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Origano & Co. a impatto zero nel terreno abbandonato

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Origano & Co. a impatto zero nel terreno abbandonato

Di Carmen Greco


CATANIA - Martino Allegra è un imprenditore contadino. Uno che ha fatto rivivere un terreno abbandonato per coltivarci piante aromatiche autoctone. Due ettari e mezzo in territorio di Pedara (contrada Due Palmenti a 600 metri d’altezza), dominati dal profilo dell’Etna, nei quali origano, maggiorana, rosmarino, crescono in filari ordinati interrotti da alberi d’ulivo. «Il posto è bellissimo, io e l’Etna ci guardiamo ogni giorno...».

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Una scelta chiara, quella di Martino Allegra, 29 anni, senza nonni contadini nell’albero genealogico, senza terreni ereditati da trasformare in business, senza tradizioni di famiglia da recuperare. È uno di quei giovani under 35 che in Italia, secondo il report annuale (2020) di Coldiretti, hanno puntato sull'avvio di una nuova azienda agricola. Infatti, rispetto a 5 anni fa in Italia c'è stato un aumento del 14% di under 35 che hanno scelto questo settore per il loro futuro.

 «In realtà non ci pensavo, l’idea è maturata nel tempo - racconta - dopo la laurea in Agraria, l’unica cosa che avevo era la consapevolezza. Quella di voler mantenere e coltivare la terra in maniera innovativa e sostenibile. In più volevo differenziarmi dalle tante aziende della zona che producono vino o frutta, così ho deciso di dedicarmi alle piante aromatiche che già crescono in questa zona, solo che ho pensato di farlo in maniera ragionata, vale a dire in filari».

Così nel 2018 ha acquistato con l’aiuto della famiglia un terreno abbandonato con un caseggiato in rovina. «Era un vecchio palmento - indica - e su queste terrazze c’era la vigna, ma era tutto completamente in abbandono. Ho ripulito tutto e ho messo a dimora le piante aromatiche, soprattutto origano, la pianta regina della produzione».

Piante di maggiorana

Perché la scelta delle piante aromatiche è presto detto «sono piante robuste, nate qui, non hanno bisogno d’acqua, e crescono a bassissimo input energetico - osserva Allegra - l’unico vero lavoro da fare è liberarle dalle erbe infestanti, un lavoro che si deve fare manualmente, ma per il resto sono piante che, coltivate qui, hanno profumi molto particolari e intensi e qualitativamente danno grandi soddisfazioni».

Il boom della coltivazione di piante aromatiche è, in Italia, un dato di fatto. Secondo l’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) sviluppano un mercato di enorme interesse per l’Italia che produce 25 milioni di chili in oltre 6mila aziende coinvolte e più di 24mila ettari coltivati (con una crescita del 110% in tre anni), che coprono solo il 70% dell’intero fabbisogno nazionale. L’Italia è il 4° Paese nell’Ue per superfici coltivate a piante officinali dopo Polonia, Bulgaria e Francia.

Un quadro molto promettente tant'è che quest'anno è prevista la nascita di un Osservatorio su spezie ed erbe officinali, messo in campo con il supporto tecnico-scientifico proprio dell’Ismea, con l’obiettivo di offrire analisi aggiornate dello scenario economico e strutturale del settore. Assoerbe stima che l'impiego di officinali ammonti a un valore alla fase di ingrosso di circa 115 milioni di euro. I volumi d'impiego potenziali per una produzione italiana ammonterebbero a quasi 18mila tonnellate, pari al 73% del totale.

Numeri che fanno gongolare Allegra. «La mia è un’azienda nata da poco e che solo adesso sta entrando a pieno regime - osserva - ho un paio di rivenditori in zona, ma il mio mercato di riferimento non è la Sicilia, dove in qualsiasi mercatino si vende il mazzetto di origano, ma l’Europa. Oggi non ci si può limitare a zappare la terra, un coltivatore dev’essere anche imprenditore di se stesso e deve anche attuare delle strategie di marketing per far conoscere i propri prodotti».

Le piante d'origano in piena fioritura

Un obiettivo che Martino Allegra vuole conquistare passo dopo passo anche con una presenza sui canali social e partecipazione a fiere del settore, per il momento “congelate” dal covid. «La mia filosofia ha due direttrici - aggiunge - una è coltivare a basso impatto ambientale, l’altra è valorizzare la biodiversità delle piante aromatiche etnee. In questa avventura sicuramente gli studi universitari mi hanno aiutato, poi è l’esperienza che ti insegna quello che devi fare, è tutto un costruire, un divenire. Non si deve mai correre ma stare con i piedi per terra e studiare il proprio futuro».
A parte l’origano, la punta di diamante, sulle terrazze crescono anche alloro, maggiorana, menta rosmarino, santoreggia, salvia, timo, peperoncino.

La raccolta principale (quella dell’origano) s’inizia nel mese di giugno e, a seconda della stagione, può essere anche doppia. Poi le piante vengono essiccate in loco, sotto un tendone ombreggiato realizzato artigianalmente, in seguito vengono “sgranate” e confezionate in un laboratorio a Bronte. «Ma l’idea - anticipa Allegra - è fare tutto qui, non appena sarà possibile ristrutturare il caseggiato. Sono sempre più convinto di aver intrapreso la strada giusta. Spero di crescere di lanciare altri prodotti, di farmi conoscere all’estero, io certamente lavorerò con tutte le mie forze affinché questo mio sogno si possa realizzare».

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