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televisione

Infuria la battaglia legale per Report: Ranucci trascina la Rai in Tribunale

Il giornalista deposita un ricorso urgente per bloccare l'estromissione prima della partenza della nuova stagione televisiva

15 Settembre 2026, 11:50

Infuria la battaglia legale per Report: Ranucci trascina la Rai in Tribunale

Sigfrido Ranucci ha presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale del Lavoro di Roma. L’obiettivo è ottenere, in via cautelare, il congelamento degli effetti della sua estromissione prima che l’avvio della nuova stagione, annunciata per novembre, renda di fatto irreversibile il cambio al vertice.

La vicenda trascende la semplice sostituzione al timone di un programma: in gioco ci sono i confini del potere organizzativo dell’azienda, la tutela della dignità professionale del dipendente e la salvaguardia dell’autonomia del giornalismo d’inchiesta nel servizio pubblico. Le ragioni del ricorso sono articolate in un dossier di 43 pagine, sottoscritto dagli esperti di diritto del lavoro Franco Focareta, Franco Scarpelli e Stefano Rossi, coordinati dal professor Roberto De Vita dello studio Devitalaw.

La scelta dello strumento cautelare è motivata dalla necessità di prevenire un pregiudizio imminente e non pienamente riparabile.

Ranucci, alla guida di Report dal 2017 – quando raccolse il testimone da Milena Gabanelli – e inquadrato con la qualifica di vicedirettore ad personam, contesta la decisione della Rai su più fronti: l’insufficienza delle motivazioni addotte, la fragilità giuridica del provvedimento, il concreto rischio di demansionamento e il gravissimo danno reputazionale connesso all’allontanamento dal programma cui ha legato gran parte della propria carriera.

La controversia non riguarda la soppressione della trasmissione, confermata nei palinsesti, bensì la separazione tra il format e la figura che ne ha incarnato negli anni la direzione giornalistica e la rappresentanza pubblica.

Il 28 agosto 2026 l’azienda ha annunciato l’affidamento della conduzione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, presentando la scelta come un avvicendamento volto a valorizzare risorse interne.

Nella stessa comunicazione, Viale Mazzini ha fatto sapere di aver proposto a Ranucci tre ipotesi di ricollocazione ritenute coerenti con il suo inquadramento. La difesa, tuttavia, rileva come la Rai non abbia mai esplicitato le ragioni puntuali per cui la permanenza di Ranucci alla guida di Report non fosse più ritenuta praticabile.

I legali avevano inoltre chiesto chiarimenti sulle circostanze concrete sottese a formule generiche, emerse nel dibattito interno, quali “pressioni”, “interferenze” e “opacità”.

Secondo l’impostazione del ricorso, una diversa assegnazione – pur invariando il trattamento economico – non esclude il demansionamento se priva il lavoratore di responsabilità effettive, autonomia operativa e visibilità professionale maturate nel tempo. Sul fondo della vicenda pesa anche un contesto personale e giudiziario di estrema gravità. Il 16 ottobre 2025 l’abitazione del giornalista, a Pomezia, è stata colpita da un attentato esplosivo che ha distrutto due auto e danneggiato le mura perimetrali. Le indagini della magistratura vedono coinvolto Valter Lavitola come presunto mandante dell’azione intimidatoria. Il ricorso richiama questo scenario per illustrare il clima di delegittimazione denunciato da Ranucci: nel luglio 2026 la Direzione Approfondimento Rai ha disposto la sospensione cautelativa delle repliche estive di Report; pochi giorni dopo il conduttore ha presentato una denuncia per diffamazione aggravata, in seguito a ricostruzioni mediatiche che avevano persino insinuato l’ipotesi di una messinscena, trasformando la vittima dell’attentato in un presunto beneficiario.

Intanto, mentre la causa muove i primi passi, l’assetto alternativo delineato dall’azienda registra già un inciampo significativo. Il 2 settembre 2026, a ridosso dell’annuncio, Giulia Presutti ha rinunciato alla co-conduzione, spiegando in una lettera al direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, di voler fare un passo indietro a tutela della trasmissione.

L’uscita di scena complica il progetto e acuisce la frattura interna, già denunciata dagli inviati storici di Report, dal Cdr dell’Approfondimento e dal sindacato Usigrai, che hanno stigmatizzato il mancato coinvolgimento della redazione e messo in guardia contro il rischio di un depotenziamento dell’autonomia delle inchieste.

Il Tribunale del Lavoro dovrà ora valutare la sussistenza dei requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora.

La magistratura sarà chiamata a stabilire se la decisione di Viale Mazzini rientri nelle fisiologiche prerogative organizzative del datore di lavoro o se sia stata assunta in violazione dei diritti del dipendente e della disciplina lavoristica.