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Pachino: Ciccio e Giuseppe storia di un’amicizia nata in ospedale

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Pachino: Ciccio e Giuseppe storia di un'amicizia nata in ospedale

Di Redazione

Un infermiere in servizio all’ospedale di Avola, un prete di una parrocchia pachinese ed alcuni uomini di buona volontà, pronti a spendersi per chi è rimasto ai margini della vita. Sono i protagonisti di una storia che arriva da Pachino.

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Una vicenda all’insegna di un impegno gratuito per migliorare le condizioni di un senzatetto. Una storia che fa ben sperare in tempi di indifferenza diffusa e dove tanti sono pronti a far spallucce e voltarsi dall’altra parte.

La vicenda di Francesco Bonfiglio, un pachinese senza fissa dimora, è emersa nei giorni scorsi dopo alcuni giorni di ricovero dell’uomo all’ospedale “Di Maria” di Avola. Ciccio era arrivato al nosocomio avolese in condizioni precarie. Faceva fatica persino a reggersi in piedi.

A prendersi cura di lui è stato l’infermiere Giuseppe Ansalone che lo ha seguito ininterrottamente, da vero angelo custode. Le condizioni del clochard hanno messo in moto un meccanismo di solidarietà che ha visto tra i più impegnati don Giuseppe Stella, prete della Parrocchia San Giuseppe di Pachino. Un parroco che attua, nella pratica quotidiana, il passo del capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. E don Stella ha fatto proprio questo: impegnarsi per garantire a Francesco un'accoglienza dignitosa, seguendo l’iter che dall’ospedale ha portato Ciccio ad una casa famiglia, una struttura socio-assistenziale del centro abitato pachinese.

In questo meccanismo di solidarietà attiva, un ruolo lo hanno svolto anche i commissari straordinari che da due anni amministrano il Comune, sciolto per infiltrazioni mafiose nel febbraio 2019. I tre rappresentanti dello Stato (Carmelo Musolino, Vincenzo Lo Fermo e Rosanna Mallemi) si sono già occupati del caso di Francesco, attivando gli uffici municipali preposti alla definizione delle procedure necessarie a garantire l’assistenza al soggetto indigente. “Quella di Francesco è una vicenda molto triste, - afferma Francesco Nastasi, tra i pachinesi che si stanno occupando del caso - aggravata dalla scomparsa del padre e da giorni che ha trascorso a dormire persino nei pressi della tomba del genitore.

La prima cosa fatta, trattandosi di garantire i bisogni essenziali, è stato curarlo, fornirgli indumenti nuovi, un tetto e un letto dove dormire. Un grande merito va dato all’infermiere Giuseppe e a padre Stella”. Chi ha seguito la vicenda in questi giorni ha visto Ciccio persino sorridere.

“Quando è tornato all’ospedale e ha incontrato l’infermiere che lo aveva amorevolmente seguito, - prosegue Nastasi – Ciccio è scoppiato in lacrime. Un pianto di felicità davanti a persone che lo vogliono bene nella semplicità. Fortunatamente abbiamo trovato operatori preparati nella struttura dove Ciccio è sistemato.

Persone pazienti che sanno come superare i momenti difficili che inevitabilmente si palesano nella sua quotidianità. Io e qualche altro ci siamo messi a disposizione anche per far passare a Ciccio dei momenti sereni, magari all’aria aperta, ovviamente quando consentito, considerando il periodo attuale, condizionato dalla situazione pandemica”. In un oceano di indolenza, la storia del clochard pachinese si palesa come una goccia d’amore che fa ben sperare.

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