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Il dato

Alunni stranieri in Italia: quanti sono e dove sono più numerosi

Nell'anno scolastico 2024/2025 gli studenti con background migratorio superano l'11%, ma la vera spaccatura si registra tra chi è nato in Italia e chi vi arriva da preadolescente

20 Settembre 2026, 18:22

18:30

Alunni stranieri in Italia: quanti sono e dove sono più numerosi

Nelle scuole italiane la presenza di alunni con background migratorio non è più un dato eccezionale o passeggero, bensì una componente strutturale e consolidata del sistema. Gli ultimi dati riferiti all’anno scolastico 2024/2025 indicano 931.323 studenti con cittadinanza non italiana, pari all’11,6% di una popolazione scolastica complessiva di poco superiore agli otto milioni.

In termini concreti, quasi dodici alunni su cento risultano privi della cittadinanza italiana nelle rilevazioni amministrative, anche quando siano nati, cresciuti e scolarizzati interamente nel Paese. In una classe-tipo di venticinque studenti, statisticamente quasi tre non hanno il passaporto italiano. Dietro questa medesima etichetta amministrativa, però, si celano condizioni molto diverse: dallo studente arrivato da pochi mesi che sta imparando l’italiano, al compagno nato nello stesso ospedale dei coetanei con cittadinanza italiana e che vede nell’Italia il proprio unico orizzonte di vita.

La mappa del Nord: il primato della Lombardia e il caso Milano La distribuzione territoriale è tutt’altro che omogenea: oltre il 65% degli studenti senza cittadinanza italiana frequenta scuole del Nord. La Lombardia si conferma la regione con il numero più elevato, accogliendo da sola più di un quarto del totale nazionale: nella rilevazione 2023/2024 gli alunni con background migratorio erano circa 236 mila, pari al 26% del dato complessivo. Seguono Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte. A livello provinciale, la Città metropolitana di Milano mantiene il primato nazionale — davanti a Roma, Torino e Brescia — con oltre 83 mila presenze.

Il nodo più sensibile riguarda le concentrazioni: la composizione delle classi può variare radicalmente tra comuni, quartieri e persino tra plessi dello stesso istituto. Quando alla presenza di alunni neoarrivati si sommano povertà familiare, precarietà abitativa, elevata mobilità e carenza di servizi extrascolastici, aumentano i rischi di polarizzazione e segregazione tra scuole vicine. Sul piano degli esiti, il discrimine principale non è la cittadinanza formale, ma la distinzione tra prima e seconda generazione.

Tra gli studenti immigrati di prima generazione — nati all’estero e inseriti successivamente nel sistema italiano — il rischio di dispersione scolastica implicita al termine del primo ciclo raggiunge il 22,5%, contro l’11,6% dei coetanei con cittadinanza italiana. Per la seconda generazione il tasso scende al 10,4%, attestandosi su un valore persino leggermente inferiore a quello dei compagni italiani. Per dispersione implicita si intende la condizione di chi frequenta e viene promosso senza tuttavia raggiungere i livelli minimi di competenza in Italiano, Matematica e Inglese.

Questo rischio sale al 32,2% fra gli studenti con almeno un anno di ritardo scolastico. Le rilevazioni INVALSI 2025 evidenziano divari più marcati in Italiano e Matematica fin dalla primaria: in seconda elementare lo scarto in Italiano rispetto ai nativi è di 19,5 punti per la prima generazione e di 17,3 per la seconda. Il gap, però, tende a ridursi progressivamente con la permanenza nel sistema, segnalando l’efficacia del percorso scolastico nel medio periodo. Poiché l’italiano per lo studio richiede tempi lunghi e un lessico specialistico, il recupero non è immediato.

Al contempo, emergono competenze distintive: gli studenti di prima generazione mostrano un netto vantaggio nella creazione di contenuti digitali, mentre le seconde generazioni ottengono risultati molto positivi nell’alfabetizzazione su dati e informazioni e nella sicurezza online. Scelte dopo la terza media e università: traiettorie divergenti Le disuguaglianze tornano ad ampliarsi al momento dell’iscrizione alle superiori.

Nell’anno scolastico 2024/2025 il 40% degli studenti senza cittadinanza italiana frequenta un istituto tecnico, il 28% un professionale e solo il 31% un liceo (contro il 52% degli studenti con cittadinanza italiana). Un orientamento talvolta condizionato da aspettative ridotte o dall’urgenza di un rapido ingresso nel mercato del lavoro rischia di tradursi in una canalizzazione precoce. Anche nelle scelte post-diploma si rileva uno scarto significativo: soltanto il 44,5% degli studenti di origine straniera intende iscriversi all’università (contro il 57,8% degli italiani), mentre il 24,6% prevede di lavorare subito. Su queste decisioni pesano i costi percepiti dell’istruzione terziaria, la necessità di contribuire al reddito familiare e la scarsa conoscenza delle opportunità di borsa di studio.