Società
"Trattenere e valorizzare i giovani: la lezione di don Bosco per il territorio della provincia di Ragusa"
La riflessione di Francesco Amodeo, presidente a Ispica dell'associazione cattolica intitolata al santo, sui dati che riguardano il rientro dei rappresentanti di questa fascia in Sicilia
I giovani siciliani non sono soltanto quelli che partono. Sono sempre di più anche quelli che scelgono di tornare. Un fenomeno che riguarda da vicino anche il territorio ibleo e che deve spingere la comunità a interrogarsi sul proprio futuro.
Secondo il recente lavoro della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, tra il 2021 e il 2025 sono rientrati in Sicilia 11.908 giovani tra i 18 e i 39 anni, il 52,9% in più rispetto al quinquennio precedente. In provincia di Ragusa i rientri sono passati da 490 a 857, con un incremento del 74,9%.
«È un segnale importante – commenta Francesco Amodeo, presidente dell’Associazione Cattolica Don Bosco di Ispica, realtà parrocchiale della Basilica SS. Annunziata che conta oltre 400 iscritti, in gran parte giovani tra i 18 e i 39 anni – ma non possiamo limitarci a festeggiare chi torna. Nello stesso periodo tanti altri giovani hanno lasciato il territorio ibleo. La vera sfida è creare le condizioni perché un ragazzo possa scegliere liberamente di restare, partire e poi tornare».
Una riflessione che Amodeo vive ogni giorno sul campo e che trova una risposta sorprendentemente attuale nella lezione di San Giovanni Bosco.
I dati sul rientro riportano al centro un tema caro alla tradizione salesiana: il lavoro come strumento di riscatto, dignità e crescita personale.
«San Giovanni Bosco – spiega Amodeo – è stato un anticipatore dei tempi. Nella Torino dell'Ottocento comprese che per dare speranza ai giovani non bastavano le parole: servivano cose concrete. Fu tra i primi a firmare veri contratti di apprendistato per sottrarre i ragazzi allo sfruttamento, a creare laboratori professionali, a trasformarli in 'onesti cittadini' capaci di costruire il proprio futuro. La sua intuizione poggiava su tre pilastri che oggi sono più attuali che mai: formazione e competenze per affrontare il mondo reale, un approccio preventivo per evitare che i giovani siano costretti a fuggire, e una comunità che fa rete per accompagnare i ragazzi verso un lavoro dignitoso».
Oggi, la sfida dello spopolamento in Sicilia richiede esattamente lo stesso approccio preventivo. Non possiamo attendere che i giovani se ne vadano per poi rammaricarci.
«Occorre creare prima le condizioni perché possano scegliere di restare – continua Amodeo –. Per questo l’appello che faccio è quello di mettere a sistema le nostre energie. Penso a una vera rete territoriale per i giovani, capace di unire associazioni, istituzioni, scuole, enti di formazione, imprese, professionisti e realtà del terzo settore. È la traduzione moderna dell’Oratorio di Don Bosco: un ecosistema integrato in cui l’intera comunità si fa carico della crescita dei propri ragazzi, costruendo percorsi condivisi di orientamento, innovazione e imprenditorialità».
«Nessun soggetto, da solo, può affrontare una sfida così grande. Se vogliamo contrastare lo spopolamento e rendere il territorio ibleo più attrattivo, dobbiamo smettere di procedere per compartimenti separati».
E Ispica, secondo Amodeo, può diventare uno dei luoghi da cui partire: «Non dobbiamo chiedere ai giovani semplicemente di restare. Dobbiamo costruire insieme a loro le condizioni perché possano farlo. Celebrare i rientri è importante, ma la vera svolta consiste nel dare fiducia al talento giovanile. Come ci ha insegnato Don Bosco, i giovani non sono una promessa lontana del futuro: sono il presente vivo da cui ripartire per rigenerare Ispica e l’intero territorio ibleo».