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Pichetto Fratin: «Nucleare entro il 2034. Non temo il referendum»

Il ministro dell’Ambiente a Catania al “Da Fermi al futuro”: «Non abbiamo abbastanza risorse nel nostro Paese, energia dai nuovi reattori. Nei prossimi 10-15 anni la domanda sarà di 100-150 miliardi di KWh in più». L’approvazione del ddl in Senato martedì

Pichetto Fratin: «Nucleare entro il 2034. Non temo il referendum»

Il ministro Pichetto Fratin intervistato da Antonello Piraneo

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L’Italia ha fame di energia. Elettricità per case, uffici, scuole, ospedali, trasporti e industrie. Energia per alimentare data center sempre più grandi e sistemi di condizionamento più che mai necessari in un clima sempre più imprevedibile. Il fabbisogno di energia affidabile, continua e sostenibile sia dal punto di vista economico che da quello ambientale è destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni. Abbiamo l’energia derivante dalle materie prime fossili (petrolio e gas) che importiamo in grandi quantità e le paghiamo molto care e quella da fonti rinnovabili, in particolare quelle variabili (eolico e fotovoltaico) che, però, cominciano a fare i conti con i vincoli della tutela del territorio e una certa riluttanza di regioni e enti locali a concedere le autorizzazioni per la realizzazione di nuovi impianti. Ma per completare il “puzzle” energetico ora potrebbe tornare utile l’energia nucleare.

«Dobbiamo assolutamente integrare quello che è un percorso di crescita delle rinnovabili, e dobbiamo farle crescere davvero tanto, ma dobbiamo integrare questo percorso anche con una quota di produzione di energia nucleare da nuova fonte, cioè dai nuovi reattori diversi da quelli del passato, che possono essere l’elemento di garanzia di quantità e di prezzo per il futuro», ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin intervenuto ieri all’evento “Da Fermi al futuro” nell’aula magna dell’Università degli studi di Catania, un format ideato dal Mase in collaborazione con Unioncamere e con La Sicilia come media partner.

Intervistato dal direttore del quotidiano La Sicilia, Antonello Piraneo, il ministro ha aggiunto: «Il nucleare è la scelta del futuro basata sulle solide radici delle conoscenze e del sapere scientifico che vanta il nostro Paese. Chi governa ha il dovere di pensare al dopo e non solo alla gestione del momento contingente che purtroppo è difficile. È un dovere verso le nuove generazioni. Noi non abbiamo oggi la sufficiente energia per il nostro Paese e siamo anche quello d’Europa che ha il maggior peso del gas, quindi del fossile più alto di tutti e questo ha conseguenze sul prezzo. Con la modernizzazione, con l’elettrificazione dei fabbricati, del sistema produttivo, tutte le stime ci danno nei prossimi 10-15 anni una domanda di almeno 100-150 TWh, che vuol dire 100-150 miliardi di KWh in più. Se già oggi siamo carenti e importiamo fonte nucleare dalla Francia e dalla Slovenia immaginiamo cosa stiamo per consegnare invece alle generazioni nei prossimi decenni».

Ma riuscirà il governo a completare il “mosaico” per il rilancio del nucleare di nuova generazione nel Paese prima che si torni al voto? «L’approvazione definitiva del disegno di legge delega sul nucleare sostenibile da parte del Senato è prevista per martedì prossimo», ha detto il ministro Pichetto Fratin. Il ddl getta le basi per valutare e disciplinare le tecnologie nucleari di nuova generazione (Smr) e la fusione. «Entro l’anno poi ha aggiunto - emaneremo i decreti delegati». E l’eventuale referendum dopo il via libera alla legge? «Non lo temo», replica il ministro.

Restano sullo sfondo due questioni da risolvere. La prima è quella del deposito nazionale di rifiuti radioattivi che non sappiamo dove fare. L’altra è quella del referendum popolare. I referendum del 1987 e del 2011 che ne bocciarono l’utilizzazione portarono negli anni successivi allo smantellamento delle centrali di Trino Vercellese, Caorso, Latina e Sessa Aurunca. Bisognerà tenerne conto, oppure no?

Intanto per passare dalla progettazione alla realizzazione ci vorranno, secondo il ministro, «almeno 10 anni». Sebbene nel frattempo sia stata costituita su impulso del ministero dell’Economia e delle Finanze, una joint venture tra Enel, Ansaldo e Leonardo.