Attualità
Marina di Ragusa, parla di Daphne Caruana Galizia e gliene dicono di tutti i colori
Il reel di Antonio Carnemolla ha suscitato posizioni contrastanti: "Non mi aspettavo tutto questo"
Antonio Carnemolla, che da anni raccoglie e custodisce le storie di Marina di Ragusa, questa volta non ha raccontato un frammento di vita del borgo marinaro, ma una ferita che attraversa il Mediterraneo. Una ferita che porta un nome preciso: Daphne Caruana Galizia.
Nove anni dal suo assassinio. Nessuna accusa, nessuna polemica, nessun attacco a Malta. Solo la ricostruzione di alcuni passaggi della sua vicenda e una richiesta che dovrebbe essere universale: verità e giustizia.
Eppure, ciò che è arrivato dopo lo ha colpito più di quanto potesse immaginare. Dai commenti, soprattutto provenienti da Malta, è emersa una reazione dura, quasi feroce.
Poi quella frase, la più dolorosa:
“I condemn all violence, but what goes around turns around.”
Condanno ogni violenza, ma ciò che fai prima o poi ti ritorna.
È stata questa, racconta Antonio, a farlo riflettere davvero.
Lui è italiano, sì. Ma è anche figlio di una donna maltese. Malta non è un Paese lontano: è parte della sua storia, delle sue radici.
E anche se non lo fosse, davvero dovremmo stabilire una nazionalità per poter parlare dell’assassinio di una giornalista?
Antonio lo dice chiaramente: certo che in Italia c’è la mafia. Certo che abbiamo avuto Falcone, Borsellino, e una lunga lista di vittime innocenti. E continueremo a parlarne.
Ma una tragedia non cancella l’altra.
La giustizia non è una competizione tra Paesi, né tra vittime.
Quello che lo ha colpito, più di tutto, è che a quasi nove anni dalla morte di Daphne, il suo nome riesca ancora a generare una reazione così divisiva.
Non crede che quei commenti rappresentino Malta o i maltesi: sarebbe ingiusto generalizzare. Ma rappresentano qualcosa che esiste, qualcosa che dimostra quanto quella ferita sia ancora aperta.
Antonio pensava di aver realizzato un semplice Reel commemorativo.
Invece, i commenti gli hanno mostrato quanto quella storia continui a bruciare, quanto sia ancora capace di spaccare opinioni, identità, sensibilità.
E, paradossalmente, gli hanno dato un motivo in più per essere contento di averlo fatto.
Perché ricordare Daphne Caruana Galizia non significa schierarsi contro qualcuno.
Significa schierarsi dalla parte della verità.