il lutto
Ci lascia a 92 anni la voce e il volto gentile dello sport Rai che intervistò Rivera, Pelé e Maradona
Pilastro di 90° minuto e conduttore di TG2-Sportsera, è morto a Milano lasciando una preziosa eredità nel servizio pubblico
Si è spento a Milano, all’età di 92 anni, Ennio Vitanza, figura simbolo e tra le più versatili del giornalismo sportivo della Rai. Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale del racconto televisivo del calcio in Italia, attraversato da Vitanza in molteplici vesti: inviato a bordo campo, conduttore in studio e, infine, responsabile editoriale. Prima di impugnare microfono e taccuino, Vitanza aveva inseguito il sogno del professionismo.
Nato il 27 luglio 1934 a Postumia (oggi in Slovenia) e cresciuto a Torino, mise in mostra doti notevoli nel settore giovanile del Torino. Un grave infortunio al ginocchio ne troncò però sul nascere la carriera da calciatore, deviandone il destino: la passione rimase intatta, ma si trasformò in vocazione giornalistica, con il campo osservato dalla tribuna stampa.
Il suo ingresso in Rai risale al 1969, dopo il superamento di un concorso pubblico per radiotelecronisti, in piena stagione di crescita dell’informazione sportiva del servizio pubblico. Assegnato al seguito delle squadre lombarde, fu per anni voce e volto degli approfondimenti su Milan, Inter e Atalanta. L’esperienza quotidiana da inviato — tra allenamenti, partite di cartello e momenti di crisi — ne consolidò il metodo, fatto di continuità, accuratezza e rigore, e gli aprì la strada agli incarichi in studio.
Il nome di Vitanza è legato a doppio filo al rito di «90° minuto», il celebre contenitore debuttato il 27 settembre 1970 da un’idea di Maurizio Barendson, Paolo Valenti e Remo Pascucci. In un’epoca precedente alle dirette integrali e al calcio globale, il programma divenne un fenomeno di costume, calamita per milioni di telespettatori in attesa delle sintesi dai campi. All’interno di quella squadra, Vitanza contribuì a un modello di racconto corale in cui chiarezza, sobrietà e precisione nell’illustrare le azioni chiave aiutavano il pubblico a cogliere l’andamento reale dei match.
La sua poliedricità si confermò negli studi della Rai: condusse «Domenica Sprint» e «TG2-Sportsera», unendo al ritmo dell’attualità la capacità di approfondire. Il vertice del percorso redazionale arrivò tra il 1994 e il 1997, quando fu curatore de «La Domenica Sportiva». La DS — il programma più antico della televisione italiana, nato l’11 ottobre 1953 e dal 1994 in capo alla Testata Giornalistica Sportiva — trovò in Vitanza il responsabile della linea editoriale, ruolo distinto dalla semplice conduzione e centrato sul coordinamento di contenuti, servizi e dibattiti. La sua attività superò i confini del campionato: come telecronista e inviato Rai seguì cinque edizioni dei Mondiali (dal 1974 al 1990) e tre Europei (dal 1980 al 1988), oltre a innumerevoli sfide di Serie A e B e agli appuntamenti decisivi delle coppe europee.
Nel corso di una carriera lunghissima intervistò alcuni dei più grandi fuoriclasse della storia, tra cui Gianni Rivera, Diego Armando Maradona e Pelé. Con la sua voce misurata e lo sguardo attento ai dettagli, Ennio Vitanza ha contribuito a educare intere generazioni al linguaggio del calcio in televisione, lasciando un’eredità professionale e culturale che resterà punto di riferimento per il giornalismo sportivo italiano.