Salmonella nei pomodorini, da Brescia a Gela: perché il lavaggio non basta
Dal focolaio in Valtrompia agli accertamenti sulla ditta siciliana che ha confezionato i pomodorini ciliegia: come un batterio può entrare nel frutto prima che arrivi in cucina
Un pomodorino può essere lavato e conservare comunque il batterio al suo interno. È il punto meno intuitivo di una vicenda che da Brescia riporta lo sguardo in Sicilia, dove ha sede la ditta di Gela che ha confezionato i pomodorini finiti al centro delle verifiche sul focolaio di salmonella in Valtrompia che ha coinvolto circa 120 persone, tra bambini e adulti.
Va detto subito: il collegamento con il focolaio e il punto preciso della contaminazione restano da accertare. Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo per lesioni colpose contro ignoti, con gli accertamenti affidati ai carabinieri del Nas. Il fatto che un lotto sia stato confezionato a Gela non dice dove né quando il prodotto sia stato contaminato. La contaminazione può avvenire in campo, in lavorazione, nel trasporto o in cucina. Per questo l’indagine dovrà ricostruire l’intera filiera, dalla coltivazione alla mensa di Inzino.
Le indicazioni della FDA statunitense e le valutazioni dell’EFSA spiegano perché il risciacquo finale non risolva tutto. Il passaggio più delicato è il lavaggio negli impianti di lavorazione: una vasca con acqua contaminata, soprattutto se riutilizzata senza una gestione adeguata, può trasferire il batterio da alcuni frutti ad altri. Per questo le linee guida insistono sulla qualità dell’acqua, sulla pulizia degli impianti e sul monitoraggio dei trattamenti antimicrobici, la cui efficacia si riduce con l’accumulo di materiale organico. Lavare non equivale necessariamente a decontaminare.
Conta anche la temperatura. Se l’acqua di immersione è più fredda del frutto, può favorire l’ingresso di microrganismi nei tessuti, attraverso lesioni della buccia o la cicatrice del peduncolo. Quando il batterio è all’interno, il lavaggio esterno non lo rimuove.

È una questione che riguarda da vicino la Sicilia, dove l’ortofrutta è un comparto strategico e la qualità e la tracciabilità delle filiere sono un patrimonio da difendere. Proprio la rintracciabilità, che il regolamento europeo impone a ogni operatore, permetterà agli investigatori di seguire il prodotto da fornitori e destinatari fino al lotto sotto esame.
