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Società

Il caro carburante strangola famiglie e lavoratori, la Cgil di Ragusa chiama a raccolta la provincia

Il 2 ottobre un incontro pubblico per decidere le modalità di una mobilitazione nell'area iblea

23 Settembre 2026, 00:23

00:30

Giuseppe Roccuzzo

Il segretario generale Cgil Ragusa Giuseppe Roccuzzo

Il caro-carburante si sta trasformando in una vera e propria imposizione quotidiana su lavoratori, pensionati e nuclei familiari, aggravando il carovita, erodendo stipendi e assegni previdenziali e rendendo sempre più complicata la gestione delle spese correnti. Per questo la Cgil di Ragusa ha convocato per il 2 ottobre un incontro territoriale aperto, con l’obiettivo di costruire una risposta condivisa e definire una giornata di mobilitazione generale. Alla riunione saranno invitati le organizzazioni sociali, le associazioni di categoria, i sindaci e le amministrazioni comunali della provincia, i deputati regionali del territorio, i rappresentanti istituzionali e la Prefettura.

Il sindacato punta a riunire attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti con responsabilità e capacità d’intervento, per superare quella che giudica una fase di immobilismo non più accettabile. “Non siamo più davanti a un semplice rincaro, ma a una vera emergenza sociale”, dichiara il segretario generale della Cgil di Ragusa, Giuseppe Roccuzzo. “Il prezzo dei carburanti colpisce tre volte, quando il lavoratore si reca al lavoro, quando aumenta il costo delle merci e quando, alla fine del mese, ci si accorge che lo stipendio vale sempre meno. Il risultato è evidente, il carrello della spesa diventa sempre più pesante nel prezzo e sempre più leggero nel contenuto”. Secondo la Cgil, l’impennata dei prezzi rischia di vanificare gran parte dei progressi ottenuti sul fronte della contrattazione, poiché gli adeguamenti salariali vengono rapidamente assorbiti da inflazione, rincari energetici e maggiori costi di spostamento. Proprio su questo fronte, il 2 ottobre il sindacato presenterà una proposta specifica a sostegno dei pendolari. In provincia di Ragusa migliaia di persone sono costrette a utilizzare l’auto ogni giorno, spesso per decine di chilometri, in assenza di reali alternative di trasporto pubblico: l’aumento dei carburanti si traduce così in una trattenuta indiretta sul salario, tanto più gravosa quanto maggiore è la distanza tra casa e luogo di lavoro.

“Non possiamo continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi”, prosegue Roccuzzo. “Lavoratori e famiglie non possono essere considerati il bancomat permanente di ogni crisi. Per molti pendolari andare a lavorare significa oggi spendere una quota sempre più consistente dello stipendio soltanto per raggiungere il proprio posto di lavoro. È una contraddizione che non possiamo più accettare. Il 2 ottobre lanceremo una proposta concreta anche su questo tema, perché il costo della mobilità non può continuare a ricadere interamente sulle spalle dei lavoratori”.

La Cgil sollecita quindi interventi concreti per contenere il prezzo dei carburanti, incidere sul peso delle accise e tutelare il potere d’acquisto, ma soprattutto intende costruire una pressione sociale capace di riportare la questione al centro dell’agenda politica. “Il silenzio rischia di trasformarsi in assuefazione e l’assuefazione in rassegnazione. Noi non ci stiamo”, ribadisce Roccuzzo. “Per questo il 2 ottobre vogliamo chiamare a raccolta tutto il territorio. Non una passerella e non una riunione rituale, ma un momento nel quale decidere insieme cosa fare e come farlo. Se sarà necessario, siamo pronti a costruire una mobilitazione forte, visibile e partecipata”. L’incontro del 2 ottobre servirà a definire una piattaforma comune, presentare il pacchetto di misure a favore dei pendolari e individuare le forme della protesta, con l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini, categorie economiche, forze sociali e amministrazioni. “Quando il costo di andare al lavoro diventa quasi un lusso, non siamo più davanti a una questione economica, siamo davanti a una questione di giustizia sociale”, conclude Roccuzzo. “Su questo la Cgil di Ragusa intende aprire una vertenza vera. E questa volta nessuno potrà dire di non sapere”.