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archeologia

Ustica rilancia il mare e i beni culturali: dalla Carta firmata nel 2024 alla sfida per una legge

L'appello sui sui beni culturali, tra tecnologie, tutela dei siti sommersi e sviluppo sostenibile delle isole

13 Settembre 2026, 20:30

Ustica rilancia il mare e i beni culturali: dalla Carta  firmata nel 2024 alla sfida per una legge

Si è conclusa a Ustica, dopo la tappa inaugurale di Pantelleria, la IV edizione della Rassegna del Mare “Sebastiano Tusa” 2026. L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Sebastiano Tusa, in collaborazione con l’Assessorato ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, l’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, il Comune di Ustica, la Città Metropolitana di Palermo, l’Area Marina Protetta Isola di Ustica, il Parco Archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato, l’Università di Palermo e la Lega Navale Italiana di Palermo.

Fondazione, archeologi, studiosi e istituzioni hanno rinnovato, tra dibattiti e visite guidate, un confronto aperto per promuovere e salvaguardare il patrimonio culturale, archeologico e ambientale dell’isola. Al centro delle tavole rotonde la Carta di Ustica, sottoscritta nel 2024, insieme a dati scientifici, riflessioni gestionali e testimonianze, con la sfida di trasformare tutela e fruizione dei siti, terrestri e sommersi, in un volano di sviluppo inclusivo e di consapevolezza ecologica.

Ad aprire i lavori, venerdì, la tavola rotonda “Conoscenza e valorizzazione del patrimonio archeologico e nuove tecnologie”, che ha visto confrontarsi Fabio Bruno (Università della Calabria), Franco Foresta Martin (direttore del Museo di Scienze della Terra di Ustica), l’archeologa Francesca Spatafora, Domenico Targia (direttore del Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato) e Valeria Li Vigni Tusa, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa.

Domenico Targia, rilanciando da Ustica l’appello per una legge sui Beni culturali e per un modello gestionale moderno e sostenibile, ha dichiarato: “Un parco archeologico è una struttura complessa. Un solo archeologo non può gestire tutte le dinamiche amministrative e il rapporto con la comunità: occorrono competenze manageriali, risorse umane e un’adeguata copertura finanziaria. Da qui deve partire la richiesta alle istituzioni di rivedere l’assetto delle professioni nei beni culturali”.

Ampio spazio è stato dedicato anche all’innovazione tecnologica applicata ai beni culturali e all’ambiente, con l’obiettivo di condividere con il pubblico più vasto possibile risultati e scoperte, nella consapevolezza dell’importanza di una solida base scientifica e multidisciplinare.

Tra le proposte, quella di Francesca Spatafora di istituire ampie aree demaniali tutelate attorno ai siti storici — come già avvenuto a Ustica e a Monte Iato — per preservarne nel tempo l’integrità ambientale e paesaggistica.

La Rassegna si è chiusa ieri sera con la tavola rotonda “Nuove frontiere per la conoscenza e la tutela del Mediterraneo”, con interventi di Fabio Bruno (Università della Calabria) e Franco Palla (Università degli Studi di Palermo).

La Regata delle Aree Marine Protette Palermo–Ustica e le attività veliche previste sono state annullate a causa del maltempo.

“La tappa di Ustica — afferma Valeria Li Vigni Tusa, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa — chiude il ciclo intenso della IV edizione della Rassegna, un viaggio straordinario che, partito dalle rotte di Pantelleria, ha trovato qui il suo punto di arrivo e di nuova ripartenza.

Due isole simbolo, legate indissolubilmente dalla visione di Sebastiano Tusa, che ha sempre considerato il Mediterraneo non come un confine, ma come un ponte vivo tra culture e storie sommerse. Dopo la firma della Carta di Pantelleria, con cui abbiamo tracciato una nuova rotta per la tutela ambientale e la sostenibilità, Ustica, dove la Carta è già stata sottoscritta, ha accolto, ancora una volta, il nostro messaggio rinnovando quell’unione profonda tra archeologia subacquea, ricerca e valorizzazione dell’eredità culturale.

La straordinaria partecipazione della comunità e delle istituzioni dimostra che la rotta tracciata da Sebastiano Tusa è più che mai viva. Il nostro impegno con la Fondazione prosegue, perché custodire il mare e creare una rete delle isole minori della Sicilia, per condividere buone pratiche, significa proteggere la nostra identità e consegnare alle future generazioni un patrimonio senza tempo”.