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LA MAPPA

Rischio eventi estremi Sicilia, dove sono i punti più a rischio e come si prevengono le alluvioni lampo

Dagli impluvi asciutti ai sottopassi urbani: le mappe regionali mostrano una vulnerabilità diffusa, mentre pulizia, controlli e piani comunali diventano decisivi prima dei nubifragi

11 Settembre 2026, 18:53

19:00

Sicilia, dove sono i punti più a rischio e come si prevengono le alluvioni lampo

Eventi meteo estremi in autunno: "In Sicilia 100mila punti a rischio. Interventi manutentivi prima delle piogge"

Un torrente asciutto per gran parte dell’anno, una griglia ostruita, un sottopasso collocato nel punto più basso della strada: in Sicilia un’alluvione lampo può cominciare da elementi quasi invisibili. La Regione segnala circa 100 mila punti critici e chiede agli enti locali di intervenire prima delle piogge, perché durante un nubifragio anche pochi minuti possono separare un allagamento gestibile da un’emergenza.

La cifra dei 100 mila punti critici segnalata dalla Protezione civile regionale non va interpretata come un elenco di altrettante grandi opere da realizzare. Dentro questo perimetro possono rientrare situazioni molto diverse: impluvi, tombini, sottopassi, attraversamenti stradali, torrenti, ponti, scarpate, condotte e tratti nei quali il deflusso dell’acqua incontra edifici o infrastrutture. È proprio questa frammentazione a rendere difficile la prevenzione: un’ostruzione apparentemente marginale può diventare decisiva quando la pioggia cade con intensità eccezionale.

Il Dipartimento regionale della Protezione civile, nella circolare pubblicata il 30 agosto del 2024, ha ricordato che in Sicilia i fenomeni estremi possono verificarsi ovunque, dalla montagna alla pianura. Anche un solco normalmente asciutto deve essere considerato un corso d’acqua potenziale: durante un nubifragio può convogliare rapidamente acqua, fango, pietre e rifiuti verso strade e abitazioni. Il documento richiama inoltre gli effetti dell’urbanizzazione, dalla tombinatura dei torrenti all’impermeabilizzazione dei suoli, e l’incertezza delle previsioni accentuata dal cambiamento climatico.

Dove si concentra il rischio

Non esiste una graduatoria stabile dei comuni siciliani “più pericolosi”: il rischio cambia in base all’intensità della pioggia, alla saturazione del terreno, allo stato delle opere idrauliche e alla presenza di persone e beni nelle aree esposte. Esiste però una cartografia ufficiale. Il Piano di gestione del rischio di alluvioni 2021-2027, approvato nel suo primo aggiornamento il 22 dicembre 2021, comprende le aree a potenziale rischio significativo, le mappe di pericolosità e quelle di rischio riferite a scenari con tempi di ritorno di 50, 100 e 300 anni. Gli elaborati e i relativi dati geografici sono consultabili per verificare le porzioni di territorio potenzialmente allagabili.

Tra i sistemi fluviali studiati figurano il Simeto, il San Leonardo, l’Anapo, l’Asinaro, il Gela e il Fiumedinisi. L’attenzione non riguarda soltanto gli alvei principali, ma anche i tratti terminali, le pianure costiere e i punti in cui torrenti e canali interferiscono con centri abitati, ferrovie e viabilità. Particolarmente delicati sono inoltre i piccoli bacini del versante ionico e del Messinese: qui corsi d’acqua brevi e ripidi possono reagire in tempi molto ridotti a precipitazioni concentrate.

Nelle città il pericolo assume un’altra forma. Strade in pendenza, piazzali asfaltati e quartieri costruiti lungo antichi impluvi accelerano il ruscellamento. Se caditoie e condotte non riescono a ricevere la portata in arrivo, l’acqua si accumula nei punti più bassi: sottopassi, parcheggi interrati, scantinati e rampe di accesso. Per individuare questi nodi la Regione ha adottato anche una Mappa delle interferenze idrauliche, pensata per evidenziare le criticità generate dall’incontro tra reticolo idrografico e aree antropizzate.

La manutenzione che deve precedere l’allerta

Per questo la richiesta rivolta a sindaci, prefetture, gestori delle strade, ferrovie e reti non riguarda soltanto la risposta all’emergenza. Una parte essenziale della prevenzione deve essere completata prima delle piogge. Le indicazioni regionali comprendono l’ispezione e la pulizia di caditoie e condotte urbane, il controllo di torrenti e canali e la rimozione di detriti, rifiuti e altre ostruzioni. Ponti, tombini, griglie e attraversamenti vanno verificati perché possono trasformarsi in strozzature, soprattutto quando rami e materiali trascinati dalla corrente riducono la sezione disponibile.

Dove la manutenzione non basta servono opere strutturali: ripristino degli alvei e degli argini, vasche di laminazione, canali di gronda, consolidamento dei versanti, adeguamento dei ponti, eliminazione dei guadi e messa in sicurezza dei sottopassi. Sono interventi più costosi e lunghi, da programmare sulla base delle mappe e della priorità attribuita a popolazione, edifici strategici e infrastrutture esposte.

La prevenzione non strutturale resta altrettanto importante. I Comuni devono aggiornare i piani di protezione civile, collegare ogni livello di allerta a procedure operative precise, individuare vie di fuga e aree sicure, presidiare i punti vulnerabili e stabilire quando limitare o chiudere strade, sottopassi e attraversamenti. Se rimane un rischio non eliminabile, l’interdizione temporanea può evitare che un automobilista entri in una zona già invasa dall’acqua.

La mappa utile è quella comunale

Per i cittadini, la cartografia regionale è il punto di partenza, ma il documento decisivo è il piano comunale di protezione civile. È lì che dovrebbero essere indicate le aree alluvionabili, le strutture vulnerabili, i percorsi di evacuazione e i luoghi sicuri. Il Dipartimento nazionale raccomanda di informarsi presso il proprio Comune e di verificare che anche scuole e luoghi di lavoro ricevano le allerte e dispongano di procedure per il rischio alluvione.

Mappare i punti critici, dunque, non significa soltanto colorare una carta. Vuol dire associare a ogni ponte, impluvio o sottopasso un responsabile, un controllo periodico e una decisione già preparata. Nelle alluvioni lampo il tempo tra la pioggia intensa e l’impatto può essere brevissimo: la sicurezza dipende soprattutto da ciò che è stato pulito, verificato e pianificato quando il cielo era ancora sereno.