in spagna
La donna trans sepolta col nome da uomo: i genitori finiscono sott'inchiesta
Un tribunale spagnolo indaga sui genitori adottivi per reato d'odio dopo l'affissione sulla lapide del nome maschile abbandonato dalla giovane prima di morire
Sulla tomba del cimitero comunale di Aspe, nei pressi di Alicante, compaiono un nome maschile e alcune fotografie riferite a un’identità che Daniela aveva legalmente e definitivamente abbandonato prima della morte.
A 4 anni dal suicidio della giovane, avvenuto nell’aprile 2022 a 21 anni, un tribunale spagnolo ha avviato un’indagine per stabilire se la scelta dei genitori adottivi di negare la sua identità di genere sulla lapide integri una forma di umiliazione e discriminazione penalmente rilevante. L’inchiesta, affidata alla Sezione civile e istruttoria del Tribunale di Novelda (provincia di Alicante), ipotizza a carico dei genitori il reato d’odio.
Secondo la Procura, la coppia avrebbe deciso «in modo consapevole, premeditato e deliberato» di incidere sul sepolcro il precedente nome anagrafico della ragazza ed esporre, nella cappella di famiglia, immagini risalenti al periodo anteriore alla transizione, in cui Daniela presentava un’espressione di genere maschile. Poiché la sepoltura si trova in un cimitero pubblico, gli inquirenti ritengono che tali condotte abbiano travalicato la sfera privata, assumendo rilevanza collettiva.
A gravare ulteriormente sulla posizione dei coniugi vi sarebbero inoltre alcune interviste rilasciate ai media nazionali, nelle quali Daniela sarebbe stata indicata al maschile e la sua identità definita come una patologia.
La vicenda giudiziaria non è partita dall’iniziativa familiare, ma dalla determinazione di un’amica della giovane. Venuta a sapere della sepoltura nel novembre 2022, la donna si è rivolta all’associazione Euforia Familias Trans Aliadas per segnalare l’accaduto. La svolta è arrivata con il ritrovamento, nella stanza in cui Daniela aveva abitato, della copia del provvedimento che attestava la rettifica anagrafica ottenuta nel 2021. Quel documento dimostra che l’iscrizione sulla lapide non fu frutto di incertezze burocratiche, ma contraddisse apertamente l’identità ufficiale riconosciuta dallo Stato prima del decesso.
Dopo un primo passaggio in sede amministrativa presso autorità locali e regionali, Euforia si è rivolta alla Procura, che ha presentato una formale denuncia al tribunale nel maggio 2026.
L’avvocato dell’associazione, Saúl Castro, ha evidenziato come si tratti del primo procedimento penale in Spagna volto a perseguire una lesione post mortem della dignità di una persona trans.
Nata nel 2000 a Santiago del Cile e adottata a due anni da una coppia residente in Cantabria, Daniela aveva manifestato fin dall’infanzia un profondo disagio rispetto al genere assegnatole. Secondo le testimonianze raccolte in denuncia, i genitori avrebbero reagito sottoponendola a trattamenti psichiatrici e religiosi, arrivando a collocarla tra il 2013 e il 2014 in un convento nel tentativo di modificarne l’identità.
Dopo anni di gravi sofferenze e crisi psicologiche, nel 2017 era stata presa in carico da un servizio sanitario specializzato in Cantabria, avviando un percorso di affermazione di genere e raggiungendo un periodo di relativa stabilità. Nel frattempo, a causa del progressivo deterioramento dei rapporti familiari, la tutela legale di Daniela era passata all’amministrazione pubblica della Cantabria fino alla maggiore età.
Trasferitasi a Madrid a 18 anni, aveva vissuto in un appartamento protetto, si era formata nel settore dell’estetica e lavorava in un bar, finché una serie di difficoltà, le molestie online e la precarietà non l’hanno condotta alla tragica scomparsa nell’aprile 2022. Il procedimento di Novelda si confronta ora con un problema normativo inedito. La legge del 1982 sulla protezione dell’onore attribuisce la difesa della memoria del defunto in via prioritaria agli eredi o ai familiari stretti, riservando l’intervento del Ministero Pubblico solo in loro assenza. Una previsione concepita per proteggere il deceduto rischia così di paralizzare la tutela quando la presunta lesione proviene proprio dai congiunti.
Sebbene la legge del 2023 per l’uguaglianza delle persone trans imponga l’adeguamento dei documenti ufficiali al nome registrato, i fatti contestati risalgono al 2022 e dovranno essere valutati alla luce dei principi generali a salvaguardia della dignità.
Ai giudici spetterà stabilire se la negazione pubblica dell’identità di una persona defunta possa costituire reato. Per le amiche di Daniela e per l’associazione Euforia, l’obiettivo immediato resta però essenzialmente umano: restituire alla tomba di Aspe il nome, la fotografia e la memoria della vita che Daniela aveva scelto per sé.