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L'INTERVISTA

Da Noto alla Cappella Sistina: il siciliano che fa innamorare il mondo dell’arte con un cellulare e la luce giusta

La storia di Roberto Celestri, talento di Noto che ha conquistato i social con il suo modo di vedere la bellezza

22 Settembre 2026, 16:36

16:40

Da Noto alla Cappella Sistina: il siciliano che fa innamorare il mondo dell'arte con un cellulare e la luce giusta

«L’arte spiegata ai giovani? Non mi piacciono questi titoli, l’arte è di tutti, di chi la vuole recepire». A parlare non è il nuovo titolista del nostro quotidiano ma Roberto Celestri, l’art influencer siciliano da 600mila follower.

«Non mi definisco divulgatore, e influencer non fa per me». Risponde così alla prima domanda che gli pongo sulla sua professione ma, di fatto, divulgatore lo è. Seppur dapprima nel recinto dei social, è approdato su Rai, LA7 e SKY esportando il suo format in tv. E anche, in certa misura, influencer, considerando le persone che, attraverso i suoi contenuti, è riuscito ad avvicinare all’arte.

Prima di questa passione, però, è nata quella per i video e per la luce. «Avevo 11 anni quando mio papà, fan di Mario Biondi, andò a vedere il concerto a Ragusa, era il 2006. Riguardando i suoi filmini, già da piccolo pensavo: questa ripresa potrei farla meglio io. Così ho iniziato ad esercitarmi con le inquadrature ma per 5 anni mi sono sentito dire da mia mamma: devi impegnarti di più! - In effetti i primi tentativi erano scarsi».

L’interesse e poi l’amore per l’arte sono arrivati in un secondo momento, «grazie al restauro, il mestiere dei miei genitori. Nel loro laboratorio ho respirato la storia sin da bambino».

Così, a Roma, durante la pandemia, sommare i suoi due interessi più grandi è stato naturale: riprendere la bellezza con il cellulare. Complice la città vuota, a decretare il suo successo è stata una formula semplice e, almeno inizialmente, casuale: lasciare parlare l’arte con un video muto in piano sequenza. Il primo pubblicato è stato un tramonto su Ponte Santangelo, nel marzo del 2021. «Ero rimasto colpito dalla luce, istintivamente ho preso il telefono e ho iniziato a registrare, poi ho postato. Il contenuto ha fatto 2 milioni di views ed è andato virale, non sapevo sarebbe stato l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita. Allora non c’era grande ricerca, adesso se c’è gente o la luce non mi piace, non pubblico affatto!».

«L’arte proposta così non solo appaga il desiderio di arte ma stimola il desiderio di arte», dice, e ha ragione. Guardare i suoi video fa proprio venire voglia di inebriarsi di bellezza, esattamente come fa lui con il cellulare o la videocamera.

Originario di Noto, oggi vive nella capitale, dove si è trasferito nel 2019 per diventare direttore della fotografia. «Roma mi ispira continuamente, ogni angolo è una sorpresa e, anche se non credo che vivrò qui per sempre, non andrò via finché non l’avrò scoperta tutta».

Ma il suo primo amore è stata la sua città natale, dove ha cominciato a lavorare per il Comune curandone i social in occasione di uno stage. «Oggi mi sento graziato alla bellezza di Noto, non a caso è patrimonio dell’Unesco, ma ho realizzato di essere nato in un bel posto solo quando sono andato via. La Sicilia l’ho girata con i miei genitori quando ero ragazzino, sono loro che mi hanno iniziato alla bellezza, grazie alle gite fatte insieme, soprattutto sulla costa occidentale, che negli ultimi anni è diventata un polo di attrazione».

«Non mi sento diverso dai miei coetanei» dice, ma dopo avere iniziato a 20 anni, a soli 25 è l’unico creator al mondo ad aver pubblicato un video autorizzato dentro la Cappella Sistina. L’occasione è arrivata grazie all’ostinazione. Dopo aver scritto a diversi musei per chiedere di riprendere a porte chiuse, nel settembre del 2023 il social media manager di quelli Vaticani gli dà una chance consentendogli di registrare all’interno di spazi di solito inaccessibili al pubblico.

«La fortuna è una di quelle cose che realizzi dopo, con la giusta distanza. La stessa che si usa con la macchina da presa e con il cellulare». Non a caso la prospettiva è lo strumento principale del suo lavoro. «L’occhio è sollecitato continuamente e, certe volte, solo con il giusto distacco riesco a vedere meglio, è bello immergersi nell’arte ma fare pause è utile per tornare negli stessi luoghi con occhi diversi. In queste occasioni mi accorgo di non riuscire ad essere costante nemmeno nel mio stesso sguardo, l’ho allenato a cogliere i dettagli e ad ogni visita ne scopro di nuovi. Alla Chiesa del Gesù, a Roma, ad esempio, sono legatissimo, alcuni posti si ripetono nella mia narrazione perché meritano un secondo sguardo, il barocco nasce per essere visivamente d’impatto ma a volte è bello scoprirlo una particolare alla volta. A San Pietro sono quello che dopo i preti è entrato di più! Se qualcuno li ha pensati tutti questi dettagli, qualcun’altro li deve apprezzare. Per me è una missione!».

Gli orari ideali per lavorare indisturbato? La mattina presto o in chiusura ma è capace di trascorrere interi pomeriggi dentro una chiesa, in attesa della luce o dell’inquadratura giusta. Ammirato dall’arte e dalla bellezza in generale, ammette senza remore la sua debolezza per il barocco. «Come Palermo non esiste nulla - dice con estrema passione e trasporto – più che sul piano architettonico, a livello di barocco decorativo, soprattutto dei marmi, supera persino quello romano, è stupendo, io ci sguazzo. I miei mi hanno educato al barocco, al neoclassico e al rinascimentale, più facili da apprezzare a prima vista, ma sto provando ad estendere anche allo stile contemporaneo, vorrei aprire a questo su TikTok, dove posso parlare di più e spiegare quello che è meno immediato».

Il primo video muto non è stato ragionato «ma poi l’ho adottato come approccio comunicativo quando mi sono reso conto che avrei potuto raggiungere un target anche non italiano». Grazie a questa intuizione, oggi metà del suo pubblico viene da Francia Spagna e America ma «oltre i dati, il bello è quando mi fermano perché mi riconoscono dai post. I follower prendono vita, il turista del Texas che mi chiama per nome è un attestato stupendo, significa che posso intercettare tutti, è una grande soddisfazione».

Su Instagram, dove professionalmente è nato grazie ai reels, brevi video verticali, ha un’audience più adulta e in gran parte straniera. Su TikTok, invece, dove è approdato dopo, è seguito per il 70% da italiani e dai giovanissimi fino ai 25 anni. «Volevo diversificare i miei contenuti ma avvertivo il bisogno di comunicare anche attraverso la voce, non solo di scrivere con la luce. A fine 2022 su TikTok non ho trovato da subito la chiave, poi ho deciso di “metterci la faccia” e ho iniziato ad avere riscontro. I ragazzi si sono avvicinati perché mi sono messo in gioco personalmente e, grazie alle call to action (l’invito all’ingaggio dei follower ndr) in italiano, ho ricevuto commenti e feedback positivi».

Oggi per lui le due piattaforme si equivalgono e anche se TikTok richiede un lavoro di scrittura maggiore rispetto al piano sequenza muto tipico di IG, per Celestri la prossima sfida è raccontare anche il barocco europeo. «Vorrei trascorrere mesi tra Germania e Spagna, uscire dall’Italia per mettere in luce altro, sono solo idee ma vorrei svilupparle l’anno prossimo».

Dopo le esperienze televisive con Artbox su LA7, le pillole di 3 minuti su Sky Arte e una rubrica nel programma Viaggio nel Giubileo su Rai1, confessa: “La tv non è un media semplice da scalare ma non è una priorità, se dovessi sognare, vorrei fare l’inviato di Linea Verde, magari con un approfondimento culturale sull’arte. Nel futuro? Voglio continuare a fare il creator sperimentando anche con YouTube, il format orizzontale e la durata dei video mi darebbero più tempo rispetto ai formati brevi degli altri social. Richiedimelo a 50 anni però, forse allora vorrò avere un programma in tv tutto mio».

Prima di salutarlo gli chiedo: un tesoro insospettabile della nostra regione che è ancora inesplorato? «Gli oratori di Palermo sono strabilianti, una tappa imperdibile, prima ancora del Teatro Massimo, insieme alle chiesette del territorio delle Madonie dove ha operato il Gaggini, lo scultore di Madonne cinquecentesco».