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il ritratto

Rosario Pistorio, il manager papà dell'Etna Vallery, la figlia: «Viaggiava nel futuro con la Sicilia nel cuore»

Un anno fa moriva il manager “papà” dell’Etna Valley Così lo racconta la figlia Elena: «Ci fece innamorare di questa terra»

25 Settembre 2026, 11:22

Rosario Pistorio, il manager papà dell'Etna Vallery, la figlia: «Viaggiava nel futuro con la Sicilia nel cuore»

Un anno fa, il 26 settembre, all’età di 89 anni, moriva a Milano l’ingegnere Pasquale Pistorio, figura indimenticata dell’economia globale, manager così visionario da intuire il valore aggiunto del “capitale umano” nella sua Sicilia, fino a fare, tra gli Ottanta e i Novanta, di un sito allora morente, quello della SgsAtes alla zona industriale di Catania, la culla dell’Etna Valley, sininomo di modello di sviluppo. La figlia Elena, presidente della Pistorio Foundation, lo ricorda così. «Mio padre era e rimane unico. Una figura immensa, pieno di energia, entusiasmo e curiosità. In ogni dimensione della vita, professionale, sociale e privata, aveva lo sguardo sempre rivolto al prossimo. Davanti a un capo di Stato o a un estraneo mostrava la stessa cordialità e lo stesso rispetto. Molti mi dicono che è stato colui che ha più influito nella loro vita. Estroverso per natura, amava il contatto umano. Era il pilastro della famiglia ed il nostro punto di riferimento fisso».

Quali sono stati i suoi insegnamenti?

«A me e ai miei fratelli (Carmelo e Vittorio ndr) non si stancava di ripetere che ciò che conta di più nella vita è l’onestà ed essere in pace con la propria coscienza. Da lui abbiamo imparato la determinazione, la convinzione e la fiducia nelle proprie idee e nelle proprie capacità, l’amore per il prossimo, l’etica del lavoro, la coerenza e l’integrità morale».

Come era suo padre tra le mura domestiche?

«Per mio padre la famiglia era sacra. Amava i figli e i nipoti in modo incondizionato. In casa era sempre allegro e di buon umore. Aveva uno spiccato senso dell’umorismo ma si parlava anche di storia, politica, ed ecologia. Nel fine settimana ci portava nei musei, in gita a trovare nonni e parenti o a visitare città vicine. Gli piaceva fare il barbecue d’estate e i pancakes a colazione. La domenica andavamo al ristorante invitando spesso anche parenti ed amici. A casa in compagnia amava recitare a memoria lunghi brani della Divina Commedia, dei Sepolcri di Foscolo o le poesie di Leopardi. Gli piaceva cantare nei giorni di festa canzoni siciliane e italiane del repertorio classico. Era un “vulcano” di idee. Anche nei fine settimana leggeva giornali, scriveva sul suo blog e rifletteva sui grandi problemi locali e globali: sociali, economici, ambientali e politici. Già dagli anni Novanta indicava quali erano secondo lui le tre più grandi sfide destinate a segnare il futuro dell’umanità: l’inquinamento del pianeta, le crescenti diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza e la sovrappopolazione. Sosteneva che, senza un’azione determinata, entro trent’anni il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Oggi comprendiamo quanto quella visione fosse lucida e premonitrice».

Nato ad Agira, nel “cuore” della Sicilia bucolica: ne parlavate? Cosa era la “sua” Sicilia per voi?

«Anche noi amiamo la Sicilia e ci sentiamo, in parte, siciliani. Eravamo legatissimi ai nonni paterni, persone affettuose, gioiose e di una saggezza infinita. Grazie a lui abbiamo imparato ad adorare la cucina e la cultura della Sicilia. Ogni estate poi andavamo ad Acicastello per qualche settimana, e papà trovava il tempo per portarci nei suoi luoghi preferiti: Catania, Taormina, Piazza Armerina, Agira e in altre città. La Sicilia era la matrice del suo carattere - radici, disciplina, valori, e senso del dovere, che ha trasmesso ai figli. Non dimenticò mai la Sicilia. Com’è noto, fu il “padre” dell’Etna Valley e ne ha sempre sottolineato le enormi potenzialità di sviluppo».

L’ing. Pistorio mise le fondamenta per far diventare la StMicroelectronics una tra le più grandi major del mondo nel campo della microelettronica. I momenti salienti del suo percorso di manager si riflettevano nella vita domestica? Ci furono mai momenti in cui a casa appariva turbato, inquieto, preoccupato? Parlava in famiglia del suo lavoro?

«Non ho mai visto mio padre turbato o preoccupato per il lavoro. Si allarmava solo se qualcuno in famiglia stava male, come quando mio fratello Carmelo fu ricoverato d’urgenza per peritonite o quando, nel 2005, mia madre fu operata di tumore al pancreas. Per due settimane non la lasciò mai sola in ospedale e per tutto il periodo successivo la seguì con dedizione assoluta. Era fiero dei risultati della St, ma soprattutto della cultura che aveva istaurato, fondata su integrità e responsabilità sociale e ambientale, settori nei quali fu un pioniere indiscusso. Era convinto che la crescita dell’azienda dovesse andare di pari passo con il bene comune. In Italia, Francia, Malta, Marocco e Singapore, ricevette alte onorificenze di Stato per il contributo allo sviluppo industriale locale. Durante la sua guida, St vinse due Environmental Protection Award negli Stati Uniti e l’European Quality Award per il comportamento socialmente responsabile dell’azienda. Negli anni '90 la stampa estera lo classificava tra i primi cinque manager al mondo».

C’è una fondazione che porta il suo nome. Quali sono gli obiettivi e i programmi?

«La Pistorio Foundation (www.pistoriofoundation.org), fondata da mio padre nel 2005, è l’unica fondazione che porta il nome di famiglia. Era un sogno di mio padre, per contribuire in prima persona a contrastare diseguaglianze e ingiustizie, soprattutto quelle che colpiscono donne e bambini. Desiderava partecipare alla definizione dei progetti e assicurarsi che le risorse arrivassero davvero ai beneficiari che ne avevano più bisogno. Ne è stato il Presidente fino al 2025 quando il Consiglio di amministrazione mi ha nominata come suo successore, dopo esserne stata direttrice per venti anni. L’obiettivo è migliorare le condizioni di vita dei bambini più disagiati, con un’attenzione particolare all’istruzione. Il nostro motto è “On the way to school, on the way to life”, vale a dire che la strada della scuola e la strada per la vita è la stessa. Sosteniamo programmi scolastici e interventi legati alla salute e all’alimentazione. In oltre vent’anni, abbiamo consentito a migliaia di bambini di accedere alla scuola e realizzato decine di infrastrutture impattando positivamente su comunità intere. Sicuramente un modo autentico per ricordare mio padre è continuare a sostenere la Pistorio Foundation».