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la storia

Il Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen: così il gigante di ghiaccio IceCube ha svelato i neutrini cosmici

Dalla visione del 1988 al chilometro cubo di sensori in Antartide, lo scienziato belga ha aperto le porte a una nuova astronomia d'alta energia

06 Ottobre 2026, 12:33

13:47

Il Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen: così il gigante di ghiaccio IceCube ha svelato i neutrini cosmici

Il Premio Nobel per la Fisica 2026 è stato conferito a Francis Halzen, lo scienziato che ha trasformato i ghiacci dell’Antartide nel più grande osservatorio di particelle del pianeta. Ottantaduenne, nato a Tienen, in Belgio, Halzen è professore ordinario all’Università del Wisconsin–Madison dal 1972 ed è la mente alla guida dei progetti Amanda e IceCube.

La motivazione dell’Accademia svedese celebra una svolta epocale: la rivelazione di neutrini ad altissima energia provenienti dai recessi più remoti e violenti dell’universo, oltre i confini della nostra Galassia. Il percorso accademico di Halzen affonda le radici in Europa. Laureato in Fisica nel 1966 all’Università di Lovanio, ha collaborato con il Cern di Ginevra prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove da oltre mezzo secolo guida la ricerca teorica e sperimentale all’Università del Wisconsin–Madison. In qualità di Principal Investigator delle missioni Amanda e IceCube, ha intrapreso una sfida inizialmente ritenuta irrealizzabile: utilizzare la calotta del Polo Sud per catturare le particelle più elusive del cosmo. Tutto cominciò nel 1988, quando Halzen presentò per la prima volta la sua idea rivoluzionaria. Poiché i neutrini attraversano la Terra e i corpi umani quasi senza interagire, la loro esistenza può essere svelata soltanto quando, in casi rarissimi, uno di essi urta un nucleo atomico.

L’interazione genera un minuscolo lampo di luce, rilevabile da sensori ottici. Per intercettare tali eventi occorreva un mezzo enorme, trasparente e privo di disturbi. Il ghiaccio antartico offriva condizioni ideali: straordinaria limpidezza, sostanziale immunità dai terremoti grazie alla stabilità geologica dell’area e schermatura da molteplici interferenze. Ottenuto il sostegno della comunità scientifica, i primi test con sensori immersi nel ghiaccio furono condotti negli anni successivi, fino al completamento nel 2011 del gigantesco IceCube: un rivelatore che strumenta un intero chilometro cubo di ghiaccio. I neutrini cosmici ad altissima energia sono eccezionalmente rari.

Eppure, l’imponente volume di IceCube ha consentito di individuare in tempi relativamente brevi le prime interazioni ad alta energia e di confermare l’arrivo di particelle da regioni ben oltre i confini del Sistema solare e della Via Lattea. Come ricordato dall’Accademia Nobel, il cosmo ospita “acceleratori di particelle naturali” capaci di scagliare materia con energie fino a un milione di volte superiori a quelle ottenibili nei laboratori terrestri. I neutrini osservati da Halzen con IceCube possiedono un’energia circa 100 volte maggiore di quella delle particelle accelerate nell’Lhc del Cern, la macchina terrestre più potente mai realizzata.

Questa conquista ha dimostrato che è possibile esplorare direttamente gli ambienti cosmici più estremi attraverso i loro messaggeri subatomici. “Francis Halzen ha guidato un team internazionale di ricercatori e ingegneri che ci hanno fornito uno strumento straordinario. La sua tenacia e la sua visione scientifica hanno aperto la strada a un nuovo tipo di astronomia”, ha dichiarato Mark Pearce, presidente del Comitato Nobel per la Fisica. Le osservazioni continue di IceCube stanno producendo dati senza precedenti sugli scenari violenti in cui nascono queste particelle, con la prospettiva di svelare fenomeni cosmici finora ignoti. L’impresa di Halzen ha inoltre impresso un impulso decisivo alla progettazione di telescopi per neutrini ancora più grandi, sia con l’ampliamento delle infrastrutture al Polo Sud, sia con l’installazione di rivelatori negli abissi oceanici. La caccia alle sorgenti dell’universo estremo è ormai entrata nel vivo.