Hubinger, responsabile della ricerca sull’allineamento, ha dichiarato pubblicamente che la possibilità di una catastrofe globale viene considerata con estrema serietà, attribuendo personalmente “una probabilità superiore al 10% nel prossimo decennio” a uno scenario in cui l’IA provochi l’estinzione umana in assenza di un piano risolutivo per governarla. Sulla stessa linea, Samuel Marks, a capo della scalable oversight, ha ricordato come diversi sviluppatori reputino plausibili danni estremi nell’arco di pochi anni.
Nel dibattito specialistico, il rischio esistenziale viene inquadrato in due grandi famiglie: l’uso deliberatamente malevolo da parte di attori umani (dagli attacchi informatici su vasta scala alla progettazione di agenti biologici) e la perdita di controllo su sistemi autonomi disallineati rispetto agli obiettivi umani. Pur a fronte di forti incertezze tra gli esperti sulle tempistiche e sulla concreta possibilità di una crescita esplosiva dell’IA, l’attenzione ai pericoli di lungo periodo si affianca all’urgenza di problemi già attuali: disinformazione, impatto energetico, concentrazione del potere e equità algoritmica.
Non si tratta di una preoccupazione inedita ai vertici del settore. Già nel maggio 2023, Dario Amodei (CEO di Anthropic), Sam Altman (OpenAI) e Demis Hassabis (Google DeepMind) avevano sottoscritto la dichiarazione del Center for AI Safety, equiparando la prevenzione del rischio di estinzione da IA a priorità come la gestione delle pandemie e la deterrenza nucleare. Per contenere tali scenari, Anthropic ha introdotto la Responsible Scaling Policy (RSP), giunta alla versione 3.0 nel febbraio 2026, con soglie tecniche e protocolli di controllo sui modelli avanzati. Le dimissioni di Coxon, tuttavia, mettono a nudo i limiti strutturali delle politiche volontarie: in assenza di una governance pubblica globale, di standard esterni vincolanti e di tutele efficaci per i whistleblower, l’incentivo a non restare indietro rispetto ai concorrenti continua a prevalere sulle cautele collettive, lasciando aperto l’interrogativo su chi detenga l’autorità e la responsabilità di frenare la corsa.