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Pozzallo e la raccolta fondi per i funerali di Giorgio, il padre Ignazio: "Travisate le mie parole, pronto a denunciare chi infanga la nostra immagine"
Una tragica vicenda si ammanta di una polemica di cui si stanno definendo i contorni
La vicenda della raccolta fondi per Giorgio Ruta, già segnata da dolore e tensioni, entra in una fase ancora più delicata.
Dopo le parole degli amici del ragazzo, interviene nuovamente Ignazio Ruta, il padre, che sente il bisogno di chiarire la propria posizione.
E difendere la memoria del figlio da ciò che considera un travalicamento inaccettabile della sfera privata.
Ignazio spiega che il suo precedente intervento è stato frainteso e, in alcuni casi, strumentalizzato.
Ribadisce con fermezza che non ha mai definito la raccolta fondi una truffa, né ha mai attribuito intenzioni disoneste a chi l’ha promossa.
Il suo messaggio, sottolinea, era esclusivamente volto a chiarire che non aveva autorizzato né richiesto l’iniziativa, e che non ne era stato informato.
Una precisazione necessaria, dice, perché molte persone – conoscendolo personalmente – avevano creduto che la raccolta fosse collegata alla sua famiglia.
«Non è così», afferma. E chiede che il suo nome, il cognome Ruta e il riferimento alla “famiglia Ruta” non vengano più utilizzati.
per far apparire l’iniziativa come condivisa o sostenuta da lui.
Una richiesta che nasce dal bisogno di tutelare la propria identità familiare in un momento già segnato da un dolore immenso.
Ma è il passaggio successivo quello più carico di amarezza.
Ignazio si dice profondamente ferito dal fatto che, partendo da una semplice precisazione, qualcuno abbia ritenuto di poter esprimere pubblicamente giudizi sul suo rapporto con Giorgio.
diffondendo ricostruzioni e valutazioni sulla loro vita privata.
«Nessuno conosce, se non i diretti interessati, la complessità dei rapporti familiari», afferma.
ricordando che la perdita di un figlio non può diventare terreno di scontro pubblico né occasione per insinuazioni o processi mediatici.
Ignazio non vuole alimentare ulteriori polemiche.
Non risponderà sul piano personale. Chiede soltanto rispetto: per Giorgio, per il dolore di un padre, per una vicenda familiare.
che non dovrebbe essere trascinata nel dibattito pubblico.
E aggiunge un monito: se dovessero continuare dichiarazioni offensive, attribuzioni di fatti non veri o intrusioni nella sua sfera personale.
si riserva di tutelare il proprio nome e i propri diritti nelle sedi competenti.
«Questo è, e resterà, il mio ultimo intervento pubblico sulla vicenda», conclude.
Un messaggio che porta con sé la stanchezza di chi soffre, la dignità di chi non vuole trasformare il lutto in conflitto.
e il bisogno di proteggere ciò che resta: il ricordo di Giorgio, e il silenzio necessario per custodirlo.