Attualità
Santa Croce Camerina nel cammino di fratel Biagio Conte
Il racconto di Piero Mandarà tra fede, sofferenza e speranza
Una tappa carica di significato umano e spirituale quella vissuta a Santa Croce Camerina da Fratel Biagio Conte durante uno dei suoi lunghi pellegrinaggi attraverso la Sicilia. A raccontarla è Piero Mandarà in un testo pubblicato sul sito Santa Croce Web, che ripercorre l'incontro tra la comunità santacrocese e il missionario palermitano, divenuto negli anni simbolo di solidarietà, fede e attenzione verso gli ultimi.
Con una croce sulle spalle, il tradizionale saio verde, il capo coperto e il bastone del pellegrino tra le mani, Biagio Conte attraversava l'Isola accompagnato dal compagno di viaggio Enrico. Un'immagine che colpiva chiunque lo incontrasse lungo il cammino: gli occhi azzurri, la barba lunga e curata, il volto segnato dalla fatica ma illuminato da una serenità particolare.
Nel corso del pellegrinaggio, i due fecero tappa a Santa Croce Camerina, dove furono accolti con grande affetto dalla comunità locale. Un'accoglienza che andò ben oltre il semplice ristoro. I cittadini si presero cura delle loro ferite, offrirono un pasto caldo e un luogo dove trascorrere la notte dopo settimane di cammino. Un gesto di solidarietà che Biagio ricordò con gratitudine.
In quei giorni il paese era profondamente segnato dalla tragedia del piccolo Loris Stival. Per questo, prima di riprendere il viaggio, Fratel Biagio sentì il bisogno di fermarsi in preghiera. Insieme ad alcuni cittadini recitò il rosario e impartì una benedizione sia in piazza Vittorio Emanuele sia lungo la strada provinciale Santa Croce-Comiso. «Non potevamo andare via senza prima rivolgere una preghiera al piccolo Loris, una preghiera per lui e per la sua famiglia», spiegò. Fisicamente provato dalla lunga marcia, spiritualmente appariva invece carico di energia e determinazione.
La sua è una storia di radicale cambiamento. Destinato a seguire le orme del padre nel settore dell'edilizia, trascorse parte della sua infanzia in Svizzera, dove la famiglia viveva grazie al lavoro del genitore emigrato. Da giovane si definiva ateo, conduceva una vita agiata, era appassionato di arte, filosofia e scienze, ma avvertiva dentro di sé un profondo senso di vuoto. La svolta arrivò il 5 maggio 1990, quando, dopo aver visto in televisione le immagini di bambini africani colpiti dalla fame, decise di lasciare tutto. Scelse una vita fatta di essenzialità, spiritualità e servizio agli altri. Trascorse nove mesi da eremita in una grotta a Raddusa e successivamente raggiunse Assisi a piedi, seguendo idealmente le orme di San Francesco.
Nel racconto di Mandarà emerge anche un altro aspetto della sua vicenda personale: la grave malattia che, per un periodo, lo aveva costretto su una sedia a rotelle. Una condizione dalla quale, secondo la testimonianza riportata, si sarebbe ripreso dopo un pellegrinaggio a Lourdes, esperienza che rafforzò ulteriormente la sua fede.
Negli anni Fratel Biagio ha dato vita alla Missione Speranza e Carità di Palermo, una realtà nata dal nulla e diventata un punto di riferimento per centinaia di persone in difficoltà. Le strutture della missione accolgono uomini, donne sole e madri con bambini, grazie all'impegno di religiosi, volontari e degli stessi ospiti che contribuiscono alla vita comunitaria.
La figura del missionario palermitano ha inoltre superato i confini della Sicilia grazie anche al cinema. La sua storia è stata infatti raccontata nel film Biagio, diretto dal regista Pasquale Scimeca, opera che ha contribuito a far conoscere a un pubblico ancora più vasto il percorso di un uomo che ha scelto di dedicare la propria esistenza agli ultimi.
Il racconto di Piero Mandarà restituisce così il ricordo di una visita che lasciò un segno profondo nella comunità di Santa Croce Camerina, testimoniando come il passaggio di Fratel Biagio Conte fosse molto più di un semplice pellegrinaggio: un messaggio itinerante di fede, solidarietà e vicinanza verso chi soffre.