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LA CHALLENGE

San Cataldo, le sorelline nascoste in negozio per una notte: che cos’è la sfida delle «24 ore»

Dalle ricerche alla ricostruzione degli inquirenti: che cosa sappiamo della sfida e perché distinguere i fatti dai video conta.

23 Settembre 2026, 14:41

14:50

San Cataldo, le sorelle nascoste in negozio: che cos’è la sfida delle «24 ore»

Cover image per San Cataldo, le sorelle nascoste in negozio: che cos’è la sfida delle «24 ore»

Per circa 21 ore, a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, si sono cercate Benedetta e Domitilla, due sorelle di 12 e 8 anni. Le loro tracce si erano perse la sera di venerdì 18 settembre 2026; il pomeriggio successivo sono state ritrovate in un negozio vicino casa. Stavano bene, ma il ritrovamento ha lasciato una domanda difficile: perché erano rimaste nascoste lì mentre familiari e soccorritori le cercavano? Dopo gli accertamenti all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, le bambine sono state dimesse.

La risposta emersa dagli accertamenti conduce ai video visti online. Secondo quanto riferito dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, le sorelle sarebbero entrate nel locale di propria iniziativa, approfittando delle operazioni di chiusura e senza che il padre lo sapesse. Avrebbero voluto imitare una sfida mostrata su YouTube e sui canali di alcuni influencer: passare la notte in un esercizio commerciale senza essere scoperte. Gli investigatori hanno esaminato la cronologia dei dispositivi usati dalle minori; anche le bambine hanno raccontato di essersi ispirate ai contenuti online.

Che cos’è la «24 Hour Overnight Challenge»

L’espressione inglese indica una famiglia di video costruiti attorno alla stessa idea: restare nascosti in un luogo pubblico o commerciale dopo la chiusura e passarvi la notte senza farsi notare. Il numero 24 compare spesso nei titoli, ma non descrive necessariamente la durata effettiva di ogni episodio. Nel caso di San Cataldo, il riferimento più vicino ai contenuti richiamati dagli inquirenti è «24 ore in un negozio» o «tutta la notte in un negozio». Chiamarla con un unico nome può essere comodo per riconoscere il fenomeno; non significa, però, che esista una sfida organizzata, con regole identiche per tutti.

La distinzione conta anche per comprendere il comportamento delle due bambine. Gli accertamenti descritti dalla Procura riguardano l’emulazione di video, non documentano che le sorelle volessero filmarsi, pubblicare un contenuto o ottenere visualizzazioni. Attribuire loro questi obiettivi andrebbe oltre quanto risulta dalla ricostruzione diffusa finora. Una scena vista sullo schermo può essere stata sufficiente a suggerire un’azione concreta, senza che chi la imita abbia in mente ogni passaggio della produzione di un video.

Dall’ipotesi di reato alla ricostruzione dei fatti

Nei primi giorni dopo il ritrovamento, il caso non era stato considerato una semplice bravata. Il negozio era stato sequestrato per consentire gli accertamenti e la Procura aveva aperto un fascicolo contro ignoti per l’ipotesi di sequestro di persona. Era una fase investigativa: occorreva chiarire come le minori fossero entrate nel locale e se qualcuno avesse avuto un ruolo nella loro scomparsa. Le notizie di quelle ore riflettevano interrogativi allora ancora aperti, non una ricostruzione definitiva.

Ieri, sulla base degli elementi raccolti, il procuratore ha escluso il coinvolgimento di terzi nella scomparsa. La Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo per sequestro di persona. Chiedere l’archiviazione non equivale a dire che sia già stata disposta: è importante distinguere la richiesta degli inquirenti dall’eventuale decisione successiva. La ricostruzione della sfida online chiarisce il motivo indicato dalle bambine, senza cancellare la necessità degli accertamenti svolti quando quel motivo non era ancora noto.

Resta distinto anche un altro aspetto della vicenda. Le due sorelle e gli altri quattro fratelli sono stati trasferiti in comunità. I resoconti disponibili riferiscono il provvedimento, ma non consentono di ridurre a una sola causa le valutazioni relative alla tutela dei sei minori. È una questione da trattare separatamente dalla spiegazione della loro permanenza nel negozio, rispettando la riservatezza dei bambini.