Servizi sociali
L'appello a Catania: «Gli anziani in città si sentono poveri e inutili»
Fiadel e Alleanza pensionati pongono l’accento sugli assegni mensili rimasti «fermi a 30 anni fa». E tra le richieste al Comune c'è anche la spesa e i farmaci
Davvero essere anziani a Catania significa essere “alieni” dalla società? Così sembra, almeno stando al report del Comune relativo a “Una voce amica”, ovvero il servizio telefonico (inedito) attivato lo scorso inizio luglio e per l'estate 2026 dall'assessorato Servizi sociali, che ha visto «circa 30 interventi effettuati – ha confermato l'assessora Serena Spoto – con richieste eterogenee provenienti dalle zone più disparate, da viale Bummacaro a via Gabriele D'Annunzio, da via Savoia a via del Rotolo, fino a San Giorgio».
Solo trenta richieste, ma che in realtà rappresentano uno squarcio nel silenzio dell’amplia platea di pensionati che dopo tanti anni di lavoro e impegno, e forse per ragioni culturali o familiari, non vogliono o non sono abituati a “chiedere aiuto”. «Parliamo di richieste di aiuto per la spesa alimentare e i farmaci - ha precisato Spoto - poi c’è stato chi ha sollevato problematiche specifiche ed è stato preso in carico dai servizi sociali del Comune, ma anche chi ha solo richiesto compagnia. Riguardo ai servizi rivolti agli anziani, il lavoro è comunque in corso e siamo consapevoli dell’importanza. Intanto, il 29 settembre inaugureremo il “condominio solidale” a San Giovanni Galermo in via della Sfinge, stiamo inoltre valutando l'apertura di un altro Centro anziani in una zona da individuare. Sui servizi, non dimentichiamo, abbiamo l'assistenza per l'Alzheimer, la demenza e la cura domiciliare. Chi ha chiamato al numero di “una voce amica" sono dunque persone che non erano ancora state prese in carico dai nostri servizi».
È in questo spaccato sociale, con la politica locale che comunque sta cercando di fare la sua parte, che si inserisce l’appello lanciato da Fiadel e Alleanza pensionati, anche in vista della Festa dei Nonni del 2 ottobre: «Gli anziani e i pensionati si sentono inutili e poveri - dice Lorenzo Costanzo, presidente Alleanza pensionati - non c’è attenzione all'adeguamento delle pensioni, ferme a 30 anni fa, convinti che i pensionati fossero una classe sociale da “mantenere”. Non è così: ci sono 7 milioni di pensionati che vivono sotto la soglia di povertà, meno di mille euro al mese: come possono pagare affitti e utenze? C’è chi con la propria pensione non riesce neanche a pagare la quota per la casa di riposo, mentre potrebbe ancora essere utile alla società. Ed è un appello serio che lanciamo insieme ai fondatori di Napoli, sia a chi governa oggi Stato e Regione, ma anche a chi lo farà dopo: guardiamo davvero alle politiche sociali applicate nell'Unione europea, e adeguiamoci».
Ed è Cristoforo “Uccio” Arena, ex dirigente del Comune in pensione e vice presidente di Alleanza pensionati di Catania a porre l'accento su una delle necessità più urgenti in città: «È necessario - sottolinea - creare reali punti di aggregazione, ma non solo sulla carta come fatto fino ad oggi e solo per propaganda. Ci sono professionalità ancora utili a insegnare gli antichi mestieri, ovviamente retribuiti. E sarebbero docenti ineguagliabili».