natura
Bolivia, scoperta una nuova specie di gatto: ecco il Tilcayo che la scienza non vedeva da un secolo
Con la testa piccola e le macchie irregolari, il piccolo predatore notturno rischia di scomparire prima ancora di essere compreso
Per quasi un decennio è rimasto sotto gli occhi degli studiosi senza svelare davvero la propria identità. Appariva come un minuto gatto maculato accolto in un rifugio per fauna selvatica. Oggi, invece, un confronto genomico ne ha chiarito la natura: si tratta di una linea evolutiva autonoma, mai descritta prima, battezzata Leopardus tilcayo.
È un minuscolo felino delle foreste nebulose degli Yungas boliviani, separatosi dai parenti più prossimi circa 1,4 milioni di anni fa. La vicenda prende avvio nel 2016. Paola Nogales-Ascarrunz, biologa boliviana e fondatrice del Programa de Investigación de Félidos Bolivia, viene chiamata a esaminare uno strano piccolo felino ospitato in un centro di recupero.
New cat alert! A call from a wildlife sanctuary about a "weird cat" has led to the first new cat species discovered in over 100 years in Bolivia’s Yungas forest ecoregion. Learn more about this feline surprise: https://t.co/crffXvPqH4 pic.twitter.com/USo7rI3Y5q
— National Geographic (@NatGeo) September 17, 2026
L’animale, trovato cucciolo ai margini della foresta e scambiato all’inizio per un comune gatto domestico, aveva trascorso un periodo in una casa privata prima di essere trasferito al Senda Verde Wildlife Sanctuary di Coroico, lungo il versante subtropicale delle Ande.
A colpire la ricercatrice furono tratti anatomici insoliti: testa insolitamente piccola, orecchie corte e arrotondate, vibrisse molto lunghe e un mantello con rosette ampie e irregolari, nettamente diverse da quelle note nelle popolazioni già classificate. L’esemplare maschio di Senda Verde – oggi riferimento per la descrizione scientifica della nuova entità tassonomica – misura appena 46 centimetri dalla testa alla base della coda, pesa circa 1,4 chilogrammi e presenta una coda sottile di circa 25 centimetri.
Dimensioni tanto contenute da giustificare l’equivoco iniziale, pur appartenendo al genere selvatico Leopardus. Per le comunità locali degli Yungas, questo piccolo predatore non era un perfetto sconosciuto: lo conoscevano da tempo e lo chiamavano “Tilcayo”. La zoologia ufficiale, però, fino a oggi lo aveva ricondotto alla categoria del gatto tigre settentrionale (Leopardus tigrinus), descritto nel Settecento.
La svolta è arrivata con la genetica molecolare. Un team internazionale guidato da Nogales-Ascarrunz, insieme a Eduardo Eizirik della Pontificia Università Cattolica del Rio Grande do Sul e a Jonas Lescroart dell’Università di Anversa, ha analizzato il DNA di 38 felini provenienti da otto Paesi dell’America Latina, attingendo sia da individui vivi sia da otto reperti storici conservati nei musei.
I risultati hanno riscritto la tassonomia dei piccoli felidi sudamericani: sotto l’etichetta generica dei “gatti tigre” non si cela un’unica specie continentale, ma cinque linee geneticamente distinte – Leopardus tigrinus, Leopardus guttulus, Leopardus pardinoides, Leopardus emiliae e il nuovo Leopardus tilcayo. Nelle foreste del Perù è stata inoltre individuata la sottospecie Leopardus tigrinus antisuyo.
La divergenza evolutiva del Tilcayo, datata a circa 1,4 milioni di anni fa, sarebbe stata favorita dall’orografia andina e dai cambiamenti ambientali che isolarono le popolazioni montane. L’importanza della scoperta è notevole: è la prima specie vivente di felide completamente nuova descritta dalla scienza in oltre un secolo, dal 1923, quando fu formalizzato il “gatto delle pampas” uruguaiano (Leopardus fasciatus).
Sul fronte ecologico, tuttavia, siamo solo agli inizi. Al momento il Leopardus tilcayo è documentato da due individui esaminati in vita, pochi campioni museali e rare immagini di fototrappole. Le analisi delle feci suggeriscono una dieta centrata su piccoli roditori, mentre le registrazioni indicano abitudini prevalentemente crepuscolari o notturne. Restano ignoti ampiezza del territorio, densità, dinamiche riproduttive e reale distribuzione. L’habitat finora associato al Tilcayo coincide con gli Yungas boliviani, fascia di foresta montana ad altissima biodiversità, segnata da ripidi pendii e costante copertura nuvolosa. Un ecosistema fragile, messo sotto crescente pressione da deforestazione, espansione agricola, incendi e attività minerarie.
A questi fattori si sommano i rischi derivanti dal traffico di fauna, i conflitti con gli allevatori di pollame e la possibile trasmissione di patogeni da cani e gatti domestici. Organizzazioni come il Programa de Investigación de Félidos Bolivia stanno già promuovendo interventi pratici per mettere in sicurezza i pollai e campagne veterinarie sul territorio. La sfida prioritaria resta però definire lo stato di conservazione del nuovo taxon, al momento non valutabile con precisione nella Lista Rossa IUCN per carenza di dati. La priorità immediata è avviare programmi di monitoraggio con fototrappole e campionamenti genetici non invasivi, per garantire un futuro al “gatto delle nubi” prima che il suo habitat svanisca.